domingo, septiembre 06, 2026
domingo, enero 18, 2026
Ipotesi di lavoro
lunes, julio 28, 2025
Prima di ripartire per l'Italia
"Caminante no hay camino...", certo. Il cammino si costruisce camminando (l'ho sperimentato nel 2012, cundo affrontai il famoso "Camino de Santiago"). E allora mi viene in mente il finale di una poesia di Pierluigi Cappello, poeta che ho scoperto grazie a Jovanotti (che mi fece scoprire anche Mariangela Gualtieri, un'altra scrittrice che emoziona e incanta con la sua lirica apparentemente umile, ma profondamente dirompente):
e adesso che ho pianto
non ho parole migliori di queste
per dire che ho pianto
le parole più belle
le parole più pure
non sono lo zampettio delle sillabe
sull’inverno frusciante dei fogli
stanno così come stanno
né fuoco né cenere
fra l’ultima parola detta
e la prima nuova da dire
è lì che abitiamo.
jueves, mayo 22, 2025
Una traduzione da El lago en las pupilas (2012) di Luis Goytisolo
Romanzo strano, come molti dei romanzi di Luis Goytisolo, scrittore che non legge quasi più nessuno, in Spagna, e che non è mai stato tradotto in italiano e la cui opera principale s'intitola Antagonía, una tetralogia scritta tra il 1973 e il 1981 (ma ideata a partire dal 1960, ergo, trattasi di un'opera che occupa quasi 20 anni di vita dello scrittore prima di vedere la luce e di venire pubblicata in 4 parti e prima che l'edizione completa e compatta uscisse solo nel 2012).
sábado, marzo 30, 2024
Letture pasquali
Provo a leggere, in queste vacanze pasquali, tra una corsa in bicicletta in alta montagna e le mangiate assurde previste dal calendario (cenoni e pranzoni cui è difficile sottrarsi, a meno che uno non decida di diventare improvvisamente un eremita).
In Don Chisciotte e i suoi fantasmi (Palermo, Sellerio, 2023), l'adorato e ammirato Alberto Manguel mi ricorda l'importanza della scelta di Miguel de Cervantes di "inventare" un autore arabo in quanto "storico" che narra le vicende di Don Quijote de la Mancha. Scegliere un arabo (un infedele, agli occhi della Spagna e della Chiesa di Roma del XVII sec.) è un atto di ribellione notevole nei confronti del "pensiero dominante". È paradossale che a partire dal cap. IX della Iª Parte del romanzo leggiamo le gesta del folle idalgo grazie alla traduzione dall'arabo allo spagnolo di un autore originale "infedele", uno che pratica la religione islamica, nemico dello Stato, ma anche della religione di Stato... Perché questa scelta così azzardata? Perché questo trucco letterario?
Manguel sostiene che Cervantes si cali nei panni dell'Altro per invitare i suoi lettori a guardare la realtà da un punto di vista straniante. E l'Altro non è solo l'arabo, ma anche il folle, chi fuoriesce dalla lettura "standard" e razionale della realtà, chi sa guardare il rovescio dei fatti e delle persone...
Tutto ciò determina anche la vivacità e la vitalità del testo cervantino. Chi legge Don Quijote oggi si rende conto del fatto che il libro è ancora attualissimo, che non c'è personaggio o episodio che non possa essere ricollegato ai drammi, alle illusioni, alle paure che proviamo anche noi, lettori e cittadini del XXI sec. E poi c'è questa grande verità: (id., p. 71): "il tempo di don Chisciotte è un tempo vivo, fertile, che la nostra coscienza va creando via via che lo creiamo"...e di quanti classici si potrà dire lo stesso?
Parla di tempo (e di spazio) e, soprattutto, di punto di vista all'interno del testo letterario anche Alessandro Cutrona in Questione di sguardi. Il punto di vista e la narrazione (Palermo, il Palindromo, 2020). Scritto con uno stile asciutto e grande passione, questo saggio sintetizza, ripassa e riattualizza alcune delle questioni tecniche e teoriche più spinose attorno al punto di vista e a come esso agisce determinando il senso dei testi letterari. E torna l'ombra lunga di Cervantes (e la sua scelta di "inventarsi" un Altro come Cide Hamete Benengeli) sin dalla p. 15: "Quando ci sediamo e siamo intenti a leggere un libro, seppure inconsapevolmente, stiamo abbandonando il nostro punto di vista per adottarne un altro, uno diverso dal proprio: assumiamo un'altra posizione per metterci nei panni dell'altro".
E che stimolanti risultano allora i punti di vista stranianti che hanno inventato maestri come Kafka o Collodi, Henry James o Joyce, Pirandello o Giorgio Bassani (autore che devo assolutamente riscoprire perché, al di là del magistrale Il giardino dei Finzi-Contini, è autore di racconti che mi attirano in modo davvero viscerale).
E poi Donatella Di Pietrantonio, che con L'età fragile (Torino, Einaudi, 2023) mi fa rivivere un fatto di cronaca nera avventuo in Abruzzo con uno stile che non mi convince, anche se ne riconosco l'obiettiva originalità; e poi Antonio Prete, le cui Carte d'amore (Milano, Bollati Boringhieri, 2022) devo ancora aprire, così come ancora attendono pazienti il Massimo Recalcati di Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa (Milano, Raffaello Cortina, 2014) e il Maurice Charney di Amarsi con Shakespeare (Palermo, Sellerio, 2022) e l'immenso Ernst H. Gombrich, con l'imponente Immagini simboliche. Studi sull'arte del rinascimento (Torino, Einaudi, 1978), uno di quei saggi che so già che mi cambieranno (per sempre) il modo di leggere l'arte e di vedere il mondo...
Le vacanze dovrebbero durare di più.
domingo, noviembre 26, 2023
Gennaro Serio e il suo Notturno di Gibilterra
viernes, junio 03, 2022
Una poesia di Juan Luis Panero
miércoles, mayo 18, 2022
Microracconti a go-go
Forse ispirata proprio dalla mia traduzione, oltre che dallo stile peculiare dell'autore tradotto, non si è più frenata, né fermata. Ogni mattina so che, nell'atto di aprire la posta elettronica, troverò uno dei parti (geniali) della sua immaginazione (fervida). A quasi 80 anni ha scoperto una vena creativa incredibile e che pare non avere limiti. Scrive microracconti a partire da ogni input possibile e immaginabile: una pagina di cronaca; una notizia del telegiornale; un ricordo d'infanzia; un pettegolezzo ascoltato al supermercato; una confidenza fatta dall'amica del cuore; un frammento letterario letto in giornata; una poesia, un romanzo, i microracconti degli altri scrittori che legge con gusto e fervore crescente; un diario; una pubblicità intravista sul bus; tutto, assolutamente tutto, è suscettibile di diventare "materia" di scrittura in questa enorme fucina di microracconti che avanzano e non si fermano più (ci sono giorni in cui il primo microracconto mi arriva alle 7:00 del mattino e il secondo alle 21:00 della sera, ovvero, tardissimo, visto che C. è solita coricarsi presto per poi svegliarsi all'alba).
sábado, enero 30, 2021
30/1/2021
miércoles, diciembre 02, 2020
2 Dicembre 2020 (quasi 3)
viernes, septiembre 18, 2020
Ritorno a scuola (?)
martes, septiembre 08, 2020
8/9/2020
E
così, oggi compio 43 anni. Ancora non ci credo. Mi sembra irreale, anche
perché, mentalmente (come succede a tanti, come succede a molti miei coetanei),
di anni me ne sento 24 o, al massimo, 26. E dovrebbe essere tempo di bilanci.
Ma non ce la faccio più a fare i bilanci. Vorrei imparare a vivere alla
giornata. Basta fare programmi. Basta calcolare tutto al millimetro. E se gli
articoli che ho nel cassetto non appariranno mai; se il libro che ho tradotto
da poco non vedrà la luce; se tutte le conquiste accademiche che uno rincorre
non arriveranno mai, ebbene, non fa niente, non è più un problema, non voglio
più farne un problema, non sarà affatto un problema (“puoi sempre aprire un’edicola
o andare a lavorare in una biblioteca”, mi dice per scherzare, ma poi nemmeno
tanto). Si vive una vita sola. Ce lo diciamo tutti, chi piú chi meno, anche se
poi pochi fanno tesoro del detto. Nemmeno un virus di dimensioni e letalità
mondiali ci ha fatto migliorare o ci ha spinto a riflettere su chi siamo, su
cosa vogliamo fare su questo pianeta, su dove possiamo andare e dove sarebbe
bene fermarsi.
E
allora lascio stare i bilanci e mi dedico a godermi il tramonto. E, dopo i 30
km di turno fatti in bicicletta, mi dedico a farmi una bella doccia, anche solo
per il gusto d’indossare il bellissimo accappatoio nuovo (ed elegante) che mi
ha regalato la mia compagna di avventure. E domani andiamo al cinema, a vedere Tenet, l’ultimo di Christopher Nolan, se
si può. E prima del cinema, una pizza nella nostra pizzeria preferita. Sempre
se si può, nonostante la distanza sociale e le mascherine d’obbligo. 43 anni,
ragazzi…
martes, julio 28, 2020
jueves, abril 30, 2020
lunes, febrero 17, 2020
martes, enero 07, 2020
Sorridiamo tutti e tre. Si avvicina il figlio minore, che non vedevo da una vita, proprio come suo padre. Mi ringrazia di essere venuto, ma sono io che ringrazio lui.
viernes, diciembre 20, 2019
La proiezione è un successo; ragazzi e adulti, anziani e uomini di mezza età che si esaltano ad ascoltare i discorsi di Robin Williams in piedi sui banchi (scene topiche e, non per questo, prive di quella potenza retorica che ci ammalia sempre al cinema, quando il cinema ruota attorno alle idee "forti" e - come in questo caso - esalta il potere trasformatore e rigeneratore della poesia).
Quasi fatto tutto (in tempi record) Non so esattamente come ci sono riuscito, ma ho quasi fatto tutto (in tempi record). Sarà che sotto str...
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Alla fermata del bus Alla fermata del bus capitano le cose più assurde e strambe e incomprensibili. Come l’altro giorno, quando un ...
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Strange days Sono giorni strani, questi giorni miei... Di malinconia per i terremotati del Nord (con - nel ricordo - le immagini...
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Novembre 2025: corse e ricorsi storici Dovremmo avere più tempo per noi stessi, per stare in silenzio, per auto-osservarci, per calmarci, p...






