martes, abril 14, 2026

 Napoli dopo Pasqua 

Vedi Napoli e poi...muori. Il detto popolare non sbaglia mai: torno a Napoli dopo 2 anni, per fare una lezione sul Quijote agli studenti del secondo anno. Proprio per questo, la collega mi prega di farla in italiano e il mio cervello ci mette un po' prima di ingranare la marcia e permettermi di spiegare i concetti nella lingua materna. Ormai lo spagnolo mi è penetrato negli strati più profondi della memoria e della coscienza e mi risulta davvero difficile non fare errori, anche madornali ("finalmente" in spagnolo non ha lo stesso significato del "finalmente" italiano; l' "infine", italiano, non coincide affatto - o non sempre - con l' "en fin" spagnolo).

Napoli è calda, caotica e trafficata, dopo Pasqua, ma non si è svuotata, nemmeno dopo Pasquetta. Quantità enormi di mandrie di turisti, file ovunque, da Piazza Garibaldi la fiumana è davvero incredibile e ricorda Roma durante il Giubileo, il Corso Umberto I è stracolmo, così come i bar, le pizzerie, le gelaterie...nel mentre mi auguro che il turismo di massa non sfiguri il volto ancestrale di questa città, non la trasformi in un luna-park, non la obblighi a cambiare la sua essenza...

Prima di andare a pranzo e poi a lezione faccio in tempo a riabbracciare Carla: l'ultima volta, la mia "interlocutrice necessaria" mi è venuta a trovare in Spagna; oggi siamo nella città in cui è nata e da cui si è trasferita sin da subito, il padre medico di un certo successo si sposta in Irpinia quando Carla è ancora una bambina di 3 anni.

Parliamo di noi, della nostra passione per i libri, di come sta cambiando il mondo, delle nostre rispettive insonnie: io a seguire RaiNews24 per verificare che Trump non metta davvero in pratica il suo piano di distruzione totale dell'Iran; Carla a leggere l'epistolario tra Gabriel García Márquez, Mario Vargas Llosa, Julio Cortázar e Carlos Fuentes (titolo: Il boom latinoamericano. Lettere 1955-1975, Mondadori, 2026). Poi proviamo a definire Napoli e la napoletanità: è Sal da Vinci? È De Martino? È Maradona? È tutto questo turismo che segue i social e si accorge dei Quartieri Spagnoli grazie a instagram?

E Anna Maria Ortese? E Pino Daniele? E Massimo Troisi? E Eduardo De Filippo? Non sono piuttosto loro i veri simboli della "napoletanità"?

Prima di pranzo, Carla decide di tornare a casa (ha 80 anni e cammina ancora con una certa velocità, ma preferisce mangiare a casa sua). Ritrovo Giusy, che mi fa da Virgilio nell'esplorare il centro storico, nei vicoli in cui è nata e cresciuta (qui al Cinema Astra ci venivo da ragazzina; lì, in quel palazzone, c'era la mia scuola media; lì il liceo); Alessandra e Francesca mi indirizzano verso uno dei migliori ristoranti di pesce a prezzo onesto; Germana mi spiega come sono i suoi alunni; Flavia mi fa entrare nel suo ufficio e mi permette di riabbracciare e rivedere anche Assunta, diventata madre da poco, con una bimba in braccio che ha le guancie enormi, le occupano tutto lo spazio della faccia; e poi Ida, che viene dalla Calabria, e Salvatore, e uno ha la sensazione di essere tra amici, in mezzo a vecchie conoscenze, come se il tempo non fosse mai passato (e invece il tempo passa, Flavia mi racconta del suo malessere, della voglia di lottare, mi fa emozionare fin quasi alle lacrime; bisogna sempre andare avanti...è vero...).

Il giorno dopo Giusy m'invita a cena: Davide è un cuoco provetto; mangiamo benissimo, la mozzarella di bufala è strepitosa, così come i carciofi, la pasta e fagioli, il vino Aglianico...e la Falanghina fresca. Il giorno dopo ancora è Laura a farmi scoprire le prelibatezze di Mimì alla ferrovia: anche tra di noi l'intesa è sempre la stessa, sembra che non ci vediamo da ieri e sono passati mesi, anche troppi! Mi aggiorna sulla sua crisi con l'ex, il tentativo di riprovarci con un nuovo fidanzato (ma non hanno ancora fatto il passo, non se la sentono ancora di andare a convivere, di stare nella stessa casa, di occupare lo stesso spazio), le confido anch'io alcune delle mie crisi, d'ispirazione, sentimentali, sul lavoro...

Il bus che mi riporta in Abruzzo è stracolmo: gli italiani sono silenziosi sui bus; ognuno pensa ai fatti suoi, pochi si mettono a guardare dal finestrino la bellezza decadente di Napoli. I suoi colori. Il Vesuvio. Il suo cielo che ha un colore speciale, le sue stradine piene di buche, i panni appesi, le signore con le buste della spesa, le statue e statuette di Maradona ad ogni angolo, i Padre Pio e i presepi in anticipo sul Natale, la Napoli sotterranea che visitai in un'altra vita, quando vivevo a Firenze con Alyssa. Chissà quando torneremo a Napulè...

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