viernes, octubre 16, 2026

 Diario del Lago di Como


6 ottobre 2026

Una montagna russa di emozioni: notte insonne passata a ripensare ai fallimenti (il libro mandato ad un concorso internazionale invano: ha vinto un altro, uno scrittore, critico letterario, professore più bravo di me, senza alcun dubbio), mattinata passata freneticamente tra l'Università (a parlare in un congresso con esperti di uno scrittore - Miguel Espinosa - che oggi non legge più nessuno, né in Spagna, né nel resto del pianeta) e corsa in stazione per prendere al volo il treno in direzione Madrid (la capitale che ho tanto amato e in cui ho vissuto una delle mie tre o quattro vite passate).

Nel mezzo, il volto di lei che mi fa tremare e mi ha scombussolato la vita (Eros, sempre dolce e amaro, sempre), quel sorriso apparentemente innocente che nasconde una sessualità potente e irruenta, una lussuria che non ha fine né conosce i mezzi termini - com'è giusto che sia ogni volta che si tratta di lussuria - e la sua tenerezza quasi infantile. 

Una mamma, sui quaranta, un bambino, sui dieci, una donna anziana, sui settanta: madre, figlio e nonna, di origini forse russe o forse ucraine, si sono sedute davanti e attorno a me. Parlano nella loro lingua, sorridono, si fanno battute che non posso captare. Domani mattina la sveglia è all'alba: l'aereo da Barajas a Milano Malpensa parte alle 9:30, dovrò essere in aeroporto almeno per le 7:30, ergo, alle 6:30 dovrò uscire di casa. Prima, il mio anfitrione, Primoz, mi chiede di dargli una grossa mano coi figli: Nina (di un anno e mezzo), Marko (di 6), e Karlo (di 10). Primoz è il marito di Ambra, una delle mie migliori amiche di sempre, porto sicuro nel mare periglioso di Madrid.

Giovedì 8 parlerò di Jorge Semprún - altro scrittore oggi pochissimo letto - in un congresso sull'immagine della Spagna in Europa e quella dell'Europa in Spagna. Tema di tremenda attualità, dato il contesto e i fatti di Ceuta. A lei l'ho detto chiaro e tondo: mai più due congressi nella stessa settimana. È una cosa da matti. Unica consolazione: il congresso italiano si svolge a Villa Vigoni, un luogo paradisiaco in riva al Lago di Como. Come dire di no? Come rifiutare un simile invito?

Alle 18:00 io e Karlo siamo già al conservatorio: suona la fisarmonica, che pesa un accidente. Alle 18:30 io sono seduto in un bar per risolvere una rogna arrivata all'ultimo minuto, una questione di burocrazia accademica mortale. Lavorare in un bar di Madrid: ora che ci penso è la primissima volta che lo faccio, col pc attaccato alla presa della parete, davanti a una bella birra ghiacciata e un po' di olive buonissime. Sono anni che frequento questa città; ho vissuto questa capitale spremendo al massimo le occasioni che mi ha offerto. E non ci avevo mai lavorato da un bar. Seduto. Da solo. Con la testa concentrata sul da farsi nonostante il rumore di fondo degli altri clienti e l'alcol che mi inizia a fare effetto. 

Alle 20:30 riprendo in consegna sia Karlo che la fisarmonica. Mi spacco la schiena fino alla fermata di Noviciado. Scendiamo a Quevedo: Karlo mi mostra tutto il suo dominio della lingua di Dante. Parla benissimo. Non è casuale: frequenta le scuole presso l'Ambasciata d'Italia a Madrid, zona Nuevos Ministerios. Mi fa molto sorridere il suo estremo senso del rispetto: "Mi dispiace che tu debba faticare così tanto per colpa mia. La fisarmonica è pesante. Dalla a me, sono troppo dispiaciuto". A volte sembra che parli come un robot.

Primoz è distrutto: ciononostante, mi fa trovare un piatto caldo, una zuppa buonissima fatta di farro, fagioli, altri legumi che non riesco a identificare. Mi prepara anche il letto, a doppia piazza, con sopra una coperta di lana colorata a quadri che deve esser stata di sua madre o di sua nonna. È una stanza calda e accogliente, dormo tra gli attrezzi del mestiere (pc, stampanti, treppiedi: Primoz è un fotografo professionale) e la bici da corsa (condividiamo la stessa passione per le due ruote).

Doccia, messaggi spinti, mi augura la buonanotte e un buon viaggio. Poi la chiamata legale con la mia compagna di viaggi: dormi bene, prova a riposarti.

Ripenso al concorso letterario andato male; penso al fatto che, comunque, sono un uomo davvero fortunato. Ho conosciuto persone straordinarie nella mia vita. E chissà se ne conoscerò ancora. Domani la sveglia suona alle 6. Una levataccia.

7 ottobre del 2026

Sveglia alle 6, sì. Non trovo biscotti, afferro al volo un pezzo di pane, ci spalmo sopra della crema d'arachidi (!). Provo a mandarla giù anche con dell'acqua, oltre che col latte e caffè. Sembra colla. Non ho specificato che ieri Karlo, nella sua sconfinata cortesia e gentilezza ottocentesca, mi ha preparato un ottimo caffè (Lavazza) con la macchinetta italiana (Bialetti). Me ne ha versato una tazza intera: gli ho spiegato che era troppo e che non mi avrebbe fatto dormire per giorni e giorni se l'avessi bevuto tutto. Mi ha chiesto scusa con il suo solito tono affabile e ha spostato parte del contenuto in una tazzina. Non farò in tempo a salutarlo e la cosa mi dispiace parecchio. Alle 6:30 mi chiudo dietro la porta dell'appartamento e mi fiondo in strada: Madrid è deserta, solo qualche bar alza la saracinesca per preparare il da fare per le colazioni. Da Nuevos Ministerios a Barajas ci metto solo mezz'ora. La metro madrilena funziona davvero bene. Sono seduto vicino a uno schermo in attesa di sapere quale sarà la porta d'imbarco. Lo saprò alle 8:35. Alle 12:15 dovrei toccare terra italiana: Milano Malpensa (ora detto "Berlusconi"; che assurdità). Poi Saronno. Poi Como Lago Nord. Un'odissea, non ci sono dubbi.

Atterro e Milano mi accoglie con cielo plumbeo e pioggerellina fastidiosa. Nebbia in Val Padana, compro una bottiglietta d'acqua dal distributore che sta sui binari del treno Express che connette Malpensa con Milano Centrale. Scendo a Saronno. Qui fa ancora più freddo. La nebbia è scomparsa, ma ricomincia a piovere. Pochi i turisti. Molti gli americani (in pensione), con una montagna di borse e valigie giganti. Si godranno le vacanze sul lago. Loro possono. E un po' li invidio. Poter trascorrere gli ultimi anni che ti restano in riva a un lago...a guardare l'acqua di un lago, che non sta mai ferma, come quella del mare o di un fiume. 

Quando il treno arriva a Como Lago Nord mi sento più vecchio di 10 anni. Ha fatto tutte le fermate, anche nei paesini più minuscoli. Scolaresche su ambo i lati dei binari: quest'accento del Nord non mi è mai piaciuto. Sono nati sui monti d'Abruzzo, da Roma in giù è tutto Sudditalia, c'è poco da fare. Ciò che più mi colpisce è l'apatia generale e la stanchezza globale degli italiani: sia i vecchi che i giovani sembrano privi di voglia di vivere. Quasi tutti immersi negli schermi dei cellulari, sembrano condannati a morte al pendolarismo. Ci si sopporta negli spazi stretti: non c'è ombra di comprensione reciproca, il tuo prossimo è il tuo nemico, guai a chi si azzarda a guardarti negli occhi. Non esistono sguardi di reciprocità. Erano anni che non prendevo un treno regionale italiano e lo noto, si sente, lo percepisco sulla pelle. L'Italia sembra un paese alla deriva dove predomina un sentimento stranissimo di rassegnazione. Non che la Spagna sia sempre allegra o divertente o energica e però, lì le cose non vengono affrontate con tanta spossatezza e pessimismo, con tanta fatalità apocalittica.

Lo dico a Barbara, amica e collega di lunga data. Viene da Torino e per raggiungere Menaggio ci mette più di 3 ore. Io è dalle 6 che sono in giro e quando finalmente possiamo riabbracciarci sono passate 11 ore di viaggio. L'abbraccio affettuoso viene subito accompagnato da un paio di birre Peroni o Moretti prese al volo in un baretto disastrato e pretestuoso: 2 euro se vuoi usare il bagno. Lo gestiscono due donne slave o dall'aria slava. Non ho detto che prima di riabbracciare Barbara, sul bus da Como Lago Nord a Menaggio, mi sono imbattuto in una signora alquanto eccentrica che portava a spasso due cagnolini di razza e viziatissimi. La signora mi ha raccontato tutta la sua vita: ricca di nascita, ha fatto studiare i due figli, una è diventata chirurgo, l'altro è ingegnere, nessuno dei due vive a Como, cosa ci restano a fare a Como? Qui vivi solo col turismo e poi niente, non c'è possibilità di crescita, i figli li devi delegare alle baby sitter, i nonni non ce la fanno, se non hai una buona pensione rischi la fame, i prezzi delle case qui sono alle stelle, con il fatto che ci vengono i vip, cosa vuole, qui è tutto carissimo.

In effetti, le due Peroni o Moretti 0,2 ci sono costate 10 euro. In Spagna ci avrei comprato 10 litri di birra al supermercato.

Arriviamo a Villa Vigoni: è Oleksandr, il collega ucraino, a dirlo per primo: "Sembra di stare nel sanatorio de La montagna incantata di Thomas Mann". Un luogo magnifico, con una vista spettacolare sul lago, in una mansione del XVIII secolo, ora divenuta un centro studi italo-tedesco. Mi danno la camera Julius Milius (o qualcosa del genere), apro la porta ed è come ritrovarsi in un museo. Questa notte, in questi due letti singoli con lettiera di legno dei secoli addietro, dormirò circondato da una montagna di quadri. I mobili sembrano molto antichi; ho anche un camino con sopra decorazioni e statuette di stile egiziano. C'è anche un portacandele. Barbara suggerisce che questo potrebbe essere il set cinematografico perfetto per un film horror e una storia di fantasmi. O una alla Agatha Christie, come Dieci piccoli indiani: gli invitati iniziano a morire, assassinati da chissà chi. Riabbraccio anche Janett e Teresa e Carmen... È bello tornare a collaborare  con persone che uno ammira e da cui sa che troverà sempre spunti di riflessione. Telefonata in Spagna per rassicurare la mia compagna di viaggi. Ci siamo tutti. È tutto così bello che gli occhi non sanno cosa guardare.

8 ottobre 2026

Notte quasi insonne: non è tutto oro quel che luccica. Ho dormito malissimo perché in entrambi i letti il materasso affonda verso il pavimento, la schiena è distrutta. I ritmi di lavoro sono millimetrati: dalle 8 alle 9 colazione; dalle 9 in punto alle 13 lavori del congresso; dalle 13:30 alle 14:30 il pranzo; dalle 14:30 alle 18:30 lavori del congresso; alle 19:30 si cena. Dalle 20:30 si può salire al secondo piano e godere della sala dopo-cena (con tanto di liquori, amari, limoncelli, vini a disposizione: ma vanno segnati in un foglietto apposito e poi pagare in cassa il giorno dopo alla reception).

Con questi ritmi sfido chiunque a non patire lo stress. Nel mio caso oggi si raddoppia perché devo impartire una lezione online: dalle 15:00 alle 16:00. Non immagino cosa penseranno le studentesse che mi guardano in diretta da una stanza ottocentesca riccamente adornata da quadri della stessa epoca e io in giaccia e cravatta e camicia elegante. Alle 17:15 sono già in sala congressi per parlare di Jorge Semprún. È una follia, sono stanchissimo e con delle occhiaie spaventose, ma va tutto bene, l'intervento piace molto, applausi e domande. A cena io e Barbara prenotiamo un vino (un Barbera d'Asti) per festeggiare, perché anche il suo intervento è piaciuto. Ora possiamo rilassarci. Dopo cena, nell'apposita sala dopo-cena, si resta in pochi a parlare degli altri che sono assenti. Qualche battuta di rito, qualche ritratto satirico dei colleghi assenti, ironia pungente e si va a letto con il sorriso sulla bocca. Dovrei crollare, ma no... Faccio incubi assurdi e mi sveglio alle 6:00 senza sveglia.

9 ottobre 2026

Sveglio dalle 6:00. Ma come è mai possibile? Alle 8:00 colazione con yogur di latte caprino, cereali, mandorle, prugne secche. Un espresso. Un cappuccino. Un cornetto con la marmellata un po' duretto. E frutta a volontà. Dobbiamo aiutare l'intestino. Oggi ci sono solo 5 interventi. L'ultimo, quello di Carmen, su Enrique Vila-Matas, ci lascia tutti a bocca aperta: è stata bravissima, ha fatto davvero un lavorone. Applausi. E abbracci. E strette di mano. Segue visita fin troppo breve della Villa, in compagnia di una ragazza tedesca che lavora qui. Ci racconta tutto il melodramma di Julius Milius, il matrimonio con un'italiana amata ma che non poteva sposare per l'opposizione dei genitori. Poi la vince, ma muore poche settimane dopo le nozze. E l'italiana si risposa con un altro aristocratico e qui perdo il filo, comunque, una famiglia italiana si lega a una famiglia tedesca e da qui l'eredità di questa mansione che oggi ospita il centro culturale italo-tedesco.

Di pomeriggio, libera uscita: io e Barbara andiamo al Conad a comprare qualcosa per il viaggio di domani e del vino per stasera. Alcuni colleghi si fanno l'Aperol Spritz al Grand Hotel Menaggio: lusso sfarzoso, con tanto di vista lago e piscina inquadrata in mezzo alla natura. Barbara: "È un paese per ricchi strafottenti. E non so a te, ma a me il lago mette malinconia e tristezza addosso".

Ultima cena: i francesi tedono a sedersi coi francesi; gli italiani con gli italiani; gli ucraini con gli ucraini; i tedeschi coi tedesci; gli spagnoli con gli spagnoli. Predichiamo bene, parlando di Europa unita, ma poi, in fondo in fondo, razzoliamo male. O forse è la comodità di condividere la stessa lingua ciò che detta i nostri posizionamenti a tavola?

10 ottobre 2026

La reception ci avvisa: oggi Como sarà off limits; ci passa il Giro di Lombardia. Inizio a tremare. Barbara prova a farmi rilassare, prova a calmarmi, mi consiglia d'informarmi alla stazione, lì da dove parte il bus diretto Como-Malpensa. Chiamo per telefono la centralina di Flixbus: non sanno confermarmi se parte il bus delle ore 15:00. Perdo le 14 euro del bus e opto per andare con netto anticipo alla stazione dei treni. Ci vado insieme a Juan, spagnolo che lavora a Stoccolma. Io ho l'aereo alle 19:00, lui addirittura alle 21:00. Abbiamo il tempo di conoscerci meglio, tra Saronno e Milano Malpensa. Scopriamo di avere molti interessi in comune e molte passioni parallele. M'invita a visitarlo a Stoccolma, magari l'anno prossimo, magari in primavera, quando fa meno freddo. Lì adesso fanno già 3 gradi. 

È simpatico Juan: 54 anni, molto energico e attivo, partecipa a un sacco di progetti di ricerca in Spagna. E ammira gli studiosi italiani. Mi ha chiesto il mio intervento in Word, appena rientro. Gli prometto che andrò a trovarlo. Abbiamo anche il tempo di mangiare dell'ottima pizza insieme. Le birre le offro io. Poi prenderemo anche due caffè. Prima dell'imbarco e dell'abbraccio del commiato. Alla prossima, amico caro. Alla prossima.

Atterro a Madrid alle 21:15.  Sono a pezzi, distrutto, maciullato fisicamente. Non ho la forza di prendere la metro per arrivare alla residenza di studenti in cui ho preso una stanza. Mi fiondo sul primo taxi e do l'indirizzo pensando solo ad una cosa: il letto.

Quando arrivo, verso le 22:00, mi faccio una doccia rinfrescante e contemplo il cielo di Madrid. Domani sveglia sul tardi e poi, nel pomeriggio, ritorno a casa, con il treno delle 16:00, nel Sud del Sud della Spagna in cui vivo e leggo e amo e sono forse amato.

Vorrei scrivere questo diario, ma sono troppo stanco. Crollo sfinito. Non sogno nemmeno. O non ricordo i miei sogni.

11 ottobre 2026

 Su Madrid prevale un cielo nebbioso e un po' grigio. Gironzolo fino all'ora di pranzo a piedi per scoprire questo quartiere che non conosco. El Ferrol. Barrio del Pilar. Mi fermo a un bar tipico con "platos combinados": ne chiedo uno con pollo, uova e patatine fritte. Scopro che questo posto così tipico madrileno lo gestiscono una coppia di cinesi. Sono bravissimi a cucinare al volo e a offrirmi pane e olive. La birra è ghiacciata. Spendo 10 euro per un piatto che mi da una carica energetica che basterebbe fino a domani. Leggo il giornale, su El País si parla della crisi dei prezzi delle case. Il 29 novembre gli spagnoli sono chiamati alle urne per il voto anticipato. Solo quando tornerò a casa Ambra mi manderà la letterina che la Littizzetto manda a Pedro Sánchez. Ed è incredibile che lui le risponda. Chissà cosa ne sarà di noi dal 29 novembre. Intanto, provo a smaltire la stanchezza del viaggio e leggo H. G. Wells, La guerra dei mondi. Il Lago di Como, la villa, Menaggio, i colleghi sono tutte immagini che vorticano nella memoria. Chissà cosa ne sarà di loro di qui a un anno, di qui a un secolo. Di qui all'eternità.

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