lunes, mayo 25, 2026

 Lieto fine?


Dunque, per ora, è andata bene, anzi, benissimo. La visita dal dottore ha dato risultato positivo: c'è il rimedio al (piccolo) danno, verrò contattato telefonicamente, per ora possiamo tornare a respirare tranquilli...

E così, uno si ritrova a parlare di Memorie di Adriano con una dottoressa esperta di cure palliative (per quei malati cronici che sanno che stanno per morire); con un filosofo (che è esperto di stoicismo); con una giornalista femminista che ha fatto le domande giuste, anche se si notava che era alquanto imbarazzata (forse perché nessuno si conosceva? Forse perché non avevamo una scalettta da seguire? forse perché non è poi così abituata a coordinare il discorso di una tavola rotonda?).

Dopo l'evento e i molti applausi ricevuti, il giorno dopo, sono finito a parlare di Marguerite Yourcenar, dell'Impero Romano, di Tivoli e d'Italia in un programma della radio diretto da un gruppetto di quattro prof. ormai in pensione. Età media: 80 anni, ma tutti portati benissimo. La chiacchierata è stata davvero bella, entusiasmante, ricca di spunti. Uno degli intervistatori ci hanno fatto riflettere sull'influsso della letteratura e della cultura greca su Adriano e, quindi, sulla scrittura di Yourcenar; un altro ha citato L'opera al nero (1988), l'unico film tratto da un omonimo romanzo della scrittrice. Anche il film offre lo spunto per parlare d'Italia: Zenone, l'alchimista protagonista, lo interpreta l'immenso Gian Maria Volonté. Qualcuno mi fa i complimenti per la mia pronuncia dello spagnolo; qualcun'altro invidia il fatto che sia bilingue e che abbia davvero due patrie (la Spagna, accanto all'Italia); qualcun'altro manda una canzone che qualche cantautore francese ha dedicato a Yourcenar; la canzone s'intitola "Marguerite" e per un secondo mi sembra d'essere all'interno di un film della Nouvelle Vague.

Quella stessa sera ci ritroviamo tutti al teatro per vedere una nuova riscrittura delle Memorie di Adriano: l'opera è notevole, l'attore, Lluís Homar, eccelso, il pubblico si alza in piedi per applaudire... Tutti concordiamo nel dire che, per un bel po', dovremo disintossicarci, troppa Yourcenar in questi due giorni, con un'intensità di lettura e interpretazione fin troppo alta.

Sabato, ovvero, il giorno dopo, esce sul giornale un mio pezzo sull'ultimo libro di Valeria Luiselli, Principio, metà, fine (Feltrinelli, 2026). Ne parlerò più diffusamente in qualche post all'interno di questo diario di viaggio sgangherato... Nel frattempo, noto che l'articolo (o recensione) è piaciuto molto. Mi scrivono amici e gente conosciuta, ma anche persone mai viste né sentite prima in vita mia. Per ora siamo ancora vivi... Per ora è andata bene... Si va avanti in mezzo al mare dell'incertezza, ma intanto, si va...consci del fatto che il "lieto fine", in realtà, non c'è.

martes, mayo 19, 2026

 Memorie di Adriano e vita vissuta


Domani dovrò andare dal dottore per un'ecografia importante. Da quell'ecografia (l'appuntamento è alle 9:15, orario molto "spagnolo"), dipenderà forse il resto della mia vita. Nel frattempo, nel pomeriggio, sempre domani, 20 maggio del 2026, dovrò collegarmi con un'Università di Città del Messico per approntare una prima revisione di un libro monografico sulle "scritture dell'io" che uscirà entro questo autunno. E subito dopo, alle 18:00, dovrò essere già pronto per una tavola rotonda su Memorie di Adriano (1951), il capolavoro di Marguerite Yourcenar.

Se tutto andrà bene, domani parlerò di "potere", "amore" e "morte" con un filosofo di un'Università amica e una dottoressa esperta di "cure palliative", ovvero, di quel tipo di cure che si applicano a pazienti terminali, persone che hanno una malattia incurabile e irreversibile.

È davvero strano vedere come la letteratura si unisce alla vita, come la vita imita la letteratura, come letteratura e vita vanno a braccetto. Leggo le prime 15 pagine del romanzo della Yourcenar e penso a quante verità descrive in queste prime pagine meravigliose l'Imperatore Adriano, intento a fare un sunto della sua vita per uso e consumo di colui che sarà il suo erede, Marco Aurelio, l'autore delle Meditazioni.

C'è un brano che mi colpisce: Adriano parla del sonno e della sua malattia d'insonnia. Si domanda che strana legge divina faccia in modo che ci risulti impossibile portarci dietro segni, tracce delle cose che sogniamo nel pieno della realtà empirica. E sempre in questo brano Adriano dice che nei sogni ci è concesso di parlare con i morti, con coloro che conoscemmo in vita e che, ora, non ci sono più.

È successo anche a me: ho sognato di ritrovare mio nonno, morto di Alzheimer, e di parlare con due scrittori morti da anni, ormai, Juan Benet e Javier Marías (il primo deceduto il 5 gennaio del 1993 e il secondo l'11 settembre del 2022). E poi ci sono le riflessioni sul tempo, sulla memoria, sull'amore come Eros che ci travolge, sul sesso come massima espressione della nostra natura selvaggia, sul potere come condanna (ma Adriano lo sa bene: per il suo medico curante il suo è un corpo qualunque, un ammasso di tendini, nervi, pelle e organi come quelli di qualsiasi altro essere umano; la corona non fa la differenza, in certi frangenti).

E allora penso a quanto il risultato dell'ecografia influenzerà la mia giornata, a come saprò affrontarla se l'esito è negativo (o a come saprò goderne se l'esito è positivo).

Non ho mai parlato di letteratura con un filosofo e un'esperta in cure palliative; men che meno ho mai parlato prima di letteratura in un teatro (uno dei più belli e famosi della città del Sud del Sud della Spagna in cui vivo). Mi faccio l'inboccaalupo da solo e vado avanti, prendo appunti e provo a distrarmi, conscio - come Adriano - che la vita è davvero effimera e che non c'è modo di evitare il male e che la felicità è davvero un capolavoro che dura poco e che sorge dall'incrocio di fattori davvero aleatori e delicatissimi. Domani è un altro giorno...

lunes, mayo 11, 2026

 Sogni emblematico-letterari



 Dunque, l'altro giorno ho fatto una serie di incubi allucinanti. In uno di essi appariva anche Marta, una cara amica scrittrice. Eravamo a cena, in un ristorante di lusso, sul terrazzo di una torre medievale molto alta, a Roma, o a Firenze, o a Venezia. Tra di noi c'era anche una giornalista, una tipa che non faceva altro che domande su domande e io nel sogno avverto il desiderio di sopprimerla (anche con la violenza). Vorrei stare da solo in pace e a chiacchiera con Marta, ma lei è lì, onnipresente, non se ne va, anche quando si avvicina il cameriere e ci illustra il menù. 

L'ambiente di lusso inizia a muoversi quando una scossa di terremoto inizia a far tremolare la torre. Balla tutto e iniziano a crollare pezzi di intonaco, muro, mattonelle, piatti e bicchieri, calici di vino e persone che non se l'aspettano. Il tremore spinge Marta a gridarmi di scappare, dobbiamo scendere per le scale e trovare un'uscita d'emergenza.

Bene: racconto il sogno alla mia compagna di avventure e mi guarda come a dire: "tu sei tutto matto!". Lo racconto a Marta e scoppia a ridere. Lo racconto a una nostra amica in comune e mi fa notare che se il mio era o pretendeva di essere un incontro galante, orbene, il fatto che la torre crolli è molto significativo, sempre che la torri mantenga un significato fallico (Freud e Lacan a parte). Non ci avevo pensato: forse ero lì per abbordare Marta o con un secondo fine di tipo sessuale. E allora sì che la torre è fallica! Ma poi penso anche a Domani nella battaglia pensa a me, un bellissimo romanzo di Javier Marías che inizia proprio con la scena di un presunto approccio sessuale del narratore alla donna che ha appena conosciuto e che - guarda un po'! - si chiama Marta, la quale non fa in tempo nemmeno a spogliarsi del tutto quando ha un infarto e muore tra le braccia dell'amante che non ha fatto in tempo a consumare. Marta. Morta. Basta cambiare una vocale ed il gioco è fatto. Poi penso anche a Bomarzo: un romanzo di Marta è in parte ambientato nel Bosco Magico (o Stregato) di Bomarzo. Anzi, nel romanzo c'è tutta una scena in cui la protagonista entra all'interno di una casa inclinata, io ci sono stato, è davvero perturbante e inquietante, si ha come la sensazione di cadere, fa venire un po' di vertigini, quando se ne esce, si avverte un senso di spaesamento e angoscia.


E allora comunico subito a Marta queste nuove interpretazioni di stampo letterario. Marta ride e ride, non ce la fa proprio a trattenere le risate e mi dice che forse ho mangiato solo pesante. Intanto, torno con la mente a quella torre medievale del sogno e mi domando ancora: perché medievale? I sogni. Gli incubi. La vita. La letteratura. È tutto mescolato insieme. Bomarzo è anche il titolo di un famoso romanzo di Manuel Mujica Láinez (pubblicato nel 1962). Non l'ho mai letto. Ma credo che sia giunta l'ora di farlo...

Diario di Colonia (e Wuppertal e Dusserdolf) 20 giugno 2026 Si riparte: solo zainetti, niente valigie (le compagnie aeree fanno pagare cari ...