Incubi
Questa notte (cioè quella dell'8 gennaio) ho avuto un incubo davvero inquietante: ho sognato una delle mie "cape". Eravamo all'Università o forse all'estero, in qualche sede ufficiale esterna, e la mia "capa" non faceva altro che ingozzarsi (di cibo spazzatura, di hambuger del McDonald, di gomme da masticare e caramelle). Io provavo ad avvicinarmi per parlarle, per spiegarle, per chiederle qualcosa d'importante del nostro lavoro e lei mi guardava con aria imbarazzata, come a dire: "Mi dispiace, ora non posso". Oppure: "Ma non vedi che mi sto facendo una bella scorpacciata?".
Poi, ad un certo punto, va via la luce, un black-out generale come quello che è avvenuto davvero in Spagna e parte del Portogallo e della Francia del Sud. Tutto nero: buio assoluto. Ed è proprio mentre tutti cerchiamo di capire cosa è successo che la mia "capa" smette di mangiare e, sempre con un certo imbarazzo o fastidio o senso di colpa, mi si avvicina e...mi bacia. Un bacio con la "capa"! Ma che senso ha?!?
Stasera ho guardato un film horror spagnolo intitolato Musarañas: non ricordavo che la parola significasse "toporagno" (che razza di "topo" è il "toporagno"?). Una giovane donna che accudisce in maniera alquanto asfissiante una sorella più piccola e più bella di lei soffre di agorafobia. Non può letteralmente uscire di casa perché solo affacciarsi alla porta le provoca nausee e vomito. Finché non arriva in casa il vicino di sopra, un giovane prestante, di cui la giovane donna malata inizia ad innamorarsi. Ecco, da questo momento, anche la sorella più piccola se ne invaghisce e da qui cominciano i guai, la trama (un po' troppo inverosimile) prende strade alternative molto "horror", fino a che non si arriva allo "splatter" più grottesco ed esplicito. In quella casa scoppia la catastrofe.
E mi domando: perché ho scelto proprio questo film dopo questo incubo assurdo e surrealista su una delle mie "cape"? Non mi provocherà ulteriori incubi anche stanotte?
Domande senza risposta. Mentre Silenzio. Le sette vite di Diana Karenne (Torino, Einaudi, 2024) di Melania Mazzucco mi guarda da una delle sezioni più intasate della libreria come se mi volesse invitare ad aprirlo (ci sono foto all'interno; lo leggerò di sicuro anche solo per questo), mi appresto a spegnere la luce e ad inoltrarmi nella zona d'ombra della notte fonda, speranzoso di finire tra le braccia di Morfeo, senza troppi incubi o sogni strambi.
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