Brian De Palma, Michelangelo Antonioni, Alfred Hitchcock e il cinema come macchina che cattura l'invisibile
Probabilmente, sin dalle sue origini, il cinema è stato concepito come una macchina in grado di percepire ciò che ci sfugge (o ciò che sfugge all'occhio umano). Come si muove una locomotiva vista dall'esterno? Come si muove un corpo umano quando cammina o quando corre o salta? Chi può percepire il proprio corpo dal di fuori? Chi potrebbe mai osservare le proprie espressioni facciali dall'esterno? Solo il cinema può (o la fotografia, prima che i fratelli Lumière inventassero la settima arte; con una differenza sostanziale: l'invenzione di Daguerre fissa per sempre su un supporto tangile una "fetta di tempo"; quella dei fratelli Lumière mette in moto 24 fotografie - o fotogrammi - al secondo per trasmettere all'occhio umano la sensazione o l'illusione del movimento - e lo fa in eterno, o fino a quando ci sarà uno spettatore disposto a vedere il film in cui questi 24 fotogrammi al secondo mettono in moto l'azione e consentono anche ciò che André Bazin chiamò "la resurrezione del morto").
E se Blow out cattura e convince anche oggi è proprio perché riesce a trasformare lo spettatore in un detective privato o in un agente segreto che deve farsi strada in mezzo a una realtà illusoria e piena di immagini e suoni manipolati, di fantasmi, di ombre oscure e minacciose.





