La morte e la piscina
C'è una piscina nel percorso che faccio quasi tutti i giorni da casa all'Università in bici. Una piscina in un paesino in mezzo al nulla e acconto a un vecchio mulino ad acqua che ancora funziona e fa ancora il suo effetto in mezzo alla Natura selvaggia del luogo.
Ogni anno la piscina viene rimessa a nuovo, pulita e predisposta per l'alta stagione, quando - si suppone - i vicini la sfrutteranno per farsi il bagno e cercare di contrastare il caldo afoso di queste latitudini. Anche quest'anno ho visto uomini all'opera, chi intento a ripulirla dai rami secchi e le foglie finite sul fondo, chi intento a ridipingerlo, quel fondo così azzurro e così bianco. L'altra mattina avevo intravisto anche un signore di una certa età, vestito come quasi tutti i pensionati che si dedicano all'agricoltura e all'orticello: camicia bianca, jeans strappati e scarpacce da coltivatore diretto piene di fango.
Stamattina, passando davanti al solito posto, m'imbatto in una quantità anormale di abitanti della zona, la "Guardia Civil" e due macchine dalla polizia, con, in più, un'autombulanza parcheggiata all'interno dello spiazzo in cui si trova la piscina. Dalla stessa fuoriesce una scala di metallo molto lunga e da lì s'inerpica uno degli infermieri o dei poliziotti. So che non dovrei continuare a guardare, continuo a pedalare, certo, ma - ahimè - gli occhi mi vanno verso la barella, sotto la barella un corpo, quello dell'anziano intravisto ieri o l'altroieri, il contadino ora cadavere o quello sembra a questa distanza, come corpo morto cade. A terra. Solo. In attesa di essere caricato sulla barella. Un altro infermiere o dottore sta distendendo il lenzuolo bianco per coprirlo.
È una visione che dura pochi secondi e però mi lascia a bocca aperta e con un senso di nausea e di angoscia che non mi abbandonerà nel corso dell'intera mattinata di lavoro. Appena arrivo, cercherò se c'è già la notizia sul giornale. Appena arrivo, accendo il computer e cerco il morto. Ma perché mai - mi domando subito dopo - dovrebbe fare "notizia" l'infarto di un anziano che lavora a una piscina o mentre sta facendo migliorie a una piscina pubblica? Quanti anziani muoiono in questi giorni affogati a mare o in piscina, quanti per un infarto o un ictus, quanti per l'ondata di calore?
Eppure: l'ho visto, io ho visto quel corpo senza vita, disteso sul bordo della piscina, di quella piscina in cui anche quest'estate andranno a farsi il bagno bambini, giovani e mamme del paese. Molti di loro non sospetterà nemmeno lontanamente che in quella stessa piscina è morto un uomo. Sulla settantina o forse sull'ottantina. Non so come si chiama né forse lo saprò mai (a meno che non venga fuori la notizia sui giornali e spesso i giornalisti omettono il nome della vittima, lasciando solo le iniziali). Quell'uomo è morto, mentre all'Università si continua a lavorare, tutti fanno il loro dovere, la vita va avanti, perfino per quel cavallo che pascola in un recinto accanto alla mia Facoltà e che sono solito salutare dalla bici "Buongiorno, cavallo!" e lui mi guarda, a volte, e chissà che penserà di me, di quest'umano che va a lavoro su due ruote e pedala e pedala e suda sotto il sole cocente.
No hay comentarios:
Publicar un comentario