Diario di viaggio (da Barcelona all'Abruzzo, passando dai laghi - di Como e di Garda)
2/8/2026
Partiti alle ore 10:00 dalla città del Sud del Sud della Spagna in cui viviamo, arriviamo a Barcelona alle ore 17:00, dopo una breve pausa pranzo a Villareal. L'Hotel Cantón è davvero centralissimo. Dalla finestra della camera 410 si vede l'interno dell'appartamento di fronte. Alle 21:30 di sera una bionda completamente nuda scrive e chatta sul computer e dal cellulare scaccolandosi il naso, fumando vapore e bevendo da una bottiglia d'acqua. Ogni tanto sembra avvicinare la mano sinistra alla pancia. Ogni tanto sembra quasi che si tocchi. Voyeurismo in diretta. L'eccitazione mi coglie quando si alza dalla sedia e scompare in camera (è completamente depilata). Cosa spingerà l'essere umano a spiare la vita di un suo simile? E sei lei fosse stato un "lui"? Probabilmente, non mi avrebbe scatenato gli istinti primordiali, non avrei guardato con tanta curiosità, morbosità, foga. Non mi sarei mai alzato per vedere se tornava in cucina (sono le 23:30 e la luce della cucina è ancora accesa, ma di lei, della bionda misteriosa, della bella fanciulla che si mette le dita nel naso e si mangia il mocciolo e fuma vapore nessuna traccia, ahimè).
3/8/2026
È lunedì e Barcelona si sveglia con le nuvole. Il cielo nero minaccia pioggia. Alle 7 in punto tutti svegli, tutti in piedi e pronti a partire alla volta dell'Italia. La prole è felice di tornare in Italia e per questo sopportano tante ore di viaggio in macchina e, a breve, in nave, con tanto stoicismo e pazienza. Alle 8 in punto siamo già al Terminal F2, quello da dove parte la nostra nave GNV (Grandi Navi Veloci), fatta dai genovesi. Una delle figlie va con la mamma; l'altra resta col papà. Mi coccola tutto il tempo, ma l'attesa è lunga e non so come fare per intrattenerla. Attorno a noi una discreta quantità di marocchini. Ambra mi aveva avvisato: attento, la nave viene dal Marocco e Genova è l'ultimo porto, troverai gente buttata da ogni parte e bagni sporchi. Quando saliamo a bordo e ricompattiamo la famiglia nella cabina 9054 restiamo a bocca aperta: questa è forse la nave più nuova e pulita e grande su cui siamo mai saliti. A bordo, un esercito di facchini dai tratti asiatici (filippini?) ci sorride e ci tratta con una gentilezza fin troppo esplicita e del tutto inaspettata.
Ripenso a Mzungo, quello strano, strambo romanzo di Luis Goytisolo in cui un gruppo di turisti occidentali, europei, bianchi e alquanto razzisti fa una crociera che li condurrà in Africa e lì assistiamo a quanto si va profilando già nelle prime righe, nella primissima scena del romanzo, ovvero, uno scontro senza precedenti tra civiltà, razze e gruppi etnici contrapposti. Quanto influisce il razzismo, anche quello latente o quello che facciamo fatica ad ammetere anche a noi stessi, nella nostra vita quotidiana? Quanti, tra i marocchini entrati illegalmente a Ceuta, al grido di "¡Viva España!", in realtà, sotto sotto, odiano la Spagna? Quanti quelli che - restituiti al Marocco - vorrebbero davvero lasciare per sempre il loro paese e cercare fortuna in Europa, lontano dalle loro frontiere? Che cos'è la patria? Cosa sono i confini? Quand'è che uno si sente parte di un determinato contesto geopolitico?
A ora di pranzo penso all'italiana: tagliatelle al ragù + merluzzo con patate + bufala + verdure grigliate. Due bottiglie d'acqua fresca, una lattina di cocacola (per me) e un trancio di tiramisù da dividere in quattro per un totale di 60 euro. Tutto davvero molto buono.
Sono le 16 e la mia compagna di avventure è al parco giochi con la prole. Posso scrivere e leggere con tranquillità e in assoluto silenzio. Si arriverà in porto alle 9 di mattina del giorno 4 di agosto. Genova. Poi Como...poi Desenzano del Garda. Poi Rimini. Poi San Marino. Infine Pieve Santo Stefano...E alla fine... Abruzzo.
4/8/2026
Lunga fila di auto e camper e moto e tir prima di passare i controlli della polizia di frontiera. Non mi era mai capitato prima e non so se è una carattestica esclusiva del porto di Genova o se questi controlli a tappeto di carte d'identità e passaporti sono causa diretta del dispetto infantiloide della Meloni contro Sánchez dopo i fatti (decisamente tragici) di Ceuta (chi si ricorda dei minorenni senza genitori? Chi delle decine, se non centinaia di morti annegati?). Passa quasi un'oretta prima che il poliziotto di turno, gentilissimo e con marcato accento siciliano, ci dia l'ok. Impostiamo il GPS in direzione Lago di Como, in particolare, Garzola Superiore, a diversi metri sopra il lago e con vedute panoramiche spettacolari sullo stesso, come scopriremo in seguito. L'autostrada per arrivare allo svincolo di Milano è tremenda, come ricordavo da un altro, precedente viaggio a Genova. Le autostrade della Liguria fanno venire l'infarto. Corsie strette, tutte curve e mille gallerie. Niente a che vedere con l'A7 direzione Alessandria e Como. Prima di arrivare all'appartamento facciamo spesa all'EsseLunga; che ricordi, legati al mio supermercato favorito, quando la mia vita si svolgeva tra Firenze, Empoli e Pisa! Quando, a forza di stare a stretto contatto con i toscani (sia per motivi di lavoro che per legami sentimentali poi naufragati), stavo per diventarlo anch'io (l'accento con la "c" moscia, il toscano è forse uno dei dialetti che più ti si attaccano).
Solo l'italiano che vive all'estero può (potrebbe) capire l'allegria e l'entusiasmo di chi, appunto, torna in patria dopo mesi e si ritrova a gironzolare tra gli scaffali di un supermercato in cui ritrova il contatto visuale (e direi quasi "passionale") con il Parmiggiano Reggiano, i Fonzies, i biscotti della Mulino Bianco, il caffè Lavazza o quello Kimbo (carissimi tutti, dopo il covid), la pizza del forno appena fatta e ancora calda e la mortadella o il prosciutto di Parma, tutto, tutti questi prodotti tipici possono diventare la proustiana "madelaine" che riattiva i ricordi del passato, di una vita passata che non passa e che fa ancora parte del presente...
La prole vuole anche il melone. Si compra roba per una settimana, quasi 150 euro di spesa compreso l'olio extravergine di oliva dimenticato in Spagna e il caffè (prendo la marca EsseLunga: mi sembra osceno pagare 6 euro un pacchetto da 250 grammi di Lavazza) e poi su, sempre più su, tra curve pericolose e corsie strette come quelle delle autostrade liguri (il ricordo corre anche alla costiera amalfitana e alle mille occasione scampate di fare incidente contro l'auto che ci viene contro e ci obbliga ad accostarci al guardrail che ci protegge dal burrone a picco sul mare).
Sudando le famose sette camicie, riesco a trovare il parcheggio di fronte all'appartamento a piano terra con cortile dotato di ampio prato e tavolo in legno massiccio. Anche gli sgabelli e le sedie fanno pensare al legno tipico delle baite di alta montagna. D'inverno qui deve fare un gran freddo. Oggi, 4 agosto 2026, fanno 32 gradi e si suda e non c'è aria condizionata. L'appartamento è gigantesco: il salone ha un divano enorme da cui poter guardare la tv; la cucina è molto bella e pulita anche se all'inizio non capiamo dove si nascondano forchette e coltelli e cucchiaini; i due bagni sono belli e minimal, le tende arrivano fino a terra, il letto matrimoniale è su un guscio di noce gigantesco, le abat-jour sono anch'esse fatte di legno scuro.
Per pranzo la mia compagna di avventure prepara arroz a la cubana (riso in bianco su cui spargere sugo e un uovo in padella), dopodichè zapping rapido e immersione totale nella televisione italiana e poi tentativo (frustrato) di giro in macchina lungolago. Dopo quasi 2 ore di macchina, capiamo che è davvero impossibile parcheggiare nei pressi dei tanti paesini sul Lago di Como. Ogni centimetro quadrato di strada o di marciapiede è proprietà privata di chi sul lago ci vive o degli hotel o dei (pochi) ristoratori che godono della vista panoramica sulla stesso.
Provo a fermarmi in un minipiazzale in ombra, accanto alla 500 rossa di una coppia di cinesi con bambini al seguito. Mi azzardo a percorrere pochi metri per fotografare almeno un ramo del Lago di Como manzonianamente inquadrato dalla fotocamera del mio cellulare e incorniciato dai rami di un albero forse centenario e tremo a ogni passo per le macchine che mi sfiorano lungo la carreggiata (gli indigeni vanno veloci, conosceranno a memoria ogni curva di questo serpentone). Fotografo anche una sorta di capanna di legno con tetto di pietre laviche grige e un lucchetto arrugginito che blocca l'ingresso della porta, malandata e, di sicuro, fuori asse. Mi domando di chi mai possa essere una costruzione così primitiva e che faccia avrà il proprietario e a quale strano uso la destinerà: è uno spazio angusto a precipizio sul lago più famoso d'Italia (dalla strada non si nota, si può scovare solo a piedi, seguendo il tracciato del sentiero nascosto che porta alla capanna misteriosa).
Torniamo indietro e parcheggiamo vicino ad una scuola media, a pochi metri dal monumento dedicato ad Alessandro Volta, forse il cittadino più illustre di Como ed inventore della pila. Solo dopo scoprirò che si tratta del Tempio Voltiano, museo scientifico inaugurato quasi cento anni fa, nel 1928. Ci stendiamo sui teli da spiaggia in un piccolo spiazzo di sassi e arena. La mia compagna di viaggi si fa il bagno insieme alla prole, ma scopro subito che è proibito: divieto di balneazione, con tanto di cartello. La richiamo subito all'ordine. Ed ecco puntuali un paio di polizziotti che ordinano ai bagnanti di uscire subito dall'acqua. Un cinese (un altro) sorride e il polizziotto, giovane e sgarbato: "che ti ridi? Documenti! Documents!", gli grida con tono arrogante. Prima di tornare in auto, ho il tempo d'imbattermi in una sorta di tumulo in miniatura: due peluches, un unicorno e un orsetto bianco ora sporco sono circondanti da candele gialle e mazzetti di fiori ormai appassiti. Spiego alla prole che deve trattarsi di un omaggio funebre a una bimba morta annegata nel lago proprio in quel punto. Ci restano di sasso, a bocca aperta. Iniziano a chiedermi chi sia la bambina, quanti anni aveva, come staranno ora i suoi genitori. Solo il giorno dopo la madre leggerà la notizia sul giornale locale. Una morte per acqua tra le molte occorse in questo lago immenso e pericoloso.
Torniamo a casa, stanchissimi, si cena a base di tortelloni al sugo e caprese. Stappo una bottiglia di Chianti (quando vivevo a Firenze o a Empoli o a Pisa era un'abitudine fissa, una sorta d'automatismo). Dopo cena, si guarda una commedia di Riccardo Milani: Corro da te (2021), con i sempre bravi Pierfrancesco Favino e Miriam Leone. Si tratta di una commediola che ridicolizza il tipico Don Giovanni italico e aiuta a riflettere sulle differenze presunte tra "normali" e "disabili". La "disabile" è Miriam Leone; il "normale" è Favino. L'amore stravolgerà gli schemi mentali di entrambi e, ovviamente, trionferà.
Di notte, l'ansia e una strana paura irrazionale s'impossessano della mia mente. Questa casa così enorme, incastrata all'interno di una palazzina di almeno quattro piani, è piuttosto isolata e spersa nel buio di queste montagne. Non si sente anima viva. La porta dello sgabuzzino si apre da sola e fa il tipico rumore o cigolio degno di un film di Dario Argento. La famiglia mi lascia davanti alla tv e va di sotto a dormire. La scala per scendere al piano sotterraneo ricorda la scena del crimine della povera Chiara Poggi. Ho gli incubi. Ripenso anche alla strage d'Erba, a pochi chilometri da Como. Rosa e Olindo. Un mistero ancora irrisolto. E se ci entrassero dei ladri o degli sconosciuti e ci ammazzassero tutti nel sonno?
5/8/2026
Mi sveglio alle 8 con la rapida coscienza di non aver riposato affatto. Ho le occhiaie, ma, almeno per oggi, non dovrò guidare.
Dopo una colazione veloce, prendiamo il bus nº5 per scendere verso Como e dal molo nº2 prendere il battello che gira tra Torno, Cernobbio, Moltresio e Tavernola. Quelli verso Bellagio sono tutti prenotati almeno fino alle ore 13:30. Sono le 9:30 e per 23 euro riusciamo a fare un biglietto Happy Family che dura l'intera giornata. Viaggiare a volte è più fonte di stress che altro. Alla fine, delle quattro destinazioni, riusciamo a vedere per bene e con calma solo Torno e Cernobbio. Entrambi i paesini fanno impressione per l'alternanza quasi ininterrotta di bellezza e decadenza. Hotel di lusso e vicoli pieni di muffa e con le sedie mezzo abbandonate. Barchette lasciate a riposo su scalinate che conducono verso chiese perennemente aperte e prive di fedeli. Non so perché, ma continuo a pensare che - come Venezia - Como sarebbe il set ideale per un film dell'orrore. Altro che George Clooney o Leo Di Caprio.
Si torna a casa stremati dalla fatica alle 17:00 in punto. Turni per fare la doccia e aperitivo in giardino. Poi cena alle 20:00, orario italiano (del Nord). Dopo aver scritto questo diario ho voglia di leggere Dylan Dog nº479. S'intitola Scomessa sul destino e lo scrive Paola Barbato, una delle autrici che rivoluzionò il modo di leggere e intendere la creatura di Tiziano Sclavi. È bello e quasi commovente poter tornare a leggere il mio amato Dylan in Italia.
Domani sveglia senza prescia. Si viaggia in direzione del Lago Maggiore. O del Lago di Garda. Non ricordo più bene lo schema del viaggio. Scopro su internet che il Lago di Garda è il più grande ed esteso d'Italia, a dispetto del nome del primo. Quello di Como, invece, è il terzo in classifica. Su una cosa non ci piove: di sicuro, tutti e tre escercitano un fascino irresistibile sullo spettatore.
6/8/2026
Sveglia alle 7:30. Perché non l'ha tolta se diceva che ce la saremmo presa con calma? A volte proprio non la capisco. E lei non capisce me. A volte litighiamo per delle cazzate. Come tutti, d'altronde.
Si parte per Desenzano del Garda. È qui che ci aspetta la seconda casa vacanza della nostra estate in giro lungo lo Stivale. Il traffico è molto scorrevole e chi mi guida davanti sembra farlo in modo molto ligio. Tranne uno: targa tedesca, monovolume a sei posti, sorpassa un Tir e mette la freccia all'ultimo. Gli faccio notare l'azzardo con i lampeggianti. Il tedesco capofamiglia mi chiede scusa con un cenno dallo specchietto. Arriviamo a destinazione alle 11:30 e ne approfittiamo per fare spesa al Conad a due passi dalla casa. Il proprietario ci vuole consegnare le chiavi in mano, vuole conoscere chi occuperà casa sua per due giornate. Che strano! Non succede quasi più, da quando Booking (et similia) ha preso il sopravvento. Non c'è quasi mai un contatto visuale, diretto, con stretta di mano, con chi affitta la propria casa ai turisti. Il tizio è gentile, schietto e diretto: ci spiega tutto, perfino i giorni in cui si ritira l'umido, o il vetro, o la carta.
Appena va via, accendiamo l'aria condizionata. La prole ha la dipendenza, io la odio, sopratutto di notte, è più forte di me. Se la lascio, al mattino dopo, al risveglio, ho mal di gola, mal di testa, occhi gonfi.
Dopo un lauto pranzo (orecchiette pugliesi al pesto, caprese, vino bianco ottimo) e dopo il pisolino pomeridiano, esploriamo la spiaggia libera di Rivoltella, a pochi metri da noi. Qui le spiagge a pagamento non esistono, è tutto il contrario: su tutto lo sconfinato lungolago non si vedono stabilimenti balneari, è tutto libero, se ce ne sono, sono pochi e ben messi, molto puliti ed eleganti. La ghiaia su cui stendiamo il bagnasciuga è bollente, ma piacevole lungo la schiena, fa un effetto sedante. Mentre la mia compagna d'avventura si fa il bagno con la prole, io leggo Dylan Dog, è il meritato riposo, è la pace...
7/8/2026
Sveglia alle 7 in punto e senza sveglia, dopo una notte d'incubi atroci. Sogno anche C., la nostra passione d'un tempo, il suo sorriso dolce e tenero, come se avesse compassione di me. In un altro incubo, percorro con la mia bici una strada piena zeppa di buche, una strada sterrata che si liquefà sotto le ruote della mia montainbike, i fori enormi danno su un precipizio e più pedalo e meno strada rimane da percorrere, è una corsa assurda contro il tempo e l'angoscia mi toglie il fiato. Che cavolo significa? Che vuol dire? Cosa vuol comunicarmi il mio inconscio?
Dalle 7:45 alle 8:30 passeggio lungolago. La bellezza del Lago di Garda è talmente tanta, vasta, variopinta e cangiante che mi è impossibile descriverla a parole. Il sole attraversa le poche nuvole all'orizzonte e la musica delle onde mi culla. Vivrei sul Lago di Garda per un mese e passa. Qui si respira pace e tranquillità.
Oggi escursione a Salò, tristemente nota per i fatti storici legati ai rantoli del Fascismo e la fine di Mussolini. Vicino c'è anche il Vittoriano del pescarese Gabriele D'Annunzio, altro luogo simbolo del Novecento. Salò: che gioiello! Che bellezza! Ci resterei almeno una settimana per scovarne gli angoli più nascosti o meno turistici. L'acqua del lago che si frange potente contro il lungolago, i ristoranti eleganti accanto a quelli più spartani, i fiori, gli alberi smossi dal vento, tutto ispira pace, potenza e bellezza. Ci sono molti monumenti in onore di D'Annunzio. Pranziamo al Club di Canottaggio, poi la routine delle recriminazioni assurde, le litigate senza senso, la prole che attutisce il colpo, ma percepisce nell'aria l'aria tesa di due adulti che forse non si amano più e si sopportano controvoglia, le minacce di divorzio. Al Vittoriale ci arriviamo dopo aver rischiato di "smarrire" la macchina. La IA forse ci spia e all'improvviso mi segnala sul GPS dov'è posteggiata l'auto. Recriminazioni e maledizioni: accuse di machismo e di essere un padre "cattivo". Guido controvoglia e con una stanchezza assurda nell'animo. Arriviamo a Sirmione. Una nuova scoperta: l'acqua è azzurra, quasi bianca; le onde si frangono sulle pietre della riva come fossimo ai Caraibi. L'ombra degli alberi mi coccola mentre leggo La Repubblica e Dylan Dog. Al ritorno a Desenzano del Garda mi fermo a un Penny per comprare 12 litri di acqua in bottiglia e ceniamo a base di piadine fatte con mozzarella di bufala, pomodorini, speck ed emmenthal. Domani Rimini.
8/8/2026
Lasciamo Desenzano sul Garda verso le 10:00, dopo aver fatto il pieno. Il GPS ci da notizie allarmanti sul traffico: il percorso è intasato dalle macchine, i chilometri che, normalmente, si farebbero in due ore e mezza, oggi implicano cinque ore di incolonnamenti e spostamenti a passo d'uomo. Perfino gli autogrill sono stracolmi. C'è la fila ovunque, soprattutto per andare in bagno. Decidiamo che è meglio evitare Rimini: impostiamo la direzione verso San Marino, dove ci attende un hotel in centro, invece del solito appartamento o casa-vacanze. Arriviamo a San Marino alle 14:45, stremati e dopo aver pranzato nel parcheggio dell'ultimo autogrill a base di pasta De Cecco cucinata provvidamente in mattinata e prima di prendere la macchina.
San Marino, città-Stato all'interno dello Stato italiano, è un posto particolare: si sente parlare francese, polacco, tedesco, qualche inglese, qualche cinese o qualche giapponese. Non si vedono turisti spagnoli da nessuna parte. La stanza dell'hotel è piccola, ma confortevole, con una vista spettacolare sulle montagne e i colli che circondano la città. Leggo il giornale rubato nella hall: anche sul Corriere della Sera si parla dell'assurdo contrasto tra Italia e Spagna, Meloni contro Sánchez. Dopo aver comprato un po' di frutta e un litro di latte per la prole (domani faranno colazione in auto), ceniamo nel ristorante adiacente all'hotel.
Pizza capricciosa, spaghetti allo scoglio e tagliatelle al ragù. Tutto umile e accettabile, anche se un po' caro. Dopo una passeggiata digestiva, torniamo in camera. Su Italia1 danno Ritorno al futuro (1985), il capolavoro di Robert Zemeckis. La prole resta stregata da Doc. Io dall'interpretazione di Michael J. Fox. Sono passati decenni, ma il film regge ancora ed è davvero ben scritto. Di notte, sogni erotici. Ma è impossibile consumare atti osceni in luogo privato. Siamo tutti troppo appiccicati. Unico momento davvero divertente: quando scopro la vasca idromassaggio e decido di riempirla fino all'estremo, la schiuma sul punto di fuoriuscire, la prole contentissima (è come la SPA!).
9/8/2026
Sveglia alle 8:00, si viaggia alla volta di Pieve Santo Stefano (in Toscana). Il GPS ci fa evitare l'autostrada e meno male! Quest'alternativa ci mette a stretto contatto con la natura bellissima e selvaggia dell'Appennino Tosco-emiliano. Una montagna di montagne, salite, discese, curve, in mezzo al verde di una natura fatta di boschi infiniti (in un cartello leggiamo che siamo arrivati ai boschi della Gioconda di Leonardo; qui vicino ci sono anche i luoghi in cui è nato Piero della Francesca, oltre ad altri luoghi di culto della Via Francigena, San Francesco lo si respira nell'aria).
Incrociamo molti motociclisti e qualche ciclista o cicloturista (con la bici piena di zaini e bisacce). Non si può andare troppo veloce, ma è magnifico poter aprire i finestrini e, per la prima volta da quando siamo partiti, respirare aria fresca (sotto l'ombra quasi fredda).
Arriviamo a Pieve Santo Stefano per portare a termine la nostra missione: visitare il "Piccolo Museo del Diario". La visita guidata inizia alle 11:30 e finisce quasi all'una. Chi ci guida è uno dei dieci eroi che si (pre)occupa di diffondere e proteggere un archivio fatto di circa 11 mila diari di persone qualunque, di gente che ha iniziato a scrivere per la necessità, l'urgenza, il bisogno imponderabile di farlo. I primi diari risalgono all'Ottocento. Gli altri - il grosso dell'archivio - occupano l'arco temporale che va dai primi del 1900 fino ai giorni nostri. L'idea (geniale) è venuta a Saverio Tutino, giornalista esperto di Latinoamerica e tra i primi a raccontare Cuba ai tempi della rivoluzione di Castro. La guida cita una sua frase famosa: "Dopo aver raccontato tante rivoluzioni, è giunto il momento di farne una, qui, a Pieve Santo Stefano". Il museo contiene solo dei campioni dei tantissimi documenti che è possibile consultare accedendo all'archivio. La tecnologia si sposa all'intento tutto umanista del museo: permettere al visitatore di ascoltare la voce di chi ha scritto quei diari. Si apre un cassetto (con sopra nome, cognome e data del diario) e si ascolta la voce (spesso interpretata da attori professionisti) di chi narra di sè, senza censure, a volte senza filtri, come Vincenzo Rabito, un contadino siciliano, un uomo umilissimo che non ha studiato e che, a tarda età, scopre una macchina da scrivere e si mette a raccontare (in dialetto mescolato all'italiano, antesignano dello stile di Andrea Camilleri) tutte le vicissitudini di chi ha visto la Prima Guerra Mondiale, ha sofferto la Seconda e ha visto l'Italia del Boom degli anni 60.
L'ordine di catalogazione è democraticissimo: vige l'ordine alfabetico. E così, qui dentro, il partigiano sta accanto al fascista; il ladro accanto al carabiniere; il morto di fame emarginato accanto al nobile di turno. Il bello è che alcuni di questi diaristi sono diventati scrittori post-mortem. Il comune organizza in collaborazione con altre entità culturali e altri scrittori un Premio Pieve Saverio Tutino in cui il vincitore è scelto dopo attenta lettura dei tanti manoscritti archiviati da parte di un gruppo di lettori volontari. È così che il succitato Rabito è stato pubblicato da Einaudi per il suo Vitamatta (con prefazione di Camilleri) ed altri diaristi da altre case editrici importanti come Giunti o Quodlibet.
Quando usciamo da questo viaggio nel tempo ripenso al lenzuolo di Clelia Marchi: una contadina mantovana che narra tutta la sua vita sul lenzuolo del corredo delle nozze, dopo la perdita del marito. Scrivere affinché il defunto continui a vivere nel ricordo di lei. La scrittura come forma di elaborazione del lutto. Scrivere per raccontare la propria vita. Il "Piccolo Museo del Diario" è davvero un luogo della memoria che valorizza ciò che ereditiamo da chi ci ha preceduto nel corso dei secoli. Qui possiamo sapere chi siamo stati e chi siamo oggi. Qui si può ricostruire la Storia a partire dalla memoria individuale di gente qualunque la cui vita spesso è più affascinante e romanzesca di tanti romanzi...
Alle 14:00 pranziamo "Al Portico", l'unico ristorante del paese toscano (Arezzo dista 30 chilometri; Firenze 70; siamo quasi più vicini a Cesena che ad altri luoghi della Regione Toscana). Tagliatelle al ragù per la prole (tanto per cambiare) e pici al ragù bianco per noi. Vedo passare una bistecca alla fiorentina al sangue e penso a quanto sia davvero eccelsa la cucina toscana.
Alle 18:30 siamo finalmente in Abruzzo. Vedere le montagne in cui sono nato; in cui mi piace perdermi in bicicletta; in cui ho sperimentato il mondo ancora prima di sapere cosa fosse, mi riempie di una gioia infinita. Il reincontro con i genitori è cosa difficile da narrare in questo diario. E sorge la domanda spontanea: che fine faranno i diari scritti al pc e pubblicati online? Ci sarà un "Piccolo Museo del Diario" anche per loro?



