sábado, enero 06, 2024
lunes, enero 01, 2024
Parlare con i morti: su Paul Auster e il suo ultimo romanzo
Le coincidenze non esistono. O
la vita è solo una sequenza finita di coincidenze. Il caso detta i nostri
passi. E a volte ci sorprende in modo grato e ci strappa un sorriso. Il caso ha
voluto che venerdì 29 dicembre 2023, un paio d'ore prima di ripartire per la Spagna,
comprassi il giornale e l’ultimo romanzo di Paul Auster all’aeroporto di Roma
Fiumicino. E sempre il caso ha voluto che iniziassi a leggere un articolo tratto
da La Repubblica e intitolato: “Le
parole che non ti ho detto”. A Capannoli, in provincia di Pisa, qualcuno ha
creato una cabina telefonica su imitazione di quella che inaugurò nel 2010
Sasaki Itaru, un giapponese che, dopo aver perso suo cugino, ha installato un telefono
pubblico in cui provare a sfogarsi e a parlare con chi se ne è andato. Dopo lo
tsunami apocalittico che sconvolse il Giappone l’anno dopo, quella cabina telefonica
è diventata luogo di ritrovo dei tanti sopravvissuti alla tragedia che hanno
provato a dialogare con i cari defunti.
Il capitano dell’aereo diretto a Valencia ci avvisa che stiamo per staccarci da terra e che bisogna tenere le cinture allacciate. Inizio a leggere con foga le primere 30 e poi 40 pagine di Baumgartner di Paul Auster e, stranamente, anche in questo bellissimo romanzo, si parla di lutto: un professore di filosofia ha perso la moglie dopo quasi mezzo secolo di vita vissuta con passione e trasporto. Un’onda anomala ha ucciso Anna Blume, la moglie di Baumgartner che, da dieci anni a questa parte, prova a sopravvivere come meglio può a un vuoto incolmabile. A volte gli sembra di ascoltare il ticchettare ritmico della vecchia macchina da scrivere che Anna usava per le sue traduzioni dallo spagnolo, dal francese e dal portoghese. Una notte, invece, sente il ronzio di un vecchio telefono a parete, quello preferito di Anna. Baumgartner è incredulo, è notte fonda, la casa è vuota, ma si fa coraggio, solleva la cornetta e…è Anna, riconosce la sua voce, la moglie morta gli racconta che sta bene, che ormai è finita nel Grande Nulla, che l’al di là non è come molti se lo immaginano:
“Dopo morti si entra nel Grande Nulla, uno spazio nero dove tutto è invisibile, un vuoto assoluto e silenzioso, l’oblio sconfinato. Non si entra in contatto con nessun altro defunto, nessun ambasciatore dal cielo o dagli inferi viene a spiegare cosa ci attende. Perciò lei [Anna] non ha idea di quanto durerà la sua condizione presente, ammesso che presente possa ancora essere un termine valido in un luogo simile, che non è nemmeno un luogo ma un nulla, uno spazio indefinito sottratto a un’infinità di spazi indefiniti. Non vede niente e non sente niente perché non ha più un corpo, nessuna estensione, come dicevano i filosofi antichi, ragion per cui non è mai stanca né affamata né prova dolore né piacere né niente di niente, e se la si potesse misurare nello spazio, ammesso che spazio possa ancora essere un termine valido, probabilmente non sarebbe più grande di una particella subatómica, il frammento più minuscolo, infinitesimo del mistero cosmico” (p. 47).
Oggi, 1 gennaio del 2024,
quando ho finito il romanzo di Paul Auster, ancora commosso da suo finale
aperto e sconcertante, ripenso a quell’articolo sulla cabina telefonica di Pisa,
una cabina fatta di legno, in cima a una collina da cui si può contemplare
tutto il paesaggio circostante e dove il telefono è privo di fili. Come
Baumgartner, anche a me piacerebbe poter riascolare la voce di chi non c’è più,
non necesariamente di chi non c’è più perché è morto, come Anna, la moglie
traduttrice del professore filosofo, bensì di chi, pur essendo ancora vivo, ci
ha abbandonati o vive un’altra vita, lontano da noi, e chissà se ogni tanto ha un ricordo di noi
e della vita che abbiamo vissuto in loro compagnia. È il primo dell’anno e mi
piacerebbe poter alzare la cornetta di quel telefono senza fili in quella
cabina di legno della provincia di Pisa per poter semplicemente chiedere: “Come
stai?”. E attendere la risposta di una voce che ci era amica e faceva parte
della nostra quotidianità. “Ciao. E tu come stai?”.
Incredibile constatare come la realtà anticipi la finzione o come, a volte, la finzione non è altro che la trascrizione della realtà. E chissà se Paul Auster avrà mai avuto notizia di Sasaki Itaru e del suo telefono in contatto col mondo dei morti. Chissà cosa ne penserebbe di un'iniziativa "umanitaria" che lui stesso ha descritto e narrato all'interno del suo ultimo, emotivo romanzo...
viernes, diciembre 29, 2023
Fine (d'anno) 2023
jueves, diciembre 28, 2023
Diario di Trieste
domingo, diciembre 10, 2023
La lista (dei compiti) [per casa e fuori casa]
miércoles, diciembre 06, 2023
Brian De Palma, Michelangelo Antonioni, Alfred Hitchcock e il cinema come macchina che cattura l'invisibile
Probabilmente, sin dalle sue origini, il cinema è stato concepito come una macchina in grado di percepire ciò che ci sfugge (o ciò che sfugge all'occhio umano). Come si muove una locomotiva vista dall'esterno? Come si muove un corpo umano quando cammina o quando corre o salta? Chi può percepire il proprio corpo dal di fuori? Chi potrebbe mai osservare le proprie espressioni facciali dall'esterno? Solo il cinema può (o la fotografia, prima che i fratelli Lumière inventassero la settima arte; con una differenza sostanziale: l'invenzione di Daguerre fissa per sempre su un supporto tangile una "fetta di tempo"; quella dei fratelli Lumière mette in moto 24 fotografie - o fotogrammi - al secondo per trasmettere all'occhio umano la sensazione o l'illusione del movimento - e lo fa in eterno, o fino a quando ci sarà uno spettatore disposto a vedere il film in cui questi 24 fotogrammi al secondo mettono in moto l'azione e consentono anche ciò che André Bazin chiamò "la resurrezione del morto").
E se Blow out cattura e convince anche oggi è proprio perché riesce a trasformare lo spettatore in un detective privato o in un agente segreto che deve farsi strada in mezzo a una realtà illusoria e piena di immagini e suoni manipolati, di fantasmi, di ombre oscure e minacciose.
domingo, noviembre 26, 2023
Gennaro Serio e il suo Notturno di Gibilterra
jueves, junio 08, 2023
Casualità, caso e destino
Ieri è successo di nuovo: il caso si è presentato sotto forma di casualità. Mi chiama Puri (sta per "Purificación", la "Purificazione", nome religiosissimo) per dirmi se m'interessano due libri che sono finiti tra le sue mani dopo alterne vicende ed insieme ad un'altra montagna di cose da buttare.
Mi dice che sono due opere di Julián Marías (uno dei filosofi più importanti del XX secolo in Spagna, allievo di Ortega y Gassett).
"Grazie, Puri, non gettare né donare nulla. Tutto ciò che riguarda Julián Marías m'interessa. Tra l'altro, l'altro week end ho comprato due suoi saggi in una bancarella dell'usato per la modica cifra di 3 euro. Uno s'intitola La educación sentimental ed è piaciuto molto ad una mia collega che si occupa di Letteratura Spagnola. Le è piaciuto così tanto (per quel pochetto che è riuscita a leggere, mentre io glielo sottraevo allo sguardo per scherzare) che mi ha spinto a cercarlo di nuovo per fargliene dono, ma, accidenti, niente, non l'ho più ritrovato in quella bancarella né in altre librerie d'antiquariato...sai?".
Puri resta in silenzio per un po'. Poi mi fa:
"Sai come s'intitola uno dei due saggi che ho qui con me?".
"Come?".
"La educación sentimental".
E scoppiamo a ridere entrambi, colpiti dalla coincidenza (o è il destino che si è trasvetito da caso e mi ha permesso di reimbattermi nel saggio che regalerò alla mia collega appena Puri me ne farà dono a sua volta).
Riattacchiamo, felici e contenti, non prima che Puri mi lasci con una frase lapidaria con sfumature alquanto macabre: "E che il resto dei libri facciano il loro corso...che continuino il loro viaggio...".
E mi chiedo quanti libri abbia ora Puri e o in che stramba montagna di libri si sarà imbattuta e che fine faranno e nelle mani di chi finiranno questi poveri libri venuti da chissà dove e diretti chissà dove...
Poi, nel tardo pomeriggio, un pensiero corre a Nuccio Ordine, collega, amico, studioso che ammiro da quando lessi il suo bellissimo manifesto L'utilità dell'inutile (2013). Come starà ora Nuccio, ora che sa che ha vinto il "Premio Princesa de Asturias" per l'ambito umanistico e della comunicazione e che dovrà venire in Spagna a ritirarlo il prossimo ottobre? Come si sentirà dopo aver ottenuto un riconoscimento così prestigioso?
Vado sulla pagina Facebook dei fan di Nuccio Ordine e leggo messaggi di incoraggiamento, forza, Prof, ce la farai, non mollare, siamo con te, dai... Non riesco a capire bene perché tanti messaggi di appoggio morale. Poi leggo la notizia su un giornale locale: ieri il Prof. Nuccio Ordine si è sentito male ed è stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Cosenza...
E io mi chiedo perché e cosa avrà avuto e quando uscirà da lì...La casualità. Il caso. Il destino. E noi, mortali, nel mezzo.
lunes, enero 16, 2023
Dall'ospedale
domingo, enero 08, 2023
8 Gennaio del 2023
L’ultima volta che ho scritto su questio diario di bordo era il 31 agosto e faceva molto caldo e ci si apprestava tutti a riprendere la routine del mese di settembre (il ritorno a scuola, il rientro a lavoro dopo le meritate vacanze, l’eterno ritorno dello Stesso, come direbbe Nietzsche).
Oggi che torno a scrivere da queste parti (virtuali) è l’8 gennaio del 2023: sono passati 4 mesi che sembrano una vita, perché in 4 mesi può succedere letteralmente di tutto e persone a noi care possono morire dopo una malattia lenta e agonica, e persone amate possono optare per lasciarci andare, perché troppo invischiate in altre storie di passione e di Eros. Può succedere anche che uno si trovi così immerso nei fatti della vita, così travolto da quanto la vita gli offre giornalmente, da non trovare letteralmente le forze (fisiche) per mettersi a scrivere, per stendere nero su bianco ciò che di bello (o di brutto), di romantico (o di tremendo) gli è capitato nel corso dei giorni.
E così mi ritrovo a vivere un po’ la stessa sensazione sperimentata quel lontano 31 di agosto del 2022: anche oggi, domenica, ho la stessa ansia, la stessa angoscia, la stessa scarsissima voglia di tornare a lavoro, di tornare a fare lezione, di tornare a fare ricerca, di tornare a vedere volti, in realtà, amati, colleghi che sono ancor prima amici, amici che rendono la mia vita spagnola un Paradiso e, a volte, un’autentica avventura piena di belle sorprese.
Sì, è così, continuo a sperimentare la stessa ansia: eppure, non dovrebbe essere così, perché poi so che la routine mi salva, che avere un ordine mentale delle cose da fare può essere di aiuto, che anche per vivere occorre un minimo di organizzazione. E poi ho appena fatto 50 km in bicicletta, sono riuscito a fare il viaggio di ritorno, in senso inverso, dal mare all’entroterra, così come l’ho intrapreso il 5 gennaio, appena tornato dall’Italia, dove, nel mentre, mia nonna è morta. E poi…ho appena scritto un articolo, un breve intervento sulle foto e sulla malinconia che talune immagini generano quando le vediamo (in bianco e nero) all’interno degli album familiari e, solo dopo averlo scritto, ho capito che, in realtà, più che parlare di Barthes o di Benjamin, o di una poesia bellissima di Gospodinov, ciò che ho fatto è stato più che altro un atto di omaggio postumo a mia nonna paterna, a colei cui non sono riuscito a dare l’estremo saluto perché ero qui, in Spagna, nella mia seconda patria, e sarebbe stato davvero complicato viaggiare in quei giorni, volare al volo, per così dire, a Roma, quando né il tempo né gli impegni già presi giocavano a mio favore.
E, quindi, accettiamolo: a me dà l’ansia tornare a lavoro dopo 2 settimane di vacanze natalizie, dopo tutti i panettoni e i pandori mangiati a casa dei miei, dopo le risate coi fratelli e i film visti al cinema con mia cugina, che è quasi una sorella, oltre che un’amica e una confidente. Ammettialo e accettiamolo e andiamo avanti, sperando che non debbano passare altri 4 mesi prima che torni a scrivere su questo diario di bordo che mi porto dietro dal 2006...
miércoles, agosto 31, 2022
Luglio e Agosto (e ora Settembre)
viernes, junio 03, 2022
Una poesia di Juan Luis Panero
miércoles, mayo 18, 2022
Microracconti a go-go
Forse ispirata proprio dalla mia traduzione, oltre che dallo stile peculiare dell'autore tradotto, non si è più frenata, né fermata. Ogni mattina so che, nell'atto di aprire la posta elettronica, troverò uno dei parti (geniali) della sua immaginazione (fervida). A quasi 80 anni ha scoperto una vena creativa incredibile e che pare non avere limiti. Scrive microracconti a partire da ogni input possibile e immaginabile: una pagina di cronaca; una notizia del telegiornale; un ricordo d'infanzia; un pettegolezzo ascoltato al supermercato; una confidenza fatta dall'amica del cuore; un frammento letterario letto in giornata; una poesia, un romanzo, i microracconti degli altri scrittori che legge con gusto e fervore crescente; un diario; una pubblicità intravista sul bus; tutto, assolutamente tutto, è suscettibile di diventare "materia" di scrittura in questa enorme fucina di microracconti che avanzano e non si fermano più (ci sono giorni in cui il primo microracconto mi arriva alle 7:00 del mattino e il secondo alle 21:00 della sera, ovvero, tardissimo, visto che C. è solita coricarsi presto per poi svegliarsi all'alba).
lunes, abril 04, 2022
Un romanzo inedito
miércoles, marzo 30, 2022
Pensare e guardare secondo Ludwig Wittgenstein
domingo, marzo 27, 2022
Cambio d'ora
viernes, febrero 11, 2022
Le giornate piene (di sorprese)
martes, febrero 08, 2022
Un possibile racconto futuro
domingo, enero 23, 2022
Inizi del 2022
È il 23 gennaio del 2022 e piove sulla città del Sud del Sud della Spagna in cui vivo da ormai quasi 9 anni. È un evento rarissimo, qui non piove mai o quasi mai. E la pioggia mi mette tristezza (sono metereopatico, si dice così?).Intanto, il bilancio è quello di sempre: siamo circondanti da casi Covid, il virus continua a complicarci l'esistenza, io ho fatto la terza dose con "Moderna" e, per fortuna, questa volta, è andata bene e senza troppi effetti collaterali; dopodomani avrei dovuto essere a Roma "La Sapienza" per parlare in un congresso sul romanzo cavalleresco; purtroppo, come in molti casi simili, ultimamente, il congresso è stato spostato tutto "online" e in modalità virtuale (ci saranno colleghi che si collegheranno da Viterbo, da Torino, da Palermo, io sono l'unico che parla dalla Spagna); mi hanno rifiutato un articolo su due versioni cinematografiche del Quijote in una rivista famosa degli Stati Uniti (dandomi una spiegazione alquanto ballerina, oltre che alquanto offensiva, come se fossi un pazzo a pretendere di pubblicare con loro e sulla loro prestigiosissima rivista); il prossimo fine settimana sarò a Madrid per turismo; la prole continua a crescere (mescolando spesso l'italiano allo spagnolo); la mia compagna d'avventura continua a sopportarmi e a supportarmi; a volte scrivo (cose che nulla hanno a che vedere con il mondo accademico); la mia fisioterapista mi aiuta a rimettere a posto spalle, schiena e collo dopo l'incidente del 2 di dicembre 2021 (cfr. post del 2 di dicembre del 2021); la vita va avanti; la Terra continua a girare sul proprio asse e attorno al Sole; devo preparare il curriculum vitae per farmi valutare (sottoporre a giudizio) gli ultimi 6 anni della mia "produzione scientifica"; l'amore ed Eros continuano a darmi forza, a scaldarmi il cuore, a mettere in subbuglio la mia circolazione sanguigna; la vita va avanti; la Terra...etc.
martes, diciembre 14, 2021
Il 2 di Dicembre del 2021
viernes, septiembre 24, 2021
In attesa (di ricominciare col circo)
Leggo e passo le notti insonne mentre sono in attesa del giorno in cui ricomincerà il circo: dal 27 (lunedì prossimo) ci risiamo, con le lezioni, sia quelle frontali che quelle da casa e "online" e in "streaming" (siamo davvero spacciati, sommersi quali siamo, ormai, da questi anglicismi onnipresenti e onnipotenti), con la dottoranda che mi chiede consigli, con le mille richieste per email dei colleghi, con i convegni e i congressi, e gli articoli da piazzare sulle riviste che contano (quali contano davvero?) e i capitoli di libro e le presentazioni dei libri etc. etc.
Quasi fatto tutto (in tempi record) Non so esattamente come ci sono riuscito, ma ho quasi fatto tutto (in tempi record). Sarà che sotto str...
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Alla fermata del bus Alla fermata del bus capitano le cose più assurde e strambe e incomprensibili. Come l’altro giorno, quando un ...
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Strange days Sono giorni strani, questi giorni miei... Di malinconia per i terremotati del Nord (con - nel ricordo - le immagini...
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Novembre 2025: corse e ricorsi storici Dovremmo avere più tempo per noi stessi, per stare in silenzio, per auto-osservarci, per calmarci, p...



