Diario di Borderline
domingo, septiembre 27, 2026
miércoles, septiembre 16, 2026
Assenza di suono
Notte fonda. È già mercoledì (il 16 settembre). Mentre provo a tenere testa a tutti gli impegni gravosi di questi giorni, mentre provo a restare concentrato e soffro d'insonnia e mi sveglio all'alba per preparare interventi previsti per il 6 ottobre, provo a concentrarmi sul silenzio. Sì, il silenzio. Quanto bisogno c'è di silenzio in questo mondo pieno di rumore e di rumori? Quanta voglia c'è di silenzio, quando tutto è permeato da caos sonoro?
Un amico che vive a Parigi mi scrive e mi chiede se voglio pubblicare una recensione per l'inserto culturale di un giornale molto noto in Italia. Mi da soli 10 giorni di tempo e sa che è poco, anzi, pochissimo per poter leggere come si deve un romanzo che uscirà a fine mese da Voland. Gli dico di sì, sottolineando il fatto che il tempo a disposizione è davvero poco.
Dei colleghi vengono a pranzo e si stupiscono per la bontà delle patate che ho cavato dall'orto del marito di mia cugina quest'estate, oltre che per la bontà della lasagna (sugo Mutti, carne di qualità, tutto merito della mia compagna di avventure).
Un'altra collega mi scrive che è urgente, che entro domani dovrei mandarle la lista dei miei articoli dell'ultimo anno, dei congressi a cui ho partecipato, dei capitoli di libro o dei libri pubblicati nell'anno accademico 2025/26.
Un'amica mi manda una foto dal Messico: mi accorgo solo ora che la notizia di prima pagina riguarda l'assassinio di una giovane studentessa spagnola che era andata in Messico per studiare e, invece, vi perde la vita. Non oso, non posso immaginare la reazione dei genitori. Una studentessa carina e simpatica, dal volto sempre sorridente, che va all'estero, forse a fare la sua prima esperienza da adulta, e rimane vittima della violenza di un paese che ormai patisce soprusi da anni (i Narcos, la mafia, la droga, i politici corrotti e conniventi - Daniele Vicari suggerisce di andare al cinema a vedere l'ultimo film di Marco Bechis, Ritorno a Buenos Aires: la mia mente ricollega i disastri dell'Argentina a quelli del Messico).
Un altro collega ancora mi chiede di preparare delle relazioni degli ultimi quattro anni che ci siamo (tutti, me compreso) scordati di scrivere e archiviare. Scrivere reinventando il passato per archiviarlo in nuvole elettroniche dove chissà chi li leggerà e perché.
Siamo solo a mercoledì e ho già voglia di smettere di correre, leggere, scrivere, soffrire d'insonnia. Avrei, invece, una gran voglia di correre in bicicletta verso nuovi orizzonti. Magari anche paesini sconosciuti a 50 chilometri da qui. E poi spegnere il rumore di fondo, ascoltare il silenzio, se mai si possa ascoltare qualcosa che è per definizione assenza di suono.
lunes, septiembre 07, 2026
49 anni
domingo, septiembre 06, 2026
Henry Scott Holland
viernes, septiembre 04, 2026
Tra gli impegni familiari e quelli accademici
miércoles, septiembre 02, 2026
Vivere dentro la propria lingua
lunes, agosto 31, 2026
Giornate strane (e la fine delle vacanze)
Un nulla può cambiare una vita, un sasso scagliato contro il vetro di una macchina può causare un furto di un pc in cui uno conserva mezza vita (o forse la vita intera?) e allora non ci sono santi, non bastano le bestemmie, nessuna malidizione è sufficiente per imprecare contro il ladro di turno (e uno aveva anche avvertito l’ombra del pericolo: lezione da imparare subito e applicare immantinente: bisogna sempre fidarsi dell’intuito, del proprio sesto senso, sempre!). Ed ecco la faccia a bocca aperta sia della consorte che della prole, le urla, i pianti, l’impossibilità di denunciare perché altrimenti perdiamo il traghetto, il senso d’impotenza di fronte a una violazione della propria privacy, dei propri beni personali (e non sarà un caso che si definiscano tali), di oggetti carichi o stracarichi di valore affettivo per uno che li ha appena persi e non sa che pesci pigliare, cosa fare, anche quando nota che il bagagliaio è pieno, anche quando s’illude che sia tutto a posto, un vetro si ripara, non è grave, e si viaggia così, 21 ore convinti del fatto che i ladri non hanno rubato nulla, hanno solo rotto il vetro, e, invece, quando ci si prepara per accendere i motori e si sta in attesa in garage, ecco, lì sì riscoppia la tempesta, le urla e i pianti, sono spariti entrambi i pc, non si salva nessuno, quando un ladro agisce così è perché sa cosa fa, è un professionista (intanto, gli auguro subito che gli cadano le braccia, che perda l’uso delle mani, che soffra le pene dell’Inferno).
E insomma: uno pensa che queste cose non gli capiteranno mai, che non gli debbono capitare, pensa che è sfortuna, che è destino, che stava scritto. Poi smette di martirizzarsi, non si può piangere per sempre per un furto del genere, la vita va e deve andare avanti. I soldi vanno e vengono; la vita è una sola; bisogna farsi coraggio e dire che quella passeggiata di nemmeno mezz’ora poteva finire meglio, ma pazienza, doveva finire male. Si ritorna alla routine, dal 1 settembre sarà davvero routine e uno spera di poter continuare a fare il proprio lavoro con la tenacia e la passione e l’entusiasmo di sempre. Malgrado tutto. Malgrado gli imprevisti della vita. Malgrado la presenza ominosa dell’ombra della morte.
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