lunes, agosto 31, 2026

Giornate strane (e la fine delle vacanze) 


Giornate strane, queste giornate di rientro, di ritorno alla routine, alla cosiddetta normalità, al lavoro che tante ore del giorno e della notte ci occupa la mente e il corpo (mente e corpo vanno insieme, quando uno si sente appassionato del proprio lavoro, lo interpreta non come condanna, bensì come passione, come vocazione, come piacere). Giornate strane di fine agosto (oggi è esattamente il 30) che segnalano la fine inevitabile, inequivocabile dell’estate, quello strano periodo dell’anno in cui ci permettiamo un po’ di ozio, di lasciar andare, di mare, di sole, di chiacchierate con gli amici che non vediamo così spesso, di mangiate e bevute fuori dai limiti e dagli orari consentiti (consentiti poi da chi? Chi ci proibisce, durante il resto dell’anno, di bere e mangiare alle 23 di notte o dalle 10 del mattino? Ah, chi diavolo si cela dietro i ritmi che tutti – volenti o nolenti – seguiamo?).

Un nulla può cambiare una vita, un sasso scagliato contro il vetro di una macchina può causare un furto di un pc in cui uno conserva mezza vita (o forse la vita intera?) e allora non ci sono santi, non bastano le bestemmie, nessuna malidizione è sufficiente per imprecare contro il ladro di turno (e uno aveva anche avvertito l’ombra del pericolo: lezione da imparare subito e applicare immantinente: bisogna sempre fidarsi dell’intuito, del proprio sesto senso, sempre!). Ed ecco la faccia a bocca aperta sia della consorte che della prole, le urla, i pianti, l’impossibilità di denunciare perché altrimenti perdiamo il traghetto, il senso d’impotenza di fronte a una violazione della propria privacy, dei propri beni personali (e non sarà un caso che si definiscano tali), di oggetti carichi o stracarichi di valore affettivo per uno che li ha appena persi e non sa che pesci pigliare, cosa fare, anche quando nota che il bagagliaio è pieno, anche quando s’illude che sia tutto a posto, un vetro si ripara, non è grave, e si viaggia così, 21 ore convinti del fatto che i ladri non hanno rubato nulla, hanno solo rotto il vetro, e, invece, quando ci si prepara per accendere i motori e si sta in attesa in garage, ecco, lì sì riscoppia la tempesta, le urla e i pianti, sono spariti entrambi i pc, non si salva nessuno, quando un ladro agisce così è perché sa cosa fa, è un professionista (intanto, gli auguro subito che gli cadano le braccia, che perda l’uso delle mani, che soffra le pene dell’Inferno).
 
Un sassolino, ma anche una scivolata sull’olio, su una banana, dentro la vasca da bagno, non c’è spazio che non sia luogo ideale in cui farsi male, o perdere la vita, siamo esseri fragili, un nonnulla ci atterra, un nonnulla ci annienta, un fulmine a ciel sereno che spezza un ramo di un albero che ci cade in testa e ci fa crepare, una lametta da barba che sguscia via, una foratura della ruota della bici, una curva presa troppo stretta, il guardrail che non ce la fa a contenere il tuo corpo che a tutta velocità vola e si precipita nel vuoto…
E insomma: uno pensa che queste cose non gli capiteranno mai, che non gli debbono capitare, pensa che è sfortuna, che è destino, che stava scritto. Poi smette di martirizzarsi, non si può piangere per sempre per un furto del genere, la vita va e deve andare avanti. I soldi vanno e vengono; la vita è una sola; bisogna farsi coraggio e dire che quella passeggiata di nemmeno mezz’ora poteva finire meglio, ma pazienza, doveva finire male. Si ritorna alla routine, dal 1 settembre sarà davvero routine e uno spera di poter continuare a fare il proprio lavoro con la tenacia e la passione e l’entusiasmo di sempre. Malgrado tutto. Malgrado gli imprevisti della vita. Malgrado la presenza ominosa dell’ombra della morte.

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