Halloween (anche no)...
Ancora non so cosa sia, da cosa dipenda, da dove nasce questa mia antipatia viscerale verso la festa americana denominata Halloween. Non so perché: un amante di Dylan Dog e degli horror dovrebbe accondiscendere o partecipare con veemenza a una festa pagana di cotal fatta e, invece, no, niente, non ce la faccio, mi fanno proprio venire i nervi i greggi di bambini e adulti vestiti da streghette, vampiri, zombi, fantasmi e mostri variegati.
Io che a 16 anni andavo a liceo vestito da Dylan Dog. Senza provarne vergogna, anzi, essendone totalmente orgoglioso (all'epoca non esisteva l'etichetta "nerd").
I vicini ci scrivono: venite su, "dolcetto o scherzetto", abbiamo addobbato tutto il pianerottolo. E in effetti è tutto un tripudio: di zucche che sorridono minacciose, di fantasmi e fantasmini, di catene e catenacci, di vampiri e vampire. Ma perché?
È il 31 d'ottobre. Lo stato d'animo è ai minimi storici; la mia misantropia è in aumento; il mio desiderio di rinchiudermi in camera e non parlare con nessuno, non vedere nessuno, non salutare nessuno, aumenta in modo direttamente proporzionale alla visione di fronde di comitive che gridano la frasetta: "dolcetto o scherzetto". La vita è sopportazione: andiamo avanti, anche se Halloween mi atterra, mi deprime, mi fa venire voglia di emigrare su Marte.
Mi domando anche che ne pensano i morti di una festa del genere. Se ne sono al corrente o la possono spiare dall'al di là. Se loro stesso patiscono o subiscono questo chiasso lugubre in nome del loro mondo oltremondano (se mai c'è).
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