domingo, enero 18, 2026

 Ipotesi di lavoro

Oggi io e la mia compagna di avventure abbiamo discusso o ci siamo leggermente accapigliati sul tema del femminismo. Io difendevo l'idea che Virginia Woolf non avesse capito l'Ulisse o, almeno, non ne avesse apprezzato lo stile sperimentale (lei che ha sperimentato tantissimo) né il ritratto a 360 gradi di una donna vulcanica e passionale come Molly Bloom (non ricordo in che articolo o saggio accusa Joyce di essere pornografico o fin troppo esplicito quando racconta l'inimità dei suoi personaggi); lei difendeva il fatto che Virginia Woolf fosse riuscita a penetrare molto più a fondo di Joyce nella mente dei personaggi, anche di quelli maschili o che si trasformano nel nome di un'ermafroditismo davvero originale (pensiamo a Orlando, del 1928 - ma anche Flush non scherza, non avevo mai letto prima la biografia di un cane; lo scrive nel 1933, a 10 anni dall'apparizione dell'Ulisse joyciano).

Poi, tornando a casa, mi sono ricordato delle lettere d'amore che Virgiani Woolf scrisse a Vita Sackeville-West. Ne lessi qualcuna in inglese, quando ero studente di Lingue e Letterature Straniere alla "Sapienza" ed ebbi l'enorme, immensa fortuna d'imbattermi in maestri e anglisti di fama internazionale come Nadia Fusini o Piero Boitani (se oggi ho letto Shakespeare in versione originale lo debbo a lui, oltre a tante altre cose che non sto qui ad enumerare, perché sono davvero tante).




E subito dopo mi è venuta alla memoria la lunga trafila di lettere che James Joyce inviò a Nora Barnacle quando s'innamorarono e decisero che non si sarebbero mai più lasciati (e, di fatto, non si lasciarno mai, nemmeno quando Joyce si ubriacava come un alcolizzato e lo buttavano fuori dai pub delle varie città in cui vissero, Parigi, Trieste o Zurigo, e la coppia non sapeva come sbarcare il lunario, perché Joyce non guadagnava molto e i lavoretti che faceva per portare il pane a casa non erano molto remunerativi, se così possiamo dire...).

Scopro solo ora che nel 2024 è uscita una traduzione in italiano di quell'epistolario molto "hot" (un amico spagnolo scrittore mi ha raccontato che alcune lettere lo hanno fatto addirittura arrossire).

Ed allora ecco che mi si accende la lampadina e mi sovvien l'idea per uno studio di teoria della letteratura e di letterature comparate: cosa potrebbe venir fuori dall'analisi contrastiva dei due epistolari amorosi, quello di Virginia in omaggio a Vita e quello di James in onore di Nora? Che voce? Che immagine dei due sessi? Che guerra dei sessi tra polo femminile e polo maschile, tra omo- ed etero-sessualità? Quanta distanza tra i due nell'uso del proprio stile, tra stream of counsciouness e interior monologue? Che visione del mondo e dei rapporti sentimentali?

Appunti per un'ipotesi di lavoro del futuro...


jueves, enero 15, 2026

 The New Pope


Immaginate cosa succederebbe se i cardinali del Vaticano nominassero un papa debole, una figura di secondo piano da poter manipolare a proprio comodo, e che questo nuove papa fosse un francescano convinto, uno di di quelli che vive lo spirito del frate d'Assisi fino alle sue più estreme conseguenze. E che questo papa aprisse letteralmente le porte del Vaticano ai poveri e i diseredati della Terra, ai morti di fame che dormono per strada, ai barboni di Roma e del mondo intero, e decidesse di bloccare i conti correnti di tutti i cardinali e di promuovere l'austerità in tutte le più alte sfere dell'istituzione cristiana (un'istituzione che dura da secoli e che gode del lusso e dei privilegi di altre istituzioni di tipo politico).

Ecco, immaginatevi tutto questo: cosa succederebbe se davvero venisse nominato un Francesco II, sorta di gemello speculare di quel Francesco I che tutti abbiamo conosciuto (uno dei Papi più progressisti degli ultimi secoli, secondo alcuni, e proprio per questo non tanto ammirato né amato dalla parte più conservatrice della Chiesa). Che fine farebbe?


Paolo Sorrentino se lo domanda o lo immagina nella seconda puntata della seconda stagione di The Young Pope, ora intitolata The New Pope. Come sempre grandioso nella messa in scena, nella fotografia, nei movimenti di macchina (con quei lunghi piani sequenza che sembrano davvero godere della possibilità di spaziare dentro gli spazi immensi di un Vaticano ricostruito interamente in studio), con attori del calibro di Silvio Orlando, Jude Law (il papa finito in coma) e, soprattutto, John Malcovich (nominato papa subito dopo la morte misteriosa del papa francescano), Sorrentino si diverte a narrare gli scontri e le malefatte, i dissidi interni e i giochi di potere di una Chiesa il cui rappresentante sulla Terra sembra essere più fragile e peccatore di qualunque altro povero cristo senza fede o con una fede incerta.

A Sorrentino interessa da sempre il potere e le sue dinamiche: pensiamo al Giulio Andreotti de Il divo (2008), al Silvio Berlusconi di Loro (2018), alle comparse che circondano lo scrittore fallito Jep Gambardella ne La grande bellezza (2013) e al Presidente della Repubblica Italiana de La grazia (2025) (film che non ho ancora visto e che non vedo l'ora di vedere nell'unica sala in cui proiettano in lingua originale nella città del Sud del Sud della Spagna in cui vivo).

The New Pope è l'ennesimo tassello di questo ragionamento attorno al potere che Sorrentino va elaborando nel corso degli anni, senza mai stancarsi di sottolineare le ambiguità tipiche di chi lo esercita o lo patisce; sempre cosciente dei mezzi potenti del cinema; con una macchina da presa che danza attorno a personaggi che parlano come i protagonisti di romanzi del Novecento o anche dell'Ottocento. 



E che spasso i cammei di Sharone Stone e di Marilyn Manson, nel ruolo di se stessi, quando arrivano a San Pietro per compiacere il "nuovo papa", John Brannox, appassionato di entrambi! Sorrentino allo stato puro.

domingo, enero 11, 2026

 Le domeniche infinite

La domenica (come sa bene chi ha letto o legge questo "diario di bordo") è sempre un giorno un po' complicato da vivere (a cui sopravvivere). Quella di oggi ne è un esempio preclaro, calzante e perfetto. Dopo aver comprato 2 giornali, non sono riuiscito a sfogliarne nemmeno una pagina (di nessuno dei due). La prole vuole andare a fare un giro in bici lungofiume. Ci andiamo. Odio andarci quando ci sono così tante persone che s'improvvisano sportivi, quando corrono tutti, si creano le file, passa prima il pedone o la bici o il monopattino? Chi ha la precedenza? Quanto ingombro! 

E poi la famiglia politica che viene a pranzo: risate che non ti riguardano; pettegolezzi di gente che nemmeno conosci; scontri su Trump e Maduro, la posizione di Sánchez e quella dell'estrema destra spagnola; la Meloni che fa? Mai parlare di politica a tavola. E poi un'altra coppia, colleghi di un'altra Università, che dopo aver bevuto un po' di limoncello si mettono a parlare male della IA (o AI), l'Intellingenza Artificiale e il suo impatto sulle menti dei più giovani...dove andremo a finire? Si perderà per sempre l'uso del muscolo della memoria?

E poi la lavastoviglie da caricare e la lavatrice da svuotare, i compiti per casa, i compiti che implica la gestione quotidiana d'una casa, la voglia d'isolamento, di rivedere Fuga da Alcatraz di Don Siegel, un regista importante, un regista di quelli che sanno muovere la cinepresa e valorizzare i primi piani sul volto duro di uno come Clint Eastwood. 

A uno verrebbe quasi da dire: "Meno male che è quasi finita, meno male che domani è lunedì, si torna al lavoro, finalmente, per fortuna, basta domeniche...".

viernes, enero 09, 2026

 Incubi

Questa notte (cioè quella dell'8 gennaio) ho avuto un incubo davvero inquietante: ho sognato una delle mie "cape". Eravamo all'Università o forse all'estero, in qualche sede ufficiale esterna, e la mia "capa" non faceva altro che ingozzarsi (di cibo spazzatura, di hambuger del McDonald, di gomme da masticare e caramelle). Io provavo ad avvicinarmi per parlarle, per spiegarle, per chiederle qualcosa d'importante del nostro lavoro e lei mi guardava con aria imbarazzata, come a dire: "Mi dispiace, ora non posso". Oppure: "Ma non vedi che mi sto facendo una bella scorpacciata?". 

Poi, ad un certo punto, va via la luce, un black-out generale come quello che è avvenuto davvero in Spagna e parte del Portogallo e della Francia del Sud. Tutto nero: buio assoluto. Ed è proprio mentre tutti cerchiamo di capire cosa è successo che la mia "capa" smette di mangiare e, sempre con un certo imbarazzo o fastidio o senso di colpa, mi si avvicina e...mi bacia. Un bacio con la "capa"! Ma che senso ha?!?

Stasera ho guardato un film horror spagnolo intitolato Musarañas: non ricordavo che la parola significasse "toporagno" (che razza di "topo" è il "toporagno"?). Una giovane donna che accudisce in maniera alquanto asfissiante una sorella più piccola e più bella di lei soffre di agorafobia. Non può letteralmente uscire di casa perché solo affacciarsi alla porta le provoca nausee e vomito. Finché non arriva in casa il vicino di sopra, un giovane prestante, di cui la giovane donna malata inizia ad innamorarsi. Ecco, da questo momento, anche la sorella più piccola se ne invaghisce e da qui cominciano i guai, la trama (un po' troppo inverosimile) prende strade alternative molto "horror", fino a che non si arriva allo "splatter" più grottesco ed esplicito. In quella casa scoppia la catastrofe. 

E mi domando: perché ho scelto proprio questo film dopo questo incubo assurdo e surrealista su una delle mie "cape"? Non mi provocherà ulteriori incubi anche stanotte? 

Domande senza risposta. Mentre Silenzio. Le sette vite di Diana Karenne (Torino, Einaudi, 2024) di Melania Mazzucco mi guarda da una delle sezioni più intasate della libreria come se mi volesse invitare ad aprirlo (ci sono foto all'interno; lo leggerò di sicuro anche solo per questo), mi appresto a spegnere la luce e ad inoltrarmi nella zona d'ombra della notte fonda, speranzoso di finire tra le braccia di Morfeo, senza troppi incubi o sogni strambi.

martes, enero 06, 2026

 I Re Magi (e la Befana)

Qui in Spagna i bambini non aspettano la Befana (che vien di notte con le scarpe tutte rotte), bensì i Re Magi. Per rinfrancare i cammelli, si lascia loro un secchiello con l'acqua; per le loro Maestà, invece, si piazza un bicchiere di latte (con qualche biscotto) sul tavolo della cucina o del salone o nei pressi dell'albero di Natale. 

Sono ormai più di 10 anni che vivo in Spagna e ancora non mi abituo a quest'altra tradizione (molto più ortodossa e cattolica della nostra: che c'entra la Befana con la buona novella della venuta sulla Terra del Bambino Gesù? Che ci azzecca una specie di vecchia strega, brutta e che vola su una scopa di notte per distribuire doni o carbone ai bambini bravi e a quelli che son stati cattivi?).

Perfino i TG sono pieni di servizi sui Re Magi: una bimba chiede: "Ma come mai sono anche a Madrid? E come mai anche a Barcellona?" (risposta: "Hanno il dono dell'ubiquità" o "Sono veloci a volare da una città all'altra"). Domanda: "E chi li aiuta a distribuire tutti i regali?". Risposta: "I paggi" (altro che elfi).

Una strana malinconia fa da contraltare alle grida di gioia dei più piccoli: le strade sembrano campi di battaglia, i ristoranti sono (ancora!) pieni; ci si ferma al cinese, oggi qualcuno ha voglia di sushi (e di involtini primavera e di risotto alla cantonese e di pollo alle mandorle).

M'imbatto in una collega dell'Università: "Domani si ricomincia, eh?!" col sorriso triste sulle labbra. Vorrei non pensare. E invece, il cervello si attiva subito: quante ore di lezioni, quanti congressi, quante presentazioni di libri, quanti viaggi, quanti esami, quanti alunni da esaminare, quanti articoli da consegnare, quanti libri ancora da scrivere... Sarà il 2026 l'anno buono? Quello giusto?

All'uscita dal cinese un'aria gelida: sulle montagne intorno nevica. Qualcuno dice che bisogna munirsi di catene per la macchina. Incredibile percepire certe temperature polari a pochi passi dal mare. Uno stormo d'uccelli improvvisa una danza nel cielo grigio. Odore di camini accesi. Tra un po' si smonta: via alberi e decorazioni, addio, al prossimo anno, chissà...

domingo, enero 04, 2026

 Ieri, 3 gennaio del 2026



Ieri, sabato 3 gennaio del 2026 appena iniziato, è successa una cosa davvero strana e che (mi) fa riflettere (molto). Mentre noi eravamo riuniti a un gruppo di scrittori, poeti, critici cinematografici, giornalisti ed editori; mentre eravamo tutti intenti (e allegri) a festeggiare le feste in nome della cucina italiana e con tre diversi primi piatti (carbonara, pasta salmone e panna e, per chiudere in bellezza, risotto ai funghi); mentre noi tutti, persone adulte e appassionate di letteratura, stavamo leggendo poesie di García Lorca, omaggiando Natalia Ginzburg (che passò 3 anni di confino in Abruzzo e io non lo sapevo) o ricordando Nuccio Ordine (ammirato e compianto) e George Steiner (di cui Nuccio fu grande amico); mentre c'era addirittura una filosofa che ci spiegava l'importanza di tornare a leggere Hannah Arendt, ex-allieva ed ex-amante di Heidegger, proprio in quest'epoca in cui c'è sempre più bisogno di aprire gli occhi e di ascoltare anche il punto di vista femminile sui dilemmi massimi dell'esistenza, ecco, mentre accadevano tutte queste cose (e c'era perfino un fisico quantistico che omaggiava l'Italia e la musica nostra cantando con la chitarra Caro amico ti scrivo di Lucio Dalla e tutti si commuovevano), ecco, dicevo, mentre accadeva tutto ciò, ed eravamo tutti circondanti dalle decorazioni natalizie, dagli addobbi del momento, da panettoni buonissimi e torrone a volontà, da limoncello fatto in casa e champagne francese, ecco, proprio in quel momento alcuni di noi hanno scoperto sui giornali online che Trump aveva attaccato il Venezuela e, addirittura, che era riuscito a rapire Maduro...

Guardo la foto che lo stesso Trump ha pubblicato sui suoi social e penso: "Ma come è possibile? Ma che tenerezza fa quella bottiglietta d'acqua in mano al rapito? Ma nessuno si accorge che sembra un personaggio da Guerre Stellari, o da videogioco degli anni 80, con quegli occhiali neri che gli tappano la vista e quelle cuffie che lo isolano dai rumori dell'aereo? E come non notare la ridicola immagine del profilo di Trump, con la bandiera degli Stati Uniti stampigliata sul volto dallo sguardo duro del tipico cow-boy che va a caccia di indiani e vuole conquistare il selvaggio west?".

Mi domando se, nel futuro prossimo, prevarrà l'atteggiamento di chi si riunisce per festeggiare l'amicizia e l'amore per la cultura (la musica, l'arte, la letteratura) o quello di chi si diverte a fare il boss che sconfigge il nemico, lo invade e ne sfrutta le ricchezze del territorio (il petrolio, in primis, ovviamente). L'allegria lascia spazio alla tristezza sui volti di molti di noi. Poi il fisico quantistico propone un altro classico della musica italiana: Napule è, di Pino Daniele. Gli italiani presenti in sala cantano a squarciagola, stonando. Mentre qualcuno teme che lì fuori stia per scoppiare la Terza Guerra Mondiale...

viernes, enero 02, 2026

 Quentin Tarantino e le sue analisi dei film


Ecco qual è il primo libro letto (divorato, a esser sinceri) di questo 2026 che è appena iniziato: Cinema Speculation (Milano, La Nave di Teseo, 2023) di Quentin Tarantino, cinefilo, ancor prima che regista, e così amante della settimana arte da riuscire a scrivere un libro così, di 400 pagine di analisi fitte, ingegnose, brillanti, sempre ricche di spunti di riflessione che uno vorrebbe non finisse mai (o continuasse ad libitum).

Sorta di libro di memorie e saggio sul cinema, quest'opera ci permette di entrare nella testa di uno dei più grandi registi del cinema americano del XX e del XXI secolo e di apprezzarne l'argutezza quando si tratta di smontare un film per capire com'è fatto e perché alcuni film ci emozionano e altri ci lasciano indifferenti, perché certe storie ci avvinghiano e altre ci fanno venire il sopore.

Un esempio su tutti: Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese. Chi di noi non ha amato e non si è spaventato nel guardare questo capolavoro? E chi di noi lo ha letto (interpretato) alla luce di John Ford? Secondo Quentin Tarantino, sia Scorsese che Paul Schrader avevano in mente l'ipotesto di Sentieri selvaggi (1956) quando scrissero questa storia di un reduce del Vietnam che si mette a fare il tassista di notte e che odia i neri e che si incapriccia di una minorenne finita a battere la strada e si offre di salvarla mentre il mondo va a rotoli e lui inizia a dare segni evidenti di squilibrio mentale... Non avevo mai immaginato un'interpretazione del genere. Eppure, funziona, se uno pensa al disperato tentativo di John Wayne di riportare a casa la nipote finita in mano agli inidiani...

Tarantino ci parla dei suoi film preferiti e, scrivendo dei film che più ammira, ovviamente, ci parla del suo cinema, di quanta importanza abbiano nel suo cinema i film che lo ha nutrito fin da bambino (accompagnato dalla madre) che da adolescente (che va a guardare anche i film vietati ai minori, senza restrizioni familiari). 

Leggendo Cinema Speculation uno capisce perché la violenza occupa così tanto spazio in Pulp Fiction o in Kill Bill; perché l'umorismo (anche lo humor nero) non mancano mai nei suoi film; perché è nero il protagonista del western Django Unchained; perché nei suoi film la gente parla così tanto e spesso di cose insulse o che sembrano non avere alcuna relazione con la trama principale.

Tarantino spazia tantissimo, viaggia in lungo e in largo all'interno della storia del cinema: da Charlie Chaplin a Godard, da Antonioni a George Lucas, da Sergio Leone a Brian De Palma, da Dario Argento a Peter Bogdanovich, Tarantino mostra di apprezzare tutto il cinema, non solo quello di serie B, non solo quello più violento o splatter, non solo i film dell'orrore. E l'aspetto che più sorprende è che evidentemente ha imparato il linguaggio cinematografico proprio grazie alla visioni di centinaia di pellicole, dai drive-in alle sale underground, dai VHS (che guardava in un negozio di videonoleggio in cui faceva il commesso) allo schermo gigante che si sarà fatto in casa dopo i primi successi internazionali.

C'è acume, ingegnosità e tanta ironia in questo libro sul cinema fatto di cinema e di riflessioni cinefle. E ci sono anche scorci sulla vita privata del regista, di uno che ha dovuto farsi le ossa in un mondo ostile, con la madre costretta a lasciarlo da solo spesso e volentieri e adulti che - appunto - non gli hanno mai proibito di andare a vedere le doppie sessioni di film considerati per soli adulti.

I cinefili ci andranno a nozze; gli amanti di Tarantino avranno motivi in più per apprezzarne la genialità; i lettori curiosi troveranno una miniera senza fondo di film da scoprire (o da vedere per la prima volta). 

Nell'elenco finale, la lista dei film citati occupa 22 pagine. E sono certo che è solo una piccola parte di tutto il cinema che Tarantino ha visto e digerito e fatto suo, per dare vita ai suoi Jackie Brown e Unglorious Basterds e The Hateful Eight. Un libro-saggio-memoria da leggere e da ri-leggere, oltre che da vedere e con cui inziare bene l'anno di letture che ci aspetta...

 Ipotesi di lavoro Oggi io e la mia compagna di avventure abbiamo discusso o ci siamo leggermente accapigliati sul tema del femminismo. Io d...