La ricreazione è finita (2023) di Dario Ferrari
Si può raccontare uno dei momenti più bui della Storia d'Italia come gli "Anni di piombo" con ironia? E, al contempo, si può fare la satira del mondo accademico senza scadere nel "panflet"? La risposta ad entrambe la domande è sì, se si legge il premiato (e forse troppo lungo) romanzo di Dario Ferrari, La ricreazione è finita (di 2 anni fa).
Spassosa la fenomenologia di come scrivere un buon articolo: (p. 66): "L'articolo è una trascurabile appendice delle sue note: solo gli sprovveduti credono il contrario" e questo perché (come sa chi fa questo mestiere e come sa chi ignora che "è così che va il mondo accademico"): (p. 64): "Nelle note si tessono le trame politiche, ovvero si inserisce il proprio scritto nella complessa rete della geopolitica accademica" (per non parlare del ritratto del "barone perfetto" o dell'eterno aspirante a un posto fisso tramite concorso).
Meno spassosa e certamente interessante la rappresentazione della mentalità e della psicologia dei potenziali terroristi anti-Stato e anti-fascisti, come a p. 330, dove uno dei giovani ribelli spiega "more geometrico" come si fa (o dovrebbe farsi) la rivoluzione: "Il sogno, se non lo nutri, si rattrappisce. E per nutrire il sogno c'è bisogno di farne una cosa. Bisogna reificarlo. Se non ci si assume la responsabilità della violenza, se non si accetta la possibilità di avere le mani sporche di sangue, il sogno è solo utopismo sterile, velleitarismo infantile".
Ecco: sono brani come questi che avvicinano il lettore del XXI secolo all'Italia degli anni 70. E a quegli ambienti giovanili (e, a volte, giovanilistici) in cui sono nate le Brigate Rosse o i gruppi extra-parlamentari che hanno creduto davvero in un ribaltamento delle prospettive, in un mondo migliore e in una lotta senza quartiere allo Stato ingiusto o che, in nome di una determinata politica, tende a schiacciare chi non ha voce, chi non si sente rappresentato, chi si vede continuamente umiliato dai meccanismi della politica e di chi comanda.
Curiosità (o coincidenze) della vita: Marcello, il dottorando per caso che dovrà svolgere le sue ricerche sull'ex-terrorista rosso e scrittore Tito Sella, si ritrova a vincere una borsa di studio presso l'Università di Pisa. Anch'io frequentai quell'Università, in un'altra vita, e non posso non ricordare Francesco Orlando e gli aneddoti che ci raccontava (con il suo stile elegante e la sua ironia sottile) attorno ai brigadisti che pullulavano in città, tra sospetti e leggende urbante, tra pettegolezzi e spiate alla polizia.
Può una valigia di esplosivo finire in una biblioteca come quella della Normale? Forse sì, all'epoca sì. La ricreazione finì come sanno tutti. Aldo Moro e ciò che seguì a quell'esecuzione è Storia Contemporanea della Repubblica d'Italia. Merito di Dario Ferrari e del suo alter-ego un po' disilluso e un po' cinico è quello di ri-avvicinarci a quella Storia che ancora ci riguarda. Da molto vicino.
No hay comentarios:
Publicar un comentario