La scuola
Mattinata intensa a scuola: dopo anni, forse decenni, torno in un'aula di scuola, alle superiori, come si diceva ai miei tempi. L'impegno della Preside che mi ha invitato a parlare nella "Settimana culturale" del suo istituto è encomiabile. Si parla di scienza, tecnologia, letteratura, AI e fantascienza. Isaac Asimov è uno degli autori studiati nel corso degli ultimi mesi. Insieme ad Asimov, Alan Turing, Philip Dick, ogni parete di ogni piano della scuola è tappezzato da giochi, laboratori, poster sullo stesso argomento.
I docenti che incontro hanno tutti il sorriso sulle labbra; gli alunni, tra i 13 e 16 anni, sembrano tutti contenti di partecipare in un progetto in cui sono state coinvolte anche le famiglie. Sembra di entrare in un mondo parallelo: come mi fa notare anche Manuel M. (il giornalista invitato in questa prima giornata di lavori), la scuola è una città a sé, con le sue regole e i suoi codici, non è permesso l'ingresso ai non addetti ai lavori, agli estranei. I corridoi sono pieni di voci e rumori, di giovani che chiacchierano del loro racconto o romanzo favorito: l'uso dell'AI è consentito solo in determinati casi; sfoglio un racconto scritto a mano con una penna blu e su un pezzo di carta vero, come si faceva ai miei tempi. Da qui possono nascere futuri scrittori o registi o comunque amanti della cultura e della scienza.
Prima di me parlano un chimico e una fisica: lui viene dalla città del Sud del Sud della Spagna in cui vivo; lei viene da Madrid. Entrambi uniti dalla stessa passione.
Quando tocca a me, mi schiarisco la voce e comincio a parlare dell'attualità del "Chisciotte", di come questo personaggio (insieme a Sancio Panza) travalichi i tempi e i luoghi: parliamo della pastora Marcela e del morisco Ricote. Una proto-femminista che mi consente di affrontare il tema dell'uguaglianza e della parità tra uomini e donne e un migrante musulmano che mi permette di parlare di patria, di che cos'è la patria per noi, in un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, di che significa nascere in un posto piuttosto che un altro, della lingua come elemento identitario.
Quando finsice l'evento, andiamo a mangiare insieme: io, la Preside e il giornalista. Manuel M. mi guarda commosso e mi fa: "Scriverò un articolo sul tuo intervento e lo intitolerò: 'Don Chisciotte: il romanzo che Trump non leggerà mai'". Ridiamo, scherziamo, riflettiamo sull'importanza di promuvere eventi culturali come questo, in un contesto come il nostro, dove ciò che predomina è la velocità, la rabbia, la guerra, l'odio.
Mattinate di lavoro come queste danno senso a tutte le ore di lettura, sforzo, studio. Tra questi ragazzi, ci sarà forse anche un futuro Premio Nobel, un nuovo Asimov, chissà, forse, addirittura, un nuovo Cervantes...