Lieto fine?
Dunque, per ora, è andata bene, anzi, benissimo. La visita dal dottore ha dato risultato positivo: c'è il rimedio al (piccolo) danno, verrò contattato telefonicamente, per ora possiamo tornare a respirare tranquilli...
E così, uno si ritrova a parlare di Memorie di Adriano con una dottoressa esperta di cure palliative (per quei malati cronici che sanno che stanno per morire); con un filosofo (che è esperto di stoicismo); con una giornalista femminista che ha fatto le domande giuste, anche se si notava che era alquanto imbarazzata (forse perché nessuno si conosceva? Forse perché non avevamo una scalettta da seguire? forse perché non è poi così abituata a coordinare il discorso di una tavola rotonda?).
Dopo l'evento e i molti applausi ricevuti, il giorno dopo, sono finito a parlare di Marguerite Yourcenar, dell'Impero Romano, di Tivoli e d'Italia in un programma della radio diretto da un gruppetto di quattro prof. ormai in pensione. Età media: 80 anni, ma tutti portati benissimo. La chiacchierata è stata davvero bella, entusiasmante, ricca di spunti. Uno degli intervistatori ci hanno fatto riflettere sull'influsso della letteratura e della cultura greca su Adriano e, quindi, sulla scrittura di Yourcenar; un altro ha citato L'opera al nero (1988), l'unico film tratto da un omonimo romanzo della scrittrice. Anche il film offre lo spunto per parlare d'Italia: Zenone, l'alchimista protagonista, lo interpreta l'immenso Gian Maria Volonté. Qualcuno mi fa i complimenti per la mia pronuncia dello spagnolo; qualcun'altro invidia il fatto che sia bilingue e che abbia davvero due patrie (la Spagna, accanto all'Italia); qualcun'altro manda una canzone che qualche cantautore francese ha dedicato a Yourcenar; la canzone s'intitola "Marguerite" e per un secondo mi sembra d'essere all'interno di un film della Nouvelle Vague.
Quella stessa sera ci ritroviamo tutti al teatro per vedere una nuova riscrittura delle Memorie di Adriano: l'opera è notevole, l'attore, Lluís Homar, eccelso, il pubblico si alza in piedi per applaudire... Tutti concordiamo nel dire che, per un bel po', dovremo disintossicarci, troppa Yourcenar in questi due giorni, con un'intensità di lettura e interpretazione fin troppo alta.
Sabato, ovvero, il giorno dopo, esce sul giornale un mio pezzo sull'ultimo libro di Valeria Luiselli, Principio, metà, fine (Feltrinelli, 2026). Ne parlerò più diffusamente in qualche post all'interno di questo diario di viaggio sgangherato... Nel frattempo, noto che l'articolo (o recensione) è piaciuto molto. Mi scrivono amici e gente conosciuta, ma anche persone mai viste né sentite prima in vita mia. Per ora siamo ancora vivi... Per ora è andata bene... Si va avanti in mezzo al mare dell'incertezza, ma intanto, si va...consci del fatto che il "lieto fine", in realtà, non c'è.
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