viernes, octubre 22, 2010

IN DUE

PROLOGO

Questa non è una storia. E' la storia di uno dei tanti modi di raccontare una storia.
INIZIAMO!
“Da un po' di tempo a questa parte, diciamo all'incirca da quando avevo sei anni a oggi, la mia vita non ha un senso, o meglio, ha un senso unico: l'assurdo”.
Carmen se lo guarda come a dire: che scemo che sei, poi torna alla sua occupazione.
Sta preparando il tè. Sono le nove di mattina.
“Mi ascolti?”.
“Certo che ti ascolto, ma non mi sembra che tu abbia fatto una scoperta così sorprendente”.
Mette le due bustine dei filtri nelle due tazze. Quella con Bart Simpson è la sua; l'altra, orribile, fiorata, stile anni 50, è di Tony.
E il prologo finisce qui.

QUESTIONE DI FEELING

Tony sdraiato sul letto, cazzo all'aria.
Carmen torna dal bagno, indossa l'accappatoio di quella con cui divide la stanza.
Tony sorride, quando la vede, poi scoppia a ridere. Carmen si rabbuia.
“E la prossima volta vedi di non schizzare tutto sulle lenzuola, dobbiamo dormirci, anche, su questo letto!”.
Tony torna serio.
Il motivo, uno dei tanti, per cui mi sono innamorato di questa ragazza è che anche lei, come me, è una pervertita.
Un'autentica bomba sessuale, un miscuglio esplosivo di erotismo e perversione.
-Quali sono le cose che ti la fanno letteralmente impazzire?
-1) Quando gliela lecco con la lingua;
-2) Quando la penetro davanti e, contemporaneamente, le titillo il clitoride.
-3) Quando la prendo da dietro.
-4) Quando le sussurro nell'orecchio porcate del tipo: “Ti amo perché sei una porca”.
-Quali le posizioni sessuali che preferisci?
-1) Io sotto e lei sopra.
-2) Io sopra e lei sotto, con le sue gambe appoggiate sulle mie spalle.
-3) Lei messa a quattro zampe.
-Raggiunge sempre l'orgasmo?
-Quasi sempre. E quando non lo raggiunge mi faccio problemi cosmici tipo: “Sono impotente. Sono un eiaculatore precoce. Sono frocio. Sto per avere l'andropausa. E' tutta colpa del mio pisello”.
-E tu, lo raggiungi sempre l'orgasmo?
-Stai scherzando? Mi chiamano Flash, più veloce della luce.
Quando sono arrapato mi basta vederla camminare per la stanza con la sua fantastica minigonna grigia che PLAF!, vengo sul pavimento.
-Sei sicuro di non soffrire d'eiaculazione precoce?
-Sì. No. Non so.
-Sei d'accordo sul fatto che, come scrisse una volta Milan Kundera, “fare sesso e fare l'amore sono due cose diverse?”.
-Assolutamente. Sì. D'accordissimo. Fare sesso lo si può con chiunque, ma fare l'amore solo con la persona che ami veramente.

TORNIAMO A NOI.

Sveglia che suona alle 7.00 a.m. in punto. Rumore assordante tipo pianto di neonato:
UEEH!! UEEH!! UEEH!!
o tipo altoparlante da campo di concentramento SS:
WAAAUUUHHH!!! WAAAUUUHHH!!!
Roba che ti si rizzano i capelli per la paura.
Scendi a fare colazione: un caffèlatte con biscottini integrali.
Devi andare all'Università. La tua condanna quotidiana, almeno fino ai 35 anni d'età. L'età alla quale ti laurerai.
Lei, invece, resta a dormire nel tuo letto. Bello, morbido, calduccio, sfatto, accogliente.
A volte ti chiedi se lo fa apposta a stare lì, tutta spaparanzata, a dormire, mentre tu già sudi nel mettere i tuoi dannati libri nello zaino.
Poi esci, prendi l'autobus puntualmente in ritardo e puntualmente pieno zeppo di gente.
Poi pensi alla materia delle prime due ore: dalle 8 alle 10, Letteratura Spagnola. Poeta en Nueva York del grande torero della poesia del 900: Federico García Lorca.
OLEE!!!
Dalí disse che quando seppe della notizia del suo assassinio, a Granada, non pianse, né compianse l'amico morto. Esclamò semplicemente: OLEE!!, come si fa quando il torero evita le corna appuntite del toro durante una corrida.

LA 'SANTA CROCE'

Carmen è a lezione. Un prete spiega che fare l'amore prima del sacro vincolo del matrimonio è peccato. E aggiunge che fare l'amore usando i contraccettivi è peccato. E che non si deve sprecare nemmeno una goccia di sperma in atti impuri, è peccato, quella goccia già contiene in sé (in potenza) una nuova vita. Una nuova, bella, nascitura creatura del Signore.
Carmen non prende appunti e scorre su un giornale la lista dei cinema per vedere qual è quello in cui può andare a vedere I racconti di Canterbury di Pasolini con il suo fidanzato.
Il prete, notando che è interessata a tutto, eccetto che alla lezione di Teologia, le chiede se ha capito.
Carmen, pallida in viso e un po' spaventata, fa cenno di sì con la testa.
“Come, scusi? Non ho sentito”.
“Sì. Ho capito cosa ha detto”.
“Bene. Dunque, dicevamo...”.
Dopo la lezione di Teologia, se ne torna a casa, felice e contenta.
Apre la porta e trova Tony, il suo ragazzo, addormentato sul sofà. La tv è accesa.
Lo bacia sulla fronte. Poi sul mento. Infine, sulla bocca. Lui si sveglia e, mezzo rincoglionito, le dice:
“Sono all'apice della mia infelicità”.
Al che Carmen gli risponde:
“Beh, allora vuol dire che va tutto come sempre”.
Tony: “Non scherzare. Sto male davvero”.
Carmen: “E che cos'hai?”.
“Un tremendo mal di testa”.
“Oggi a lezione ci hanno chiesto se usavamo contraccettivi”.
“E questo che c'entra con il mio mal di testa?”.
“C'entra perché riguarda me e quindi anche te. Io ho risposto di no. Che non ho mai fatto l'amore con nessuno e che se anche lo facessi non userei mai un preservativo”.
“Cooosa?”.
“Sì, dicono che è peccato”.
“No, dico, ma tu Carmen hai bisogno di un medico. Uno psichiatra. Stai impazzendo o cosa?”.
“Scherzetto!!”.
Tony, risollevato, e un po' arrabbiato:
“Cristo santo! E io che credevo dicessi sul serio”.
Carmen ride e lo abbraccia e gli si stende di fianco. Il sofà comincia a sudare sotto il peso dei due fidanzati.
“Comunque, credo che dovresti smettere di frequentare certi posti”.
“Tipo?”.
“Tipo l'Università 'Santa Croce'. Già il nome è tutto un programma”.
“E il mio master in Diritto Canonico?”.
“Lo lasci stare. Lasci tutto e viene con me a fare la disoccupata all'estero”.
“Ah, così è per questo che studi Lingue?”.
“Certo. Non lo sapevi?”.

INSOMNIUM

La situazione è la seguente: Lunedì e Martedì, uno dopo l'altro, ho due esami da sostenere. Si tratta di Letteratura Inglese e di Glottodidattica. Siamo a Domenica. Non ho studiato quasi per niente. Ricordo a mala pena i concetti fondamentali delle due materie. Dormo poco. Scopo molto. Ma non è questo il problema. Il problema è che Carmen, sì, la mia ragazza, soffre d'insonnia e fa degli incubi tremendi. Riesce ad addormentarsi solo verso le 4 del mattino. Il primo dei due esami è alle 8,30.
“Buuuuhh!”.
Chi è?
“Buuuuuhh!! Tony! Tony! Aiuto!”.
O Cristo!
“Carmen! Carmen! Svegliati!”.
Si sveglia e attacca a piangere.
“Buuuuhh! Ho avuto un incubo orribile!”.
“Dai, su. E' passato. E' tutto passato, ora. Ci sono qua io con te”, e mi si stringe al petto. Cazzo, deve essere stato proprio brutto, l'incubo. Ha gli occhi rossi di pianto e il respiro affannato e il viso stanco.
Mi racconta il sogno: dormiamo assieme quando, ad un tratto, un tizio senza volto s'inserisce tra me e lei, nel letto, e lei ha paura. Il tizio le prende le braccia e gliele stringe, lei tenta di alzarsi per accendere la luce. Poi urla e mi chiama, ma io dormo e non la sento. Poi il tizio le mette le dita negli occhi e preme e urla: “Spegni la luce! Spengila, troia!” e Carmen piange e grida: “No, attento! Ho gli occhiali, mi acciechi!”, ma quello se ne frega, e stringe le dita negli occhi di lei che non vede più niente.
“Cazzo, hai ragione. Davvero un brutto sogno. Però ora cerca di calmarti e prova a dormire”.
“Va bene”, mi fa e si ricorica. Sono le 2 di notte. Torniamo a dormire.
MIAOUUUHH!!
“Aaaahh!!!”.
“Che c'è? Che succede?”.
“Non hai sentito?”.
Sì che ho sentito. Un forte miagolio.
“Certo, deve essere stata Agata”.
Agata è la gattina di Lucia, la tipa eccentrica con cui Carmen divide la casa (e l'affitto).
“Ma io ho paura. Vai a vedere cos'è”.
“Ma, cazzo, te l'ho detto. E' stata certamente Agata. Sarà caduta dal sofà e si sarà fatta male. Dai, non avere paura. Torniamo a dormire”.
Sono le 3,30. E domattina c'ho pure l'esame. Porca puttana vacca.
Ci metto un'ora prima di riuscire a riaddormentarmi. Carmen, invece, resta con gli occhi sbarrati finché, verso le 4,45 del mattino, mi fa:
“Tony, non riesco a dormire. Ho l'insonnia”.
“Mmmhh...”.
“Tony, amore, ascoltami. Dai, svegliati. Non riesco più a dormire”.
“Mmmhh...”.
“TONY, CAZZO, SVEGLIATI! AIUTAMI! SONO MALATA, SOFFRO D'INSONNIA, VUOI FARMI IL FAVORE DI AIUTARMI?!”.
“MA CHE CAZZO TI URLI?! E POI SONO LE QUATTRO DEL MATTINO E IO DOMANI, CIOE' OGGI, TRA POCO MENO DI TRE ORE, HO UN ESAME, CRISTO SANTO!! E NON MI RICORDO UN CAZZO E HO PAURA CHE MI BOCCINO, MERDA!”.
Carmen poggia lentamente la testa sul cuscino e poi fa: “Scusami... Scusa se non ti lascio dormire...”.
“Non fa niente, dai. Non ti preoccupare, anzi, scusa tu, se ho urlato. Non volevo arrabbiarmi con te. E' che sono nervoso per questi due esami, capisci? Poi uno dietro l'altro. E' un colpo mortale, per me, capisci? Ho studiato poco, sono insicuro e...”.
Verso le 6 del mattino.
Carmen con gli occhi rossi per l'insonnia muove una spalla a Tony:
“Mmmhh...”.
“Caro?”.
“Mmm...”.
“Amore, mi potresti accompagnare al bagno? E' che ho paura. Sai, dopo l'incubo che ho avuto...”.
“Oh, merda. E va bene, forza, andiamo al bagno, tanto ormai è già ora di svegliarsi. Tanto sono sicuro che mi bocciano, porca vacca”.
Carmen sorride e scatta in piedi. Tony, mezzo rimbambito, la accompagna al bagno e le scaccia dalla mente i brutti fantasmi che l'hanno spaventata durante la notte.
Il Lunedì e il Martedì riesce miracolosamente a superare i due esami. Il Mercoledì notte è distrutto e stressato. Carmen gli fa:
“Lo vedi che anche stando insieme a me riesci a studiare bene?”.
Tony le sorride, la bacia e non le risponde. Si addormenta.

UN EROE DEI NOSTRI GIORNI

Ho pochi difetti: soffro di claustrofobia, ho le vertigini, non so nuotare, ho paura dell'acqua e del buio, odio la carne, mi mancano un paio di diottrie per occhio, non sopporto la gente ignorante e sbruffona, ho il terrore del sangue. Cioè: mi basta una feritina, farmi un taglietto sulla mano che svengo subito. Inoltre, sono misantropo e, a volte, anche un po' misogino.
Per il resto, sono perfetto. Un vero e prorpio macho italiano.

SANGRÍA

Roma. Ore 1,40 a.m. In una strettissima discoteca vicino a Largo Argentina. Pioggia abbondante accompagnata da qualche fulmine e un po' di tuoni incazzati. Ordinano un litro di birra a testa.
Iniziano a sparlare.
  • Sono stanco di tutte queste giornate che scorrono via tutte uguali. Perché non succede qualcosa? Che ne so, un terremoto, un'alluvione, la vittoria alle elezioni di un politico davvero di sinistra...
Lei scoppia a ridere, muove la testa di scatto e all'indietro e colpisce un cameriere che porta un vassoio pieno di calici di sangría.
STUMPCRASH!!
  • Oh, mi scusi! Ah ah ah!!!
  • Ma quella è sangría.
  • Non mi dire! Cameriere! UN BARILE DI SANGRÍA E SVELTO!!
Bevono tanto che alla fine devono sorreggersi a vicenda per uscire dalla discoteca. Una volta fuori, si accorgono che piove a dirotto. Corrono a ripararsi sotto a un balcone. Ridono e beccano tutte, ma proprio tutte, le pozzanghere che ci sono per strada. Si inzuppano come pesci.
Lei all'improvviso si mette a piangere. Le lacrime si confondono con la pioggia.
Lui le chiede cosa le prende.
  • Dio mi ha perdonato. Dio esiste e mi ha perdonato per tutte le cose brutte che ho fatto.
  • Che?
  • Mi ha fatto il regalo più bello che potessi ricevere, dopo tanti anni di sofferenze e di solitudine. Mi ha regalato te.
  • Cosa?
  • E anch'io non sono più incazzata con Lui. Buuhh! Ti amo, Tony, e non lasciarmi mai, buuuhh!!
La sbronza a base di sangría deve averla resa malinconica ed esistenzialista.
Tornano a casa a piedi. Sono completamente fradici.
  • Ho fame.
  • Anch'io un po', a dire il vero.
Si preparano due piatti di maccheroni. In bianco, con solo un po' di olio e una nevicata di parmigiano sopra.
Alla fine della cena notturna si baciano, poi ruttano. Prima l'uno e poi l'altra. Scoppiano a ridere.

FEAR OF THE AIRPLANE

Non sono mai stato all'estero. La prima volta è stato in Spagna, a Valencia e a Barcelona. Mi è piaciuto tanto che avrei voluto restare lì e prendermi la cittadinanza spagnola.
E' lì che vive la mia ragazza.
E' lì, a Valencia, che guarda il cielo di notte e cerca tra le stelle il mio volto.
E io qui, in Italia, riesco a vederlo, il suo viso, stampato sulla superficie argentata di una luna bella piena.
E in testa riaffiorano tanti ricordi, alcuni belli, altri brutti, comunque interessanti per il mio povero cuore pazzo d'amore.
Una volta le scrissi pure una poesia e un verso diceva:
“Per te ucciderei il toro più feroce di Spagna e te lo dedicherei, se solo fossi un torero”.
E adesso? Adesso è il momento della partenza: cioè, io parto e lei resta.
Ecco il filmato:

Carmen abbraccia Tony. Sono all'aeroporto di Barcelona. Tony è stressato, come al solito.
  • Cazzo, ho lasciato le pasticche contro il mal d'aereo in borsa.
  • E dov'è la borsa?
  • L'hanno già imbarcata, porca puttana.
  • Ma dai che non ti succede niente.
  • Cooosa? Ma se ho le vertigini e mi basta salire su una scala per vomitare! Merda merda merda...
  • Dai, non t'incazzare...
E lui, invece, s'incazza e comincia a girare per tutto l'aeroporto alla ricerca di una farmacia per potersi comprare le fottute pasticche contro il mal d'aereo, anche dette antistaminici.
Carmen, intanto, diventa triste e fa il muso. Anche lei è incazzata perché Tony la tratta male e sembra che abbia una voglia matta di tornarsene a casa, a Roma, e di lasciarla da sola.
  • Ma possibile che qui non ci sia una piccola fottutissima farmacia?
  • Tony..., gli fa, con gli occhioni timidi prossimi al pianto.
  • Che?
  • Calmati e proviamo a fare un po' di chiarezza.
  • Va bene, allora spariamoci a vicenda e vedrai che il mondo, senza noi due, sarà più chiaro.
  • No, non scherzare. Io sto dicendo sul serio.
  • Che c'è?
  • Sembra che tu non veda l'ora di andartene. Io invece sto soffrendo come una pazza e già mi manchi. Già ti sento lontano. E' l'ultimo giorno che stai qui e poi, lo sai, prima che io venga in Italia dovremo aspettare due mesi e mezzo.
  • Già, lo so...ma vedi, Carmen...scusami...è che...
  • Mi sembra che tu non mi ami più. Che non ti piace più stare con me.
  • Ma che dici? No, non è così, te lo giuro...è che ho paura dell'aereo, già all'andata ho fatto una figuraccia, ho vomitato tutto vicino a una vecchia che...
Carmen, seria seria, lo mette alle strette:
  • Mi ami?
Tony, pallido e deciso:
  • Sì. E che se ne vadano affanculo anche gli antistaminici.
E la bacia in bocca.
Carmen piange di gioia e di dolore.
Tony le fa compagnia e, anche lui, senza vergogna e davanti a tutti, si fa un bel pianto abbracciato alla sua donna ideale.
  • Perdonami, le dice.
  • Di niente, stronzo, fa Carmen.

AMORE

L'amore non si può definire.
Sarebbe come voler rinchiudere un pezzo di cielo stellato in un sacchetto di plastica.
L'amore è la pena che ci è toccato di patire per non esser stati in grado di vivere da soli.
D'altronde, nessuno di noi può vivere da solo; l'aveva capito subito Aristotele, quando disse che l'uomo è un animale sociale.
E allora gli asceti, gli eremiti, le monache di clausura? Come si spiegano questi tizi che fanno della solitudine il loro stile di vita?
Si spiegano col fatto che anche loro, pur stando da soli, amano qualcuno: Dio, una montagna, il cielo, un uccello, se stessi.
L'amore esercita la sua influenza devastante anche quando siamo soli.
L'amore non si pensa, o meglio, si può anche pensare, ma per lo più si sente.
L'amore ci fa sentire le cose, gli altri e noi stessi in modo diverso.
L'amore è sempre anarchico, se è amore vero.
Per amore si può infrangere la legge, si può rubare o uccidere, ci si può suicidare, per amore.
L'amore ci rende tutti un po' pazzi.
L'amore è dare e non avere.
L'amore è volere e volere è potere.
L'amore ha a che fare con lo spirito.
E', in certo qual modo, un'esperienza mistica, perché mistico è il contatto che due persone che si amano veramente riescono a instaurare tra loro. Quando si ama, la persona amata viene a tal punto idealizzata da divenire un Dio.
L'amato o l'amata, agli occhi di chi ama, diventa Dio.
Il baciarsi diventa un venire a contatto con Dio.
Baciarsi è una cosa divina quando si è innamorati.
L'amore è anche fare l'amore.
Fare l'amore è comunicarsi a vicenda le proprie emozioni a partire dalle sensazioni che sperimentiamo col corpo.
L'amore è il contrario dell'odio.
Se odio vuol dire distruzione, dolore, egoismo, allora amore vuol dire costruzione, gioia, altruismo.
L'amore è una forza creativa paurosa che ci può far toccare il cielo con un dito o può farci vedere il fondo buio di quel baratro dentro il quale possiamo precipitare se l'amore non è corrisposto o è tradito o non è vero amore.
L'amore è il lamento di piacere della mia ragazza quando raggiunge l'orgasmo.
E' il suo sorriso la mattina appena sveglia.
E' il mio accettare i suoi difetti e il mio esaltare le sue virtù.
E' dirle: “Ti amo”, e poi baciarla.
E' percorrere insieme una strada al tramonto.
L'amore è ciò che ha fatto dire a Jorge Luis Borges: “Sia lodato l'amore che non ha né possessore né posseduta, ma entrambi si donano!”.

UNA VISITA DA PEDRO

Il Venerdì successivo lei partirà e chissà quando ci rivedremo.
All'interno di un McDonald's, davanti a un hamburger al formaggio e a due porzioni di patatine fritte, mi fa:
“E' meglio lasciarsi adesso, da buoni amici, piuttosto che illuderci e continuare a sentirci senza avere la possibilità di stare insieme”.
E una lacrima le scende lungo la guancia, poi si ferma a riflettere se precipitare giù, dentro la porzione delle patatine, a fare compagnia alla maionese, o se restare lì, sul mento, immobile, ansiosa, sospesa nell'aria, in bilico.
“Io non voglio che ci lasciamo”.
Ancora non sapevamo che la soluzione al nostro problema c'era: sarebbe tornata in Italia a fare un master in Diritto Canonico presso un'Università privata legata al Vaticano. Cioè, roba che con Carmen non ha nulla a che vedere, ma che a lei piace studiare e indagare come materia di studio.
Ancora non sapevamo che il nostro rapporto sarebbe continuato anche dopo quel Venerdì maledetto. Così, tanto per deprimerci ancora di più, andammo a casa di Pedro, un mio amico che viveva a pochi passi dal mio appartamento.
La via in cui abitava era la migliore che gli si potesse associare: via Leopardi, il pessimismo cosmico.
Fa l'Accademia delle Belle Arti, è argentino di nascita, è iscritto al terzo anno del corso di Scultura, ma la sua vera passione è la Pittura. Il suo motto: “La vita è una merda”.
Citofoniamo e sento che ha la voce strana.
“Stavi dormendo?”, gli chiedo.
Mi risponde di no, saliamo, entriamo e capisco perché ha la voce strana: è seduto davanti a una bottiglia vuota di vino, sta fumando una canna ed è ancora in pigiama. Da notare bene che sono le cinque del pomeriggio.
Carmen, ormai, si sta abituando a vederlo in queste condizioni.
“Come va, Pedro?”.
“Male. Come sempre”.
“Vuoi mangiare qualcosa? Hai pranzato?”.
“Sì alla prima domanda. No alla seconda”.
Carmen si avvia verso la cucina.
“Ok, ti preparo una frittata, va bene?”.
Pedro fa cenno di sì con la testa.
Gli chiedo se mi fa fare un tiro, mi cede la canna, mi domanda se ancora scrivo.
“Sì, adesso sto scrivendo una storia sul mio rapporto con Carmen. E' una cazzata, roba che pure un bambino delle elementari saprebbe fare, però mi diverte”.
“Come s'intitola?”.
“IN DUE”.
“Interessante”.
Carmen dalla cucina: “E tu dipingi ancora?”.
“Ogni tanto. Di notte. Quando non riesco a dormire”.
Poi, senza un perché, scoppia a ridere.
“Che ti prende?”, gli chiedo, ripassandogli tra le dita la sua canna.
“Niente, riflettevo”.
“Su cosa?”.
“Sul fatto che, ultimamente, mi sembra di assomigliare sempre più a quel personaggio sfigato di quel film di Nanni Moretti...quello che si rinchiude in casa e non vuole più vedere nessuno...che dice sempre: - Non chiamatemi, non cercatemi, non telefonatemi, non faxatemi, non citofonatemi...”.
Un sorriso amaro gli spunta da sotto i baffi che non ha.
“Anche noi siamo un po' depressi, ultimamente”.
“Coma mai?”
“Carmen riparte per la Spagna, questo Venerdì”.
“Non credi nei rapporti a distanza?”.
“No, se non potremo rivederci mai più”.
“Vai tu da lei”.
“Magari potessi. Non ho una lira, neanche i soldi per comprarmi il biglietto aereo”.
“La frittata è fatta”, fa Carmen, e posa il piatto sul tavolo della sala da pranzo.
Pedro spegne la canna nel posacenere e ringrazia la cuoca.
Ci mette tre ore a finire di mangiare. Appena finito, va nei pressi del frigorifero, estrae un'altra bottiglia di vino, prende tre bicchieri e tutti e tre cominciamo a bere e a parlare.
Argomento: la morte, ovviamente.
Carmen: “La morte è così sicura di prenderti che ti da tutta una vita di vantaggio”.
Io: “Morire d'inverno penso sia una delle cose più tristi che possano capitare a un uomo”.
Pedro: “La morte più orribile, invece, credo sia la morte per acqua. Annegare, restare senza più fiato nei polmoni, l'acqua che ti entra da tutte le parti e ti trasforma in una spunga umana”.
Io e Carmen, in coro: “Va bene, basta così, grazie. Ci siamo depressi abbastanza”.
Dopo esserci scolati altre tre bottiglie di vino ce ne andiamo.
“Allora, ciao Pedro. Stammi bene”.
“Ciao, Pedro”, fa Carmen, e gli da un bacetto sulla guancia.
Dopodiché usciamo e torniamo a casa a preparare le valigie.

EPILOGO?

FACCIAMOLA FINITA!

Il problema che uno scrittore si pone quando inizia a raccontare una storia non è: come andrà a finire? (questo, semmai, se lo domanda il lettore), ma: come fare in modo che andrà a finire?
Ecco come:

E ti ricordi della pioggia che cadde
a Settembre
e ci ubriacammo assieme
in un bar della capitale.
Non ebbi il coraggio di dirtelo,
non seppi far altro che offrirti
la mia giacca sgualcita
perché faceva freddo e pioveva.
E quella volta che ti ruppi
le calze nere con la cinta dei pantaloni.
“Scusa”, provai a scusarmi,
e avevo la faccia rossa per la vergogna
e tu mi sorridesti e mi baciasti.
Ti ricordi, Carmen, la pioggia che cadde
a Settembre?


Roma. Aprile-Maggio 1999

jueves, octubre 14, 2010

Due film-bomba

Non vado spesso al cinema, ultimamente, né ho molto tempo per guardare film alla tv o su internet. Ma questi due film mi hanno colpito così tanto che non posso non parlarne... Mi riferisco a Inception di Christopher Nolan e a Carnacho di Pablo Trapero.

Inception si basa su un'idea surreale e, al contempo, affascinante: Dom Crubb (interpretato da Leonardo Di Caprio) possiede un dono, quello di penetrare direttamente dentro i sogni della gente e di scovarvi i segreti più nascosti o scomodi. Ora, fermiamoci qui, e riflettiamo sulla parola “sogno”. Lo dicevano già i primi spettatori e i primi critici dell'era dei fratelli Lumiére: il cinema è “sognare a occhi aperti”. Ebbene, Nolan riesce davvero a farci sognare ad occhi aperti sfruttando al massimo i trucchi (alla Mèlies) di cui dispone la macchina-cinema. Architetture che si sfaldano; personaggi che galleggiano in aria come fossero astronauti spaziali in assenza di gravità (mi hanno ricordato molto Matrix, ma si sa, dopo Matrix non c'è scena acrobatica in assenza di gravità che non lo ricordi, più o meno esplicitamente...), salti nel tempo e nello spazio in flash-back e flash-forward che fanno venire i brividi, oggetti che assumono un valore simbolico il cui significato verrà svelato solo alla fine (vedi la piccola trottola di ferro che Di Caprio si porta sempre dietro), inseguimenti in auto e tuffi in acqua che consentono di scendere sempre più a fondo nella coscienza (sarebbe meglio dire: nell'inconscio più nascosto e buio) del “dormiente”... Solo dopo aver visto il film, mi sono ricordato che Christopher Nolan è lo stesso regista di Memento (altro gran capolavoro di virtuosismo tecnico e di sceneggiatura “a orologeria”) e mi sono reso conto del perché mi è piaciuto così tanto questo suo ultimo “azzardo”... Un film “acquatico”, potremmo definirlo, perché è come se fosse interamente girato all'interno di uno spazio liquido in cui tutti si ritrovano a nuotare, galleggiare, lottare per arrivare fino in fondo (al fondo della coscienza di chi sogna). Ed è ovvio che, in un paesaggio simile, non ci sono più logiche stringenti che tengano: salta il principio di verosimiglianza e salta il principio di realtà (Freud si sarebbe divertito un mondo, ne sono sicuro). E' bella anche la storia d'amore che riguarda il protagonista e sua moglie morta; anche se a tratti il regista si lascia trascinare da un tono un po' troppo melodrammatico (e comunque - è bene sottolinearlo - è anche grazie a questa storia d'amore che la trama va avanti a suon di colpi di scena e di suspense ben orchestrato).


Carnacho, invece, è un film argentino che parla di incidenti stradali (e già solo per questo è un film poco adatto per stomaci deboli – si consiglia la visione ad un pubblico adulto). A quanto recita la didascalia iniziale del film, gli incidenti autostradali sono una piaga per l'intero paese. Il film narra proprio delle peripezie di due diversi personaggi legati a questa tragedia quotidiana: Luján è la giovane infermiera che, durante i massacranti turni di notte, cerca di metterci una pezza e di salvare quanti più feriti sia possibile; è una ragazza timida, ma forte, e che soffre in silenzio, aiutandosi anche con la droga (che si inietta sui piedi per evitare spiacevoli figuracce coi colleghi); Sousa (interpretato dal bravissimo Ricardo Darín – ma quanto è bravo quest'attore? Quand'è che qualcuno si deciderà a dargli un Oscar?), invece, è un avvocato che specula su quegli stessi incidenti autostradali, lavorando in combutta con un'assicurazione dietro cui si cela la malavita. Il titolo del film allude proprio al ruolo di “avvoltoio” che svolge Sousa (che si spinge perfino a ferire i suoi clienti per simulare finti incidenti e intascare il premio dell'assicurazione). Il film è incredibilmente “realista”; tanto da risultare anche crudo e disturbante; la macchina da presa a mano barcolla e sta così attaccata alle facce dei personaggi che ci fa sentire da vicino l'odore del sangue e ci mostra in primissimo piano le cicatrici delle ferite più fresche. Le scene girate dentro il Pronto Soccorso sono tra le più snervanti che abbia visto negli ultimi anni. E i piani-sequenza abbondamente utilizzati dal regista (anche per mostrarci un incidente dall'interno di un'auto in movimento) sono davvero efficaci nel trasmettere allo spettatore il senso di schifo, di ansia e di paura che ruota attorno a speculazioni simili. Il denaro può corrompere fino a spingere a ferire o ad uccidere il prossimo. Ma non c'è moralismo, in questo film; nessun messaggio univoco, se non, appunto, quello che evoca la paura e la nausea di dovere lavorare in un ambiente così corrotto. Il finale, beh...quello non sto qui a descriverlo, perché, da solo, vale tutto il film... Uno dei finali più scioccanti e belli e inaspettati che abbia mai visto negli ultimi anni...(che poi uno se lo aspetta, è in tensione, sa già che sta per succedere, ma quando succede...ti colpisce come un pugno nello stomaco, come suolsi dire).



Due film-bomba che tengono con il fiato sospeso e che fanno viaggiare l'uno dentro l'inconscio e l'altro dentro una realtà crudele che, putroppo, tanti legami ha con la nostra realtà quotidiana. Due film-bomba che non ti fanno chiudere occhio.

domingo, octubre 10, 2010

Simmetrie (assurde)

Una nonna di 88 anni festeggia il suo compleanno in compagnia dei nipoti e dei figli; l'idea geniale ce l'ha la nipote più grande, la sua preferita: le organizzano una festa a sorpresa mentre lei è di là, in camera, che si fa la pennichella pomeridiana. Quando si alza dal letto e va in cucina, se li ritrova tutti in piedi, lì davanti, e quasi le prende un colpo quando le gridano “Tanti auguriii!!!” e le battono le mani (non crede ai suoi occhi, ed è ancora abbastanza intontita dal sonno; fa la conta dei nipoti presenti, è davvero felice).

Una donna di 51 anni muore d'infarto mentre è seduta a tavola a pranzo. Il marito crede sia svenuta; le scosta la testa dal piatto di pasta; la chiama, ma lei non lo sente, urla, poi prova a farle la respirazione bocca a bocca, mentre il figlio è appena rincasato, è sconvolto, mentre vede la madre distesa per terra, il padre gli grida di chiamare subito il 113, ma niente, ormai è andata, è morta...

Questi due eventi così paralleli e, ciononostante, così diametralmente contrapposti tra loro, sono accaduti entrambi oggi, 9 Ottobre 2010, anche se a orari diversi e in due città molto distanti tra loro...

E uno si domanda che senso ha tutta questa assurda simmetria; che senso ha vivere (che senso morire). Perché la nonnina di 88 anni, al di là degli acciacchi e della gobba, continua a vivere, aiutata dal bastone, e perché la donna, madre di famiglia, di 51 anni, con ancora tante cose da fare, muore all'ora di pranzo, in casa sua, davanti al marito e al figlio... Che senso ha tutto questo...

martes, octubre 05, 2010

Ex-alunni ed ex-prof., ovvero: tuffi nel passato (recente)

In questo periodo alquanto convulso della mia vita (quale periodo della nostra vita non lo è o non ci appare tale?), sono tornato a far visita ai miei ex-alunni nella mia ex-scuola superiore... E mi viene subito in mente la frase di questo libro "divertito-divertente" che sto leggendo in questi giorni e che s'intitola Non avevo capito niente, dello scrittore napoletano (dal cognome ispanico o portoghese) Diego De Silva (già solo per il titolo, Alyssa, sorniona, me lo dedica...). Questa è la frase: 

"La verità bisogna coglierla in flagranza" (p. 21 dell'ed. tascabile Einaudi).

E in effetti, solo guardando negli occhi questi miei ex-alunni, osservandone il sorriso (o i sorrisi), stando attenti alle frasi che mi rivolgono al volo tutti insieme appassionatamente, uno si rende conto del fatto che certe verità si possono cogliere solo al volo e in flagranza (non è un caso che chi dice questa ennesima "frase storica" usi proprio questo termine: "flagranza"; fa pensare ai termini tecnici della giurisprudenza, e di fatto, Vincenzo Malinconico, il narratore-protagonista, di mestiere fa proprio (si fa per dire) l'avvocato...comunque...). 

Uno si rende conto del fatto che certe dimostrazioni d'affetto, certi abbracci e certe pacche sulle spalle, nascono dalla spontaneità dei 17-18 anni ed esprimono quel poco di buono che hai fatto in classe in compagnia di tutti questi ex-alunni. Uno si rende conto del fatto che la fatica non è stata vana, che, oltre che come il loro ex-prof. di Spagnolo, ti considerano ancora oggi come il loro prof. tout court, perché magari quella volta li hai ascoltati, hai dato ascolto alle loro esigenze; perché magari hai permesso loro di organizzarsi per fare una riunione di protesta contro la riforma Gelmini; perché magari non hai interrogato quel tale giorno quella tale ragazza che, poveretta, era stata appena piantata dal fidanzato (e perciò piangeva, davanti alla lavagna, e non sapeva come coniugare il verbo che le avevi chiesto dalla cattedra)...

Insomma, ti accorgi del fatto che non ti vedono solo con un professore, ma anche come una persona, dotata di sentimenti, umana e sensibile, non un robot o un computer o un vocabolario andante...

E quando un prof. riesce a trasmettere ai propri alunni non solo (e non tanto) il proprio "sapere" personale; la propria materia di studio; la propria personalissima enciclopedia privata; quando un prof. non è solo quello che ti giudica e ti mette un voto che finisce sul registro e, poi, sulla pagella finale; quando un prof. è tutto questo, ma anche un essere umano che cerca di stabilire con l'alunno un contatto umano basato sul rispetto reciproco e sul dialogo continuo e, possibilmente, stimolante; ecco, allora e solo allora, un prof. può ritenersi soddisfatto (può dire di aver raggiunto l'obiettivo; di aver compiuto la sua missione "didattica" e "professionale").

Perché lo si capisce da questi sorrisi e da questi sguardi che loro ti vedono come una persona e non solo come un "ruolo" (o un "personaggio"); sono spontanei, i ragazzi, non si censurano, e così quando odiano un docente (quando provano antipatia nei confronti di un altro tuo collega), non si trattengono e non hanno peli sulla lingua nel denunciare i loro gusti personali e le loro preferenze.

Ecco, io oggi con loro mi sono sentito "realizzato"...Appagato e contento, perché cosciente che tutto il sudore speso nel preparare le lezioni non è stato inutile; non si è perso per strada...

Sono felice perché mi hanno abbracciato con un rispetto e una simpatia davvero notevoli.

Sono felice e realizzato e orgoglioso del lavoro svolto perché qualcosa di me, del mio modo d'intendere il lavoro stesso, della mia passione per la letteratura e per lo studio, resterà dentro la mente di qualcuno di loro e magari germoglierà e darà frutti a lungo termine di cui non potrò più conoscere i risultati (perché sarò nel frattempo invecchiato - o magari morto; o perché loro, i miei ex-alunni, saranno ormai diventati adulti, e coscienti e consapevoli e responsabili - magari anche grazie alle lezioni in lingua di quel vecchio prof. di Spagnolo che tanto li faceva ridere e li sapeva ascoltare)... 

 Quasi fatto tutto (in tempi record) Non so esattamente come ci sono riuscito, ma ho quasi fatto tutto (in tempi record). Sarà che sotto str...