The Wheels of Chance (1896): un H. G. Wells che non ti aspetti
Un narratore esterno che parla in prima persona e guida le reazioni del lettore, adottando spesso e volentieri l'ironia, l'umorismo, il sarcasmo e anche l'ellissi (nel sottacere o nel censurare al lettore dettagli che potrebbero svelare più del dovuto o che vanno svelati solo al momento giusto), ci prende per mano e ci racconta la storia di un giovane dipendente di un negozio di tessuti e cappelli di Londra che scopre nella bicicletta (un'invenzione recente) non solo un mezzo di trasporto, ma anche (e soprattutto) un modo per godere di un po' di libertà dalla schiavitù legata al lavoro e alla classe sociale d'appartenenza. Hoopdriver (questo è il nome del protagonista) è simpatico e un po' sognatore. Le automobili non si sono ancora imposte come il mezzo di trasporto preferito dalla classe media e dall'aristocrazia. Le bici sono una novità assoluta, soprattutto quando si iniziano a commerciare i primi modelli economici, accessibili anche a chi ricco non è. Immaginiamo lo scalpore che avrebbe potuto fare all'epoca un dipendente di un negozio di tessuti che se ne va in giro da solo a fare una sorta di gran tour nel Sud dell'isola. E immaginiamoci lo scandalo se a fare questo stesso giro fosse una ragazza di 17 anni, non sposata, che cerca di sfuggire alle grinfie di una matrigna che la maltratta e di un aristocratico molto più vecchio di lei che vuole provare ad invaghirla e sposarsela. Ecco: la trama ruota attorno all'incontro inaspettato ed improvviso tra Hoopdriver e Jessie Milton, accompagnata (contro il suo volere) dall'amante, Mr. Bechamel (antipatico e spocchioso quando si accorge che Hoopdriver potrebbe rubarle la ragazza).
Libro d'avventura, scritto benissimo, alterna momenti di indagine psicologica del trio ad altri di descrizione lirica dei paesaggi che i tre attraversano in bicicletta in un'epoca in cui l'unico modo per orientarsi erano le cartine geografiche cartacee.
Fa impressione vedere quanto contemporaneo sia Wells quando disquisice sui rapporti tra l'uomo e la natura o l'uomo e l'economia del capitale. Fa sorridere (e a volte anche ridere) il modo in cui Hoopdriver prova a presentarsi come un moderno cavaliere errante che va sperso tra i boschi alla ricerca dell'amata perduta contro i giganti e i mostri incarnati da chi detiene il potere economico e, dunque, la possibilità che lo stesso Hoopdriver ha di prendersi le vacanze e spendere i pochi soldi dello stipendio in un viaggio così "anomalo".
È un libro ideale per gli amanti della bici e del cosiddetto "cicloturismo" e un romanzo che fa venire voglia di leggere tutto Wells. Scrittore dotato di un sottilissimo senso dell'umorismo e di una voce narrante davvero convincente ed accattivante (e scusate la rima interna).
P.S.: scopro che esiste anche una versione cinematografica di Harold M. Shaw con titolo omonimo. È un film muto del 1922. Mai visto. Lo cercherò fino a trovarlo, costi quel che costi. Hoopdriver è interpretato da George K. Arthur (che a guardare dalle foto, mi sembra perfetto per questo ruolo) e Jessie Milton da Olwen Rose (anche lei perfetta per la parte, dato lo sguardo sognante di molte sue foto, i ricci sbarazzini e il sorriso luminoso).
Mr. Bechamel lo interpreta, invece, Gordon Harker. E lui mi sembra semplicemente perfetto...

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