viernes, septiembre 04, 2026

 Tra gli impegni familiari e quelli accademici


Ora, immaginiamoci una coppia di docenti che ha prole; immaginiamoci anche una scuola chiusa fino all'8 settembre (la data del mio compleanno) e che ricomincia proprio l'8 settembre (che è anche la data d'inizio dei corsi all'Università). Immaginiamoci questa coppia che vive in una città in cui non può fare affidamento su alcun parente, nonna, nonno, zio o zia... E che, nonostante l'assenza d'aiuto, deve andare a lavorare, deve compiere il proprio dovere.

Si fanno i turni, certo: lei andrà con la prole all'Università un giorno, lui un altro. Quando entro in ufficio, lungo il corridoio, non c'è collega che non si fermi a guardarle: "Ma che belle!"; "Ma come sono cresciute!"; "Volete una caramella?". Tutti che sorridono, fanno loro regali e regalie varie; perfino quelli di informatica, che non parlano molto, sono sempre piuttosto laconici, perfino loro permettono loro di giocare al computer, di far finta di scrivere con la tastiera di pc spenti, mentre scaricano nel mio (quello nuovo, comprato ieri) il pacchetto Office con Word, Excell, PowerPoint e i programmi fondamentali per svolgere le proprie mansioni (docenza e ricerca scientifica).

Ecco: immaginiamoci per un secondo un luogo grigio e neutro come il centro d'informatica "invaso" per un po' da due bambine vispe e sveglie e che hanno voglia di scoprire come funziona un'Università. Ecco: all'improvviso, perfino quel posto, concepito solo per rendere un servizio al docente o allo studente di turno (molti arroganti, perché avendo pagato una lauta iscrizione pretendono che gli addetti ai computer risolvano loro ogni problema, anche quelli che in realtà sono falsi problemi dovuti a ignoranza) diventa un luogo "altro", meno antipatico, forse più divertente o più umano, con quelle risate che si sentono fino alla direzione (e, di fatto, il direttore esce e si presenta, le saluta e chiede loro se vogliono anche un lecca-lecca, con il logo e il nome dell'Università...).

Strano, sì, davvero anomalo stare in bilico e a metà tra gli impegni familiari (devono andare al bagno; non possono correre né gridare troppo per non disturbare gli altri colleghi; dovranno andare anche a mensa a ora di pranzo, fameliche quali sono; etc.) e quelli accademici (evadere le email più urgenti; rispondere alle richieste burocratiche del Sistema; iniziare a preparare il campus virtuale, l'armamentario informatico, per fare lezioni sia in presenza che online; chiacchierare con gli altri colleghi che ti chiedono se vuoi partecipare a un congresso, un convegno, una giornata di studi, etc.).

Stranissimo equilibrio che alla fine riesce e quando si torna a casa uno non riesce a crederci che ce l'ha fatta, che loro non si sono annoiate troppo, che uno ha fatto (anche se non coi soliti ritmi) il suo dovere e che gli informatici gli hanno rimesso a punto un nuovo computer (con la speranza che duri anni e non venga rubato e non patisca incidenti di percorso di sorta).

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