jueves, enero 15, 2026

 The New Pope


Immaginate cosa succederebbe se i cardinali del Vaticano nominassero un papa debole, una figura di secondo piano da poter manipolare a proprio comodo, e che questo nuove papa fosse un francescano convinto, uno di di quelli che vive lo spirito del frate d'Assisi fino alle sue più estreme conseguenze. E che questo papa aprisse letteralmente le porte del Vaticano ai poveri e i diseredati della Terra, ai morti di fame che dormono per strada, ai barboni di Roma e del mondo intero, e decidesse di bloccare i conti correnti di tutti i cardinali e di promuovere l'austerità in tutte le più alte sfere dell'istituzione cristiana (un'istituzione che dura da secoli e che gode del lusso e dei privilegi di altre istituzioni di tipo politico).

Ecco, immaginatevi tutto questo: cosa succederebbe se davvero venisse nominato un Francesco II, sorta di gemello speculare di quel Francesco I che tutti abbiamo conosciuto (uno dei Papi più progressisti degli ultimi secoli, secondo alcuni, e proprio per questo non tanto ammirato né amato dalla parte più conservatrice della Chiesa). Che fine farebbe?


Paolo Sorrentino se lo domanda o lo immagina nella seconda puntata della seconda stagione di The Young Pope, ora intitolata The New Pope. Come sempre grandioso nella messa in scena, nella fotografia, nei movimenti di macchina (con quei lunghi piani sequenza che sembrano davvero godere della possibilità di spaziare dentro gli spazi immensi di un Vaticano ricostruito interamente in studio), con attori del calibro di Silvio Orlando, Jude Law (il papa finito in coma) e, soprattutto, John Malcovich (nominato papa subito dopo la morte misteriosa del papa francescano), Sorrentino si diverte a narrare gli scontri e le malefatte, i dissidi interni e i giochi di potere di una Chiesa il cui rappresentante sulla Terra sembra essere più fragile e peccatore di qualunque altro povero cristo senza fede o con una fede incerta.

A Sorrentino interessa da sempre il potere e le sue dinamiche: pensiamo al Giulio Andreotti de Il divo (2008), al Silvio Berlusconi di Loro (2018), alle comparse che circondano lo scrittore fallito Jep Gambardella ne La grande bellezza (2013) e al Presidente della Repubblica Italiana de La grazia (2025) (film che non ho ancora visto e che non vedo l'ora di vedere nell'unica sala in cui proiettano in lingua originale nella città del Sud del Sud della Spagna in cui vivo).

The New Pope è l'ennesimo tassello di questo ragionamento attorno al potere che Sorrentino va elaborando nel corso degli anni, senza mai stancarsi di sottolineare le ambiguità tipiche di chi lo esercita o lo patisce; sempre cosciente dei mezzi potenti del cinema; con una macchina da presa che danza attorno a personaggi che parlano come i protagonisti di romanzi del Novecento o anche dell'Ottocento. 



E che spasso i cammei di Sharone Stone e di Marilyn Manson, nel ruolo di se stessi, quando arrivano a San Pietro per compiacere il "nuovo papa", John Brannox, appassionato di entrambi! Sorrentino allo stato puro.

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