Diario di Colonia (e Wuppertal e Dusserdolf)
20 giugno 2026
Si riparte: solo zainetti, niente valigie (le compagnie aeree fanno pagare cari i chili in più; d'altronde, fino a quando avremo cherosene per volare? Quando finirà la guerra? Quando le guerre sparse sul Pianeta?). Destinazione: Colonia, poi Wuppertal, poi Dusserdolf. Il congresso verte (tanto per cambiare) sulla guerra, sui traumi della guerra civile spagnola negli esiliati, sulla scrittura femminile autobiografica delle esuli spagnole.
Si parte da Alicante e subito ho i brividi, nonostante i 30 gradi all'ombra: mi accorgo solo ora di aver dimenticato a casa il caricabatterie scassato del mio scassatissimo cellulare (quasi 6 anni di vita, un record). Provo a comprarne uno nuovo, ma so già che nessun cavetto di nessun caricabatterie originale andrà bene per il catorcio. Sorge subito la questione centrale: quanta parte della nostra vita dipende direttamente dal litio? Quanta porzione della nostra memoria (i contatti telefonici; tutti i numeri della carta di credito; l'indirizzo degli hotel e dei B&B in cui andremo a stare; quello dell'Università, insomma, quanto tutto ciò e la nostra libertà di movimento dipende dal fatto di possedere un cellulare che funzioni e che si ricarichi senza intoppi? Il litio. I microchip. Le terre rare. Le connessioni supersoniche a noi invisibili ad occhio nudo...
La mia compagna di sventure e di viaggi mi guarda storto. Poi ha pietà di me: va bene, mi presterà il suo cellulare per fare le foto e per le chiamate più urgenti (avvisare mamma quando atterriamo a Colonia, almeno quello). In più, viaggiamo con una tablet che sarà fondamentale quando si tratterà di rispondere alle email più urgenti dei colleghi o a quelle più antipatiche degli alunni più petulanti.
Risulta davvero strano ed inverosimile quanto uno possa arrivare a sentirsi orfano o monco se si appresta a viaggiare senza telefonino. E come facevano prima? E come facevano gli antichi? Cristoforo Colombo è arrivato a scoprire il Nuovo Mondo senza GPS e solo con cartine sbagliate e una bussola che indicava il Nord.
Nuovi brividi e sensazione angosciante d'incertezza: il volo non è per nulla tranquillo, l'aeronave inizia a tremare e sobbalzare nel momento in cui si infiliamo dentro una nuvola nera che sembra non finire mai. La prole ride e scherza: è come sulle montagne russe!!! Noi ci si guarda negli occhi con espressione preoccupata. Uno steward passa lungo il corridoio con delle bustine di carta per il vomito.
Solo quando tocchiamo terra, torno a respirare con calma. E ci accorgiamo subito come non sia affatto facile prendere un treno in Germania o fare il biglietto giusto per viaggiarci. Alla fine, stremati dal caldo (anche qui 33 gradi!), optiamo per un taxi. La signora (bionda e simpatica) ci accoglie nella sua Mercedes anni 90 e ci fissa il prezzo a 50 euro. Iniziamo a chiacchierare un po' in inglese: in Germania non sono affatto preparati per questo caldo torrido. La mia compagna di viaggi dice che è terribile anche a Parigi, ha appena parlato con una collega della capitale francese, stesso problema di temperature folli, per fine giugno. L'aria condizionata non ce la fa a creare un minimo di freddo e così la prole ci chiede di poter spalancare tutti i finistreni. Ci impieghiamo scarsi 20 minuti per arrivare in centro, intravediamo l'enorme cattedrale di Colonia, scendiamo con gli zaini in spalla e, dopo diversi tentativi, riusciamo ad azzeccare la combinazione numerica per poter sbloccare la porta ed entrare in un appartamento un po' vintage a due passi dalla cattedrale e con il bagno e la doccia all'esterno, sul pianerottolo, ad uso esclusivo nostro. Per cena ci arrangiamo con dei panini (con speck e formaggi tedeschi), poi passeggiata lungo l'imponente fiume Rin (quello cantato da Wagner), poi sotto e all'interno della cattedrale più alta di tutta la Germania (113 metri, come ci spiegherà il giorno dopo la guida messicana contrattata all'uopo).
La doccia e il wc non hanno un bell'aspetto: chissà quanti turisti son passati da qui. Obbligo la prole ad indossare le mie infradito per farsi la doccia. Si dorme con la finestra aperta: entra il rumore del traffico, ma almeno si respira un po'.
21 giugno 2026
Comprati i biglietti del treno Colonia-Wuppertal, lasciamo i bagagli in stazione. Alle 10:30 inzia il cosiddetto free-tour con la guida messicana che ci racconta fatti importanti e piccole curiosità legate alla città. Nel 1945 Colonia fu rasa al suolo dagli Alleati che risparmiarono solo la cattedrale. Motivi religiosi? Non solo, la cattedrale - così alta- serviva anche come punto di riferimento per i piloti che dovevano sganciare le bombe e ridurre la città in poltiglia. Dopo il disastro e le migliaia di morti (disastro e morti narrati anche da W. G. Sebald nei suoi romanzi), furono le donne a rimettere in piedi Colonia, ripulendo le strade dalle macerie e selezionando le pietre ancora utilizzabili da quelle da buttare nella polvere.
Ci fermiamo in una delle birrerie più famose e antiche di Colonia: qui si beve solo birra Kolch, una bionda leggera servita in bicchierini da 20 cl. La mia compagna di viaggio evita tutto ciò che sia carne o wrustel e chiede una buona insalatona con una salsa strana; io una zuppa di patate, con carote e zucchine, davvero ottima.
Alle 15:30 comincia il circo o il videogioco: "prendi il treno a volo, se ci riesci". Moltissimi vengono cancellati senza preavviso; altri portano un'ora di ritardo; saliamo su una sorta di Frecciarossa che dovrebbe impiegarci 25 minuti per andare da Colonia a Wuppertal e, invece, il controllore ci dice che dobbiamo scendere tutti,c che il treno si ferma e non riparterà più. Miracolosamente riusciamo a prendere una specie di treno regionale: dopo un'ora e mezza e mille fermate in mezzo al nulla, raggiungiamo Dusserdolf alle 18 e da lì ci gettiamo al volo sul binario dell'altro treno che va a Wuppertal. Alle 19 siamo in hotel, quello che ci ha prenotato la collega tedesca. La prole gioisce perché capisce subito che si tratta di un hotel 5 stelle, niente a che vedere con l'appartamentino di Colonia, sanno che dormireno in un luogo molto più comodo, pulito e bello dell'altro.
Doccia rinfrescante e poi cena con colleghe di Madrid, Barcellona, Valencia e altre tedesche che vengono da altre zone della Germania. Alcune sono ancora a Dusserdolf, in attesa di un treno che parta e che non venga cancellato.
Stanotte si dorme presto. Domani sarà una giornata lunga. I congressi stressano, lo sappiamo bene da anni, ormai...
22 giugno 2026
Il congresso si svolge in modo impeccabile: ogni "esperto" ha davanti a sé una bottiglietta d'acqua congelata, una manciata di mandorle e un po' di uva. Ci sono anche colleghi che parlano in videoconferenza e dottorandi interessati all'evento. Modero una tavola rotonda interessante e piena di stimoli. Faccio la gratissima conoscenza di Lena, una neo-dottorata di Munich che fa un intervento bellissimo sulle intellettuali e scrittrici tedesche che appoggiano e aiutano gli esuli spagnoli e i soldati delle "Brigadas Internacionales". La storia si unisce alla letteratura; la filologia alla ricerca negli archivi non più segreti di Berlino. Le suggerisco di leggere il recentemente scomparso Carlo Ginzburg. Conosce il nome, ma non lo ha mai letto. Finiamo a parlare di microstoria anche a cena, presso un ristorante libanese la cui proprietaria ci alletta con piatti tipici del suo paese che sono uno spettacolo. Sua figlia festeggia il compleanno: ne fa 27 e ci offre pezzi delle 3 o 4 torte che adornano il suo tavolino insieme alle amiche (tutte bellissime). Erano anni che non assaggiavo il libanese: agnello cotto a puntino, yogurt acidulo che non stona, insieme a riso basmati e salse (alcune piccantissime). Beviamo e ridiamo e parliamo di lavoro, non c'è verso di staccare, nemmeno a cena, nemmeno in un posto come questo.
Esorto Lena a non mollare, a continuare a cercare borse di studio per le sue ricerche. Non ci scambiamo né il telefono né l'email. Mi dice che di Sebald ha letto sia Austerlitz che Gli anelli di Saturno e che le sono piaciuti entrambi. Poi aggiunge: "È strano, Sebald sembra che lo leggessero più all'estero che in Germania". Le dico che anche Javier Marías subì un simile destino. Era molto più letto in Germania, o in Francia, o in Italia, che in Spagna. Le racconto che Sebald e Marías erano pen-friends. Non lo sapeva e sorride. Poi ci si separa per andare a dormire in hotel.
23 giugno 2026
È davvero un'impresa raggiungere Dusserdolf da Wuppertal. Alle 9 (dopo aver fatto una bella colazione a buffet) i treni sono già tutti cancellati. Bisogna prendere un bus sostitutivo. All'ufficio informazioni la gentilezza è un optional. Un italiano mi sente sbraitare e mi si avvicina per aiutarci e orientarci. Dopo un chilometro, siamo alla fermata giusta. Il buso arriva dopo una buona mezz'ora d'attesa e viene preso d'assalto. Soprattutto immigrati: africani, greci, turchi, arabi. Noi bianchi siamo minoranza assoluta. I tedeschi hanno un aspetto un po' preoccupante. Ironia del destino: Hitler sognava la purezza ariana, ma il XXI secolo lo smentisce, prevale (e meno male) il meticciato. Resto in piedi l'ora e mezza che dura il viaggio, mentre la prole giace per terra tra gli zaini ricolmi di libri e vestiti. Il bus fa fermate anche in mezzo al bosco, presso paesini di campagna che sembrano il set ideale per film dell'orrore anni 70 e 80. Tipico paesaggio teutonico fatto di natura selvaggia e nebbia. Arriviamo alla stazione di Dusserdolf e un messaggio in tedesco tradotto anche in inglese avvisa i passanti: idratatevi, bevate molta acqua e state attenti all'ondata di calore. Lungo il vialone che unisce la stazione al centro storico appare una quantità esagerata di ristoranti cinesi e giapponesi. Poi i palazzi delle aziede che muovono l'economia della città (e, forse, dell'intera Germania). Poi i musei e i palazzi antichi del centro storico. Poi bisogna prendere il taxi che ci porta in aeroporto. Il taxista è del Kurdistan e ci racconta che non ama molto questo paese: "I tedeschi sono pazzi. E poi qui è tutto molto caro. Meglio la Polonia". Mi domando perché non sia in Polonia, se la pensa davvero così...
Alle 14 in punto siamo in procinto di salire sull'aereo della EuroWings. Anche questo tremerà e ballerà nell'attraversare un po' di nuvole e nell'atterrare nel Sud del Sud della Spagna. Mal di testa e caldo ancora più afoso. Di Wuppertal ricorderò soprattutto i suoi boschi verdi e immensi e la gentilezza dei colleghi dell'Università omonima.


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