martes, mayo 19, 2026

 Memorie di Adriano e vita vissuta


Domani dovrò andare dal dottore per un'ecografia importante. Da quell'ecografia (l'appuntamento è alle 9:15, orario molto "spagnolo"), dipenderà forse il resto della mia vita. Nel frattempo, nel pomeriggio, sempre domani, 20 maggio del 2026, dovrò collegarmi con un'Università di Città del Messico per approntare una prima revisione di un libro monografico sulle "scritture dell'io" che uscirà entro questo autunno. E subito dopo, alle 18:00, dovrò essere già pronto per una tavola rotonda su Memorie di Adriano (1951), il capolavoro di Marguerite Yourcenar.

Se tutto andrà bene, domani parlerò di "potere", "amore" e "morte" con un filosofo di un'Università amica e una dottoressa esperta di "cure palliative", ovvero, di quel tipo di cure che si applicano a pazienti terminali, persone che hanno una malattia incurabile e irreversibile.

È davvero strano vedere come la letteratura si unisce alla vita, come la vita imita la letteratura, come letteratura e vita vanno a braccetto. Leggo le prime 15 pagine del romanzo della Yourcenar e penso a quante verità descrive in queste prime pagine meravigliose l'Imperatore Adriano, intento a fare un sunto della sua vita per uso e consumo di colui che sarà il suo erede, Marco Aurelio, l'autore delle Meditazioni.

C'è un brano che mi colpisce: Adriano parla del sonno e della sua malattia d'insonnia. Si domanda che strana legge divina faccia in modo che ci risulti impossibile portarci dietro segni, tracce delle cose che sogniamo nel pieno della realtà empirica. E sempre in questo brano Adriano dice che nei sogni ci è concesso di parlare con i morti, con coloro che conoscemmo in vita e che, ora, non ci sono più.

È successo anche a me: ho sognato di ritrovare mio nonno, morto di Alzheimer, e di parlare con due scrittori morti da anni, ormai, Juan Benet e Javier Marías (il primo deceduto il 5 gennaio del 1993 e il secondo l'11 settembre del 2022). E poi ci sono le riflessioni sul tempo, sulla memoria, sull'amore come Eros che ci travolge, sul sesso come massima espressione della nostra natura selvaggia, sul potere come condanna (ma Adriano lo sa bene: per il suo medico curante il suo è un corpo qualunque, un ammasso di tendini, nervi, pelle e organi come quelli di qualsiasi altro essere umano; la corona non fa la differenza, in certi frangenti).

E allora penso a quanto il risultato dell'ecografia influenzerà la mia giornata, a come saprò affrontarla se l'esito è negativo (o a come saprò goderne se l'esito è positivo).

Non ho mai parlato di letteratura con un filosofo e un'esperta in cure palliative; men che meno ho mai parlato prima di letteratura in un teatro (uno dei più belli e famosi della città del Sud del Sud della Spagna in cui vivo). Mi faccio l'inboccaalupo da solo e vado avanti, prendo appunti e provo a distrarmi, conscio - come Adriano - che la vita è davvero effimera e che non c'è modo di evitare il male e che la felicità è davvero un capolavoro che dura poco e che sorge dall'incrocio di fattori davvero aleatori e delicatissimi. Domani è un altro giorno...

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