Piccolo Museo del Diario
Il caldo afoso uccide ogni voglia di fare; perfino leggere un buon libro diventa un'impresa, con il ventilatore sparato in faccia e sul corpo disteso sul divano... In lontananza, si sente il grido dei gabbiani e qualche passerotto o rondine che disegna percorsi impensabili in cielo (dove vanno gli uccelli quando fa così caldo? Dove trovano riposo e ombra? Le domande dei bambini).
Acquisto i biglietti per il Piccolo Museo del Diario di Pieve Santo Stefano (in provincia di Arezzo) per il 9 agosto alle ore 16:30 (l'ultimo ingresso). La mia compagna di viaggi sta scrivendo un libro sui diari e questo "piccolo museo" fa al caso suo, non ci sono dubbi. Mi domando chi mai abbia avuto l'idea di fondarlo, un museo con queste caratteristiche, e se oggi, nel XXI secolo, ci sono ancora persone che scrivano un diario (voglio dire: uno vero, su carta, con la penna, non come questo che sto scrivendo io, con le dita delle mani che ballano sulla tastiera di un computer davanti allo schermo). Chi potrebbe? Chi avrebbe il tempo? Per parlare di cosa, poi? A chi interessano i fatti (minuscoli) della nostra vita quotidiana? (queste domande vanno bene se le applichiamo anche a questo "Diario di bordo" di uno che non osa fare il suo nome e preferisce stare nell'anonimato o usare il nickname per chissà quale strana forma di pudore...). Che cosa spinge qualcuno a dettagliare i fatti della sua vita quotidiana? Che cosa spinse gli autori dei vari diari raccolti e custoditi nel Piccolo Museo del Diario?
Questa capatina in provincia d'Arezzo avverrà dopo aver attraversato mezza Italia: da Genova al Lago di Como, poi chissà, verso le Dolomiti, poi giù, scenderemo verso la Toscana e poi Roma e poi il paesino del Centro d'Italia da cui provengo, in cui sono nato, e in cui è sempre un lusso, un piacere vero, una goduria, tornare...
C'è anche modo di visitare il Museo in modo virtuale; guardo qualche foto, copertine di diari appese al muro, luce soffusa, lampadine che illuminano misteriosamente le parole di chissà chi, di persone comuni, di gente ormai morta, di scrittori in erba o che non hanno mai pubblicato nulla, ma che hanno scritto - negli anni - il proprio "diario di bordo"...

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