sábado, enero 31, 2026

L'intensità (di certi sguardi) 

L'intensità di certi sguardi. Che nessuno dei due può evitare di lanciare l'uno all'altro, sapendo chi è l'altro, perché lo si è spogliato con gli occhi, con la mente e con le mani più di una volta, col fiato sospeso, con l'ansia di chi sa che c'è il piacere ad attenderlo.

L'intensità di certe intese, di frasi che l'uno può anticipare o concludere per l'altro (in vece sua) perché già ne conosce il ritmo e il vocabolario, sa già che termini adotterà in quel contesto, che metafore, che similitudini, che maniera di piegare la prosa del mondo all'altezza musicale dei versi (le impronte e i fantasmi che accompagnano la nostra vita diurna, civile, legale, accanto a quella notturna, primitiva e illegale, quella in cui si diventa entrambi animali).

L'intensità di certi dialoghi, fuori dal bar, mentre i turisti camminano verso la spiaggia, non li ferma nemmeno il vento forte di quest'ultima giornata del mese di gennaio (che sembrava non finire mai, come se da Capodanno fossero trascorsi anni e non giorni). Qualche coppia si tiene stretta stretta (avrà paura l'uno che l'altro se ne voli via col vento?), qualche coppia si bacia sulle panchine, mentre il vento piega gli ombrelli rendendoli brandelli di plastica attaccati a fili di bastone; qualche coppia litiga, anche, perché lui non si ricorda dove ha parcheggiato e lei è isterica, vuol tornare a casa, cazzo.

L'intensità di questi scambi verbali che, al di sotto della loro superficie civilizzata  e dell'educazione, nascondono scambi ben più profondi, negli abissi dell'anima e della mente e del corpo dell'altro...

È il 31 di gennaio: la presentazione è stata un successo, il pubblico ha fatto molte domande, la scrittrice è felice, mentre il mio sguardo è diretto solo verso una persona, solo verso di lei, colei che mi conosce meglio di come mi conosco io, colei che sa, colei che scrive e canta, quando l'ispirazione le regala poesie che tolgono il fato...

domingo, enero 25, 2026

 Il mercato editoriale e la letteratura "vera"

Dunque, la situazione è la seguente: una cara amica, una persona che ammiro molto dal punto di vista del suo lavoro di studiosa e ricercatrice nell'ambito della letteratura ispanica, ha pubblicato il suo secondo romanzo e mi chiede di presentarglielo. Dopo aver pubblicato un primo romanzo dotato di un certo fascino, un romanzo scritto bene, anche se con alcuni rimandi fin troppo espliciti a un altro scrittore molto famoso e molto apprezzato a livello internazionale, ne ha appena pubblicato un secondo, molto più fiacco, sfilacciato o forse banale del primo.


E come fare, allora, ad accettare l'invito a presentare un romanzo che non ci convince e, al contempo, a non compromettere l'amicizia con una scrittrice che - secondo me - ha cose da dire, anche se forse non è riuscita a dirle come nella sua "opera prima"? E come fare, allora, a parlare bene di un romanzo che ci sembra fin troppo "topico" o pieno di elementi già visti in passato (in letteratura o anche al cinema) senza urtare la sensibilità dell'autrice? E come fare, soprattutto, questa presentazione quando uno sa che dietro a questo libro si sta muovendo tutto un armamentario di marketing letterario davvero incredibile e sconcertante? 


La casa editrice (molto potente) che pubblica il romanzo non si vuole far sfuggire l'occasione di guadagnare milioni, se possibile, con questo loro ultimo lancio. C'è di mezzo la televisione, la pubblicità, la radio, le librerie, i circoli letterari, la stampa, insomma, come provare a fare bella figura, anche nei confronti della scrittrice, senza offendere?


Ecco, ho pensato che la soluzione potrebbe essere la seguente: nella presentazione farò riferimento alle cose che mi sono piaciute, sottacendo le molte che non mi hanno convinto. E poi...che sia il Tempo a stabilire se il libro merita o finirà (come tanti) nella "sepoltura dell'oblio".


P.S.: quanta distanza c'è, a volte, tra ciò che proclama la critica e ciò che esperimenta il lettore! Quanta distanza tra il mercato editoriale e ciò che è letteratura "vera", quella che pretende scuotere la coscienza del lettore, quella che fa pensare al di là delle imitazioni dei grandi, al di là delle citazioni famose!

domingo, enero 18, 2026

 Ipotesi di lavoro

Oggi io e la mia compagna di avventure abbiamo discusso o ci siamo leggermente accapigliati sul tema del femminismo. Io difendevo l'idea che Virginia Woolf non avesse capito l'Ulisse o, almeno, non ne avesse apprezzato lo stile sperimentale (lei che ha sperimentato tantissimo) né il ritratto a 360 gradi di una donna vulcanica e passionale come Molly Bloom (non ricordo in che articolo o saggio accusa Joyce di essere pornografico o fin troppo esplicito quando racconta l'inimità dei suoi personaggi); lei difendeva il fatto che Virginia Woolf fosse riuscita a penetrare molto più a fondo di Joyce nella mente dei personaggi, anche di quelli maschili o che si trasformano nel nome di un'ermafroditismo davvero originale (pensiamo a Orlando, del 1928 - ma anche Flush non scherza, non avevo mai letto prima la biografia di un cane; lo scrive nel 1933, a 10 anni dall'apparizione dell'Ulisse joyciano).

Poi, tornando a casa, mi sono ricordato delle lettere d'amore che Virgiani Woolf scrisse a Vita Sackeville-West. Ne lessi qualcuna in inglese, quando ero studente di Lingue e Letterature Straniere alla "Sapienza" ed ebbi l'enorme, immensa fortuna d'imbattermi in maestri e anglisti di fama internazionale come Nadia Fusini o Piero Boitani (se oggi ho letto Shakespeare in versione originale lo debbo a lui, oltre a tante altre cose che non sto qui ad enumerare, perché sono davvero tante).




E subito dopo mi è venuta alla memoria la lunga trafila di lettere che James Joyce inviò a Nora Barnacle quando s'innamorarono e decisero che non si sarebbero mai più lasciati (e, di fatto, non si lasciarno mai, nemmeno quando Joyce si ubriacava come un alcolizzato e lo buttavano fuori dai pub delle varie città in cui vissero, Parigi, Trieste o Zurigo, e la coppia non sapeva come sbarcare il lunario, perché Joyce non guadagnava molto e i lavoretti che faceva per portare il pane a casa non erano molto remunerativi, se così possiamo dire...).

Scopro solo ora che nel 2024 è uscita una traduzione in italiano di quell'epistolario molto "hot" (un amico spagnolo scrittore mi ha raccontato che alcune lettere lo hanno fatto addirittura arrossire).

Ed allora ecco che mi si accende la lampadina e mi sovvien l'idea per uno studio di teoria della letteratura e di letterature comparate: cosa potrebbe venir fuori dall'analisi contrastiva dei due epistolari amorosi, quello di Virginia in omaggio a Vita e quello di James in onore di Nora? Che voce? Che immagine dei due sessi? Che guerra dei sessi tra polo femminile e polo maschile, tra omo- ed etero-sessualità? Quanta distanza tra i due nell'uso del proprio stile, tra stream of counsciouness e interior monologue? Che visione del mondo e dei rapporti sentimentali?

Appunti per un'ipotesi di lavoro del futuro...


jueves, enero 15, 2026

 The New Pope


Immaginate cosa succederebbe se i cardinali del Vaticano nominassero un papa debole, una figura di secondo piano da poter manipolare a proprio comodo, e che questo nuove papa fosse un francescano convinto, uno di di quelli che vive lo spirito del frate d'Assisi fino alle sue più estreme conseguenze. E che questo papa aprisse letteralmente le porte del Vaticano ai poveri e i diseredati della Terra, ai morti di fame che dormono per strada, ai barboni di Roma e del mondo intero, e decidesse di bloccare i conti correnti di tutti i cardinali e di promuovere l'austerità in tutte le più alte sfere dell'istituzione cristiana (un'istituzione che dura da secoli e che gode del lusso e dei privilegi di altre istituzioni di tipo politico).

Ecco, immaginatevi tutto questo: cosa succederebbe se davvero venisse nominato un Francesco II, sorta di gemello speculare di quel Francesco I che tutti abbiamo conosciuto (uno dei Papi più progressisti degli ultimi secoli, secondo alcuni, e proprio per questo non tanto ammirato né amato dalla parte più conservatrice della Chiesa). Che fine farebbe?


Paolo Sorrentino se lo domanda o lo immagina nella seconda puntata della seconda stagione di The Young Pope, ora intitolata The New Pope. Come sempre grandioso nella messa in scena, nella fotografia, nei movimenti di macchina (con quei lunghi piani sequenza che sembrano davvero godere della possibilità di spaziare dentro gli spazi immensi di un Vaticano ricostruito interamente in studio), con attori del calibro di Silvio Orlando, Jude Law (il papa finito in coma) e, soprattutto, John Malcovich (nominato papa subito dopo la morte misteriosa del papa francescano), Sorrentino si diverte a narrare gli scontri e le malefatte, i dissidi interni e i giochi di potere di una Chiesa il cui rappresentante sulla Terra sembra essere più fragile e peccatore di qualunque altro povero cristo senza fede o con una fede incerta.

A Sorrentino interessa da sempre il potere e le sue dinamiche: pensiamo al Giulio Andreotti de Il divo (2008), al Silvio Berlusconi di Loro (2018), alle comparse che circondano lo scrittore fallito Jep Gambardella ne La grande bellezza (2013) e al Presidente della Repubblica Italiana de La grazia (2025) (film che non ho ancora visto e che non vedo l'ora di vedere nell'unica sala in cui proiettano in lingua originale nella città del Sud del Sud della Spagna in cui vivo).

The New Pope è l'ennesimo tassello di questo ragionamento attorno al potere che Sorrentino va elaborando nel corso degli anni, senza mai stancarsi di sottolineare le ambiguità tipiche di chi lo esercita o lo patisce; sempre cosciente dei mezzi potenti del cinema; con una macchina da presa che danza attorno a personaggi che parlano come i protagonisti di romanzi del Novecento o anche dell'Ottocento. 



E che spasso i cammei di Sharone Stone e di Marilyn Manson, nel ruolo di se stessi, quando arrivano a San Pietro per compiacere il "nuovo papa", John Brannox, appassionato di entrambi! Sorrentino allo stato puro.

domingo, enero 11, 2026

 Le domeniche infinite

La domenica (come sa bene chi ha letto o legge questo "diario di bordo") è sempre un giorno un po' complicato da vivere (a cui sopravvivere). Quella di oggi ne è un esempio preclaro, calzante e perfetto. Dopo aver comprato 2 giornali, non sono riuiscito a sfogliarne nemmeno una pagina (di nessuno dei due). La prole vuole andare a fare un giro in bici lungofiume. Ci andiamo. Odio andarci quando ci sono così tante persone che s'improvvisano sportivi, quando corrono tutti, si creano le file, passa prima il pedone o la bici o il monopattino? Chi ha la precedenza? Quanto ingombro! 

E poi la famiglia politica che viene a pranzo: risate che non ti riguardano; pettegolezzi di gente che nemmeno conosci; scontri su Trump e Maduro, la posizione di Sánchez e quella dell'estrema destra spagnola; la Meloni che fa? Mai parlare di politica a tavola. E poi un'altra coppia, colleghi di un'altra Università, che dopo aver bevuto un po' di limoncello si mettono a parlare male della IA (o AI), l'Intellingenza Artificiale e il suo impatto sulle menti dei più giovani...dove andremo a finire? Si perderà per sempre l'uso del muscolo della memoria?

E poi la lavastoviglie da caricare e la lavatrice da svuotare, i compiti per casa, i compiti che implica la gestione quotidiana d'una casa, la voglia d'isolamento, di rivedere Fuga da Alcatraz di Don Siegel, un regista importante, un regista di quelli che sanno muovere la cinepresa e valorizzare i primi piani sul volto duro di uno come Clint Eastwood. 

A uno verrebbe quasi da dire: "Meno male che è quasi finita, meno male che domani è lunedì, si torna al lavoro, finalmente, per fortuna, basta domeniche...".

viernes, enero 09, 2026

 Incubi

Questa notte (cioè quella dell'8 gennaio) ho avuto un incubo davvero inquietante: ho sognato una delle mie "cape". Eravamo all'Università o forse all'estero, in qualche sede ufficiale esterna, e la mia "capa" non faceva altro che ingozzarsi (di cibo spazzatura, di hambuger del McDonald, di gomme da masticare e caramelle). Io provavo ad avvicinarmi per parlarle, per spiegarle, per chiederle qualcosa d'importante del nostro lavoro e lei mi guardava con aria imbarazzata, come a dire: "Mi dispiace, ora non posso". Oppure: "Ma non vedi che mi sto facendo una bella scorpacciata?". 

Poi, ad un certo punto, va via la luce, un black-out generale come quello che è avvenuto davvero in Spagna e parte del Portogallo e della Francia del Sud. Tutto nero: buio assoluto. Ed è proprio mentre tutti cerchiamo di capire cosa è successo che la mia "capa" smette di mangiare e, sempre con un certo imbarazzo o fastidio o senso di colpa, mi si avvicina e...mi bacia. Un bacio con la "capa"! Ma che senso ha?!?

Stasera ho guardato un film horror spagnolo intitolato Musarañas: non ricordavo che la parola significasse "toporagno" (che razza di "topo" è il "toporagno"?). Una giovane donna che accudisce in maniera alquanto asfissiante una sorella più piccola e più bella di lei soffre di agorafobia. Non può letteralmente uscire di casa perché solo affacciarsi alla porta le provoca nausee e vomito. Finché non arriva in casa il vicino di sopra, un giovane prestante, di cui la giovane donna malata inizia ad innamorarsi. Ecco, da questo momento, anche la sorella più piccola se ne invaghisce e da qui cominciano i guai, la trama (un po' troppo inverosimile) prende strade alternative molto "horror", fino a che non si arriva allo "splatter" più grottesco ed esplicito. In quella casa scoppia la catastrofe. 

E mi domando: perché ho scelto proprio questo film dopo questo incubo assurdo e surrealista su una delle mie "cape"? Non mi provocherà ulteriori incubi anche stanotte? 

Domande senza risposta. Mentre Silenzio. Le sette vite di Diana Karenne (Torino, Einaudi, 2024) di Melania Mazzucco mi guarda da una delle sezioni più intasate della libreria come se mi volesse invitare ad aprirlo (ci sono foto all'interno; lo leggerò di sicuro anche solo per questo), mi appresto a spegnere la luce e ad inoltrarmi nella zona d'ombra della notte fonda, speranzoso di finire tra le braccia di Morfeo, senza troppi incubi o sogni strambi.

martes, enero 06, 2026

 I Re Magi (e la Befana)

Qui in Spagna i bambini non aspettano la Befana (che vien di notte con le scarpe tutte rotte), bensì i Re Magi. Per rinfrancare i cammelli, si lascia loro un secchiello con l'acqua; per le loro Maestà, invece, si piazza un bicchiere di latte (con qualche biscotto) sul tavolo della cucina o del salone o nei pressi dell'albero di Natale. 

Sono ormai più di 10 anni che vivo in Spagna e ancora non mi abituo a quest'altra tradizione (molto più ortodossa e cattolica della nostra: che c'entra la Befana con la buona novella della venuta sulla Terra del Bambino Gesù? Che ci azzecca una specie di vecchia strega, brutta e che vola su una scopa di notte per distribuire doni o carbone ai bambini bravi e a quelli che son stati cattivi?).

Perfino i TG sono pieni di servizi sui Re Magi: una bimba chiede: "Ma come mai sono anche a Madrid? E come mai anche a Barcellona?" (risposta: "Hanno il dono dell'ubiquità" o "Sono veloci a volare da una città all'altra"). Domanda: "E chi li aiuta a distribuire tutti i regali?". Risposta: "I paggi" (altro che elfi).

Una strana malinconia fa da contraltare alle grida di gioia dei più piccoli: le strade sembrano campi di battaglia, i ristoranti sono (ancora!) pieni; ci si ferma al cinese, oggi qualcuno ha voglia di sushi (e di involtini primavera e di risotto alla cantonese e di pollo alle mandorle).

M'imbatto in una collega dell'Università: "Domani si ricomincia, eh?!" col sorriso triste sulle labbra. Vorrei non pensare. E invece, il cervello si attiva subito: quante ore di lezioni, quanti congressi, quante presentazioni di libri, quanti viaggi, quanti esami, quanti alunni da esaminare, quanti articoli da consegnare, quanti libri ancora da scrivere... Sarà il 2026 l'anno buono? Quello giusto?

All'uscita dal cinese un'aria gelida: sulle montagne intorno nevica. Qualcuno dice che bisogna munirsi di catene per la macchina. Incredibile percepire certe temperature polari a pochi passi dal mare. Uno stormo d'uccelli improvvisa una danza nel cielo grigio. Odore di camini accesi. Tra un po' si smonta: via alberi e decorazioni, addio, al prossimo anno, chissà...

L'intensità (di certi sguardi)  L'intensità di certi sguardi. Che nessuno dei due può evitare di lanciare l'uno all'altro, s...