domingo, julio 19, 2026

 Luis Goytisolo



Questa settimana che finisce oggi, 19 luglio, giorno della finalissima tra Spagna e Argentina, è iniziata nel peggiore dei modi possibili. Lunedì 13 luglio ricevo una chiamata da un numero sconosciuto, ma, non so bene perché, decido di rispondere. Dalla voce capisco subito di chi si tratta: è la moglie di Luis Goytisolo, uno degli scrittori più originali della letteratura spagnola del XX secolo, uno scrittore che ho avuto il privilegio di conoscere nel 2006 e con cui, negli ultimi 3 o 4 anni, ho stabilito una sorta di amicizia a distanza che si concretizzava nelle lunghe telefonate che ci facevamo quando era lui a chiamarmi, i venerdì pomeriggio, attorno alle 19 o alle 19:30 del pomeriggio.

Parlavamo di un po' di tutto in queste telefonate, a volte per ore, senza censure né freni inibitori. Una volta mi raccontò di una visita all'obitorio, un prof di criminologia voleva che i suoi studenti assistessero ad una autopsia, una compagna di studi svenne, Luis l'aiutò a rialzarsi, il cadavere ormai azzurro era quello di una donna incinta (o morta durnate il parto).

A volte mi sono chiesto perché Luis si confidava con me, mi raccontava questi episodi abbastanza particolari, a volte si finiva a parlare anche dei suoi fratelli, della guerra civile spagnola, della fame che patirono un po' tutti (ma loro di meno, perché avevano le galline e i conigli e terre ben provviste di frutta e  verdura).

A volte avevo la sensazione di essere una sorta di cassa di risonanza dei suoi ricordi e anche dei suoi successi, lui che non ha mai trovato il plauso o l'appoggio del grande pubblico, solo della critica (e non sempre in Spagna, spesso fuori dal suo stesso paese, soprattutto in Francia e, ultimamente, negli Stati Uniti, dopo che Brendan Riley ha avuto l'enorme coraggio e il grande merito di tradurre il suo capolavoro, che è, resta e sarà sempre Antagonía, tradotto con il titolo in inglese Antagony, una tetralogia che anticipa le tendenze metaletterarie di certo postmodernismo e le supera nel corso degli anni in cui vide la luce: Recuento, del 1973; Los verdes de mayo hasta el mar, del 1976, quando Franco è ormai morto e la censura permette di ristampare anche Recuentom uscito in Messico la prima volta proprio per i problemi con i censori franchisti; La cólera de Aquiles, del 1979; e, infine, Teoría del conocimiento, del 1981...che impresa, per il traduttore americano, rendere in inglese le 1200 pagine di questo monumento letterario, un romanzo sul romanzo, un romanzo sull'atto della lettura e quello della scrittura che permette di costruire mondi fittizi e ponti costanti tra letteratura e filosofia...che fatica, che impresa, che azzardo!).

La moglie ha voluto ribadire che Luis mi ammirava, come studioso, e che mi rispettava, come persona. Solo dopo, una volta riattaccato, ho iniziato ad assimilare la notizia e ho pianto e sono andato fuori, in bicicletta, per prendere un po' d'aria e contemplare il tramonto.

Un'amica mi scrive da Pisa: "Non essere triste, custodisci e diffondi, è tutto ciò che possiamo e dobbiamo fare". Le dico che sì, che questo è uno dei nostri doveri in quanto filologi: custodire e diffondere le opere letterarie che hanno qualcosa da dirci su noi stessi, sull'umanità che ci rende tali. Poi la mia amica aggiunge: "La vita è destinata alla fine, ma dobbiamo lasciare qualcosa che continui".

E l'opera di Luis Goytisolo continua...è vero che abbiamo perso l'autore, ma non abbiamo perso i suoi testi, i suoi saggi, i suoi romanzi sempre complessi e affascinanti. Sarà strano, da ora in poi, non poter più leggere il suo nome sullo schermo del telefonino, quando mi chiamava e ci si faceva anche un po' di risate, quando lui criticava alcuni colleghi e io cercavo di sapere come fuziona da dentro la RAE (Real Academia de la Lengua Española) di cui era membro da anni...

Ho scritto di Luis anche in questo diario di bordo. Non avrei mai pensato di tornare a scriverne proprio ora che non c'è più.

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